26 • ottobre • 2020

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A casa di Alberto Moravia

 

Dall’1 dicembre 2010 l’appartamento, donato al Comune di Roma dalle eredi di Moravia Dacia Maraini e Carmen Llera Moravia, dopo vent’anni di un lungo iter burocratico è diventato Casa Museo e aperto al pubblico. L’abitazione dal 1991 è sede dell’Associazione Fondo Alberto Moravia, un centro studi aperto agli studiosi e ai ricercatori che contiene un archivio di quattromila lettere, ritagli di giornali, manoscritti per un totale di oltre 15mila documenti. L’abitazione luminosa e ariosa di circa 300 metri quadrati, dotata di due terrazze panoramiche, è piena di librerie che contengono la biblioteca personale (circa 15mila volumi) del padrone di casa e che testimoniano la sua curiosità e cultura. Basta dare un’occhiata ai tanti titoli: volumi di viaggio, classici francesi, russi, i classici italiani della casa editrice Ricciardi, testi di psicanalisi, di filosofia tedesca e di cinema, libri d’arte fedeli compagni di tutta una vita spesa alla ricerca di se stesso e della conoscenza scrivendo e dialogando. I libri sono stati catalogati, inventariati e poi riposti secondo l’ordine stabilito dal padrone di casa. Non mancano i vecchi dischi in vinile di musica lirica. Un discorso a parte meritano i 52 dipinti d’autore che completano l’appartamento arredato in stile anni ‘60/70 di vari pittori, partendo da Adriana Pincherle (sorella dello scrittore) a Mario Schifano, da Renato Guttuso a Toti Scialoia, da Giulio Turcato a Corrado Cagli. Molti sono i ritratti dedicati proprio a Moravia. Da sottolineare la collezione di maschere tradizionali provenienti dai numerosi viaggi di Moravia in Africa, Asia e America del Sud, che si trovano nel salone e nello studio. Il tour tra oggetti, ricordi, libri e cimeli ha inizio dall’ingresso, nel quale si notano tre quadri di Schifano, in uno dei quali l’uomo Moravia è ritratto semplicemente attraverso la raffigurazione di una camicia, per sottolineare lo stile inimitabile dello scrittore. Sopra la porta di casa è appesa una litografia di Franco Angeli.

Una cortese guida, che in questa dimora ha preparato la sua tesi su Alberto Moravia, spiega al visitatore che la casa che andremo a visitare “rappresenta perfettamente lo scrittore il quale è rimasto attivo fine alla fine dei suoi giorni”. Vedremo, infatti, un’abitazione arredata con mobili “acquistati per questa casa dallo stile lineare e funzionale”, un domicilio privo di accumuli composto da due lunghi corridoi di parquet in rovere che dividono lo spazio in due sezioni la zona studio/salone e la zona archivio/letto. “Questa casa racchiude il Novecento sia dal punto di vista letterario sia dal punto di vista artistico. Non è certo un caso se il giorno dopo la morte dello scrittore, un quotidiano titolò “È scomparso il Novecento”. Il grande vaso di rame che contiene i bastoni da passeggio a un lato del corridoio fa pensare che Moravia stia per uscire da un momento all’altro. “Credo che se Alberto fosse qui sarebbe contento. La sua è rimasta una casa ridente, festosa, accogliente, intatta, così come lui ce l’ha lasciata… ” sono le parole di Dacia Maraini che rendono alla perfezione l’atmosfera che si respira in quest’attico dallo stile rigoroso e minimale, come la produzione letteraria dello scrittore, composto da mobili essenziali con tavolini di vetro, souvenir etnici, tessuti dalle linee geometriche tipicamente anni Settanta. Nella sala video, una volta adibita a spogliatoio, i visitatori vedono un breve documentario che riporta le testimonianze degli amici e dei parenti di Moravia: Enzo Siciliano, Nello Aiello, Antonio Debenedetti, Dacia Maraini, Adriana Pincherle. Lo studio di Moravia è composto da una scrivania, opera dell’amico scultore Sebastian Shadhauser, sulla quale troneggia la macchina da scrivere Olivetti 82.

Ricordiamo che in questa casa sono nati romanzi e saggi come L’attenzione, L’uomo senza fine, Passeggiate africane, L’inverno nucleare e molti altri. La stanza contiene i libri più amati e consultati da Moravia: volumi di viaggio, testi francesi e russi (Dostoevskij). Alle pareti due dipinti di Adriana Pincherle che raffigurano rispettivamente Carmen Llera e Alberto Moravia. “Ciascuno lavorava nel suo studio, a volte ci leggevamo i testi a vicenda, ma sempre dopo averli finiti: entrambi gelosi dei nostri tempi e segreti di scrittura” ha ricordato in un’intervista Dacia Maraini che ha vissuto in questa casa fino alla fine degli anni settanta. Accanto allo studio il guardaroba dell’autore de La ciociara, perché lo scrittore amava vestire in maniera impeccabile in qualsiasi occasione. Prima del salotto viene mostrata la cucina in stile anni settanta. Nel salone si fronteggiano due divani bianchi che hanno ospitato nel corso degli anni i tanti amici dello scrittore Federico Fellini, Dario Bellezza, Enzo Siciliano, Goffredo Parise, Natalia Ginzburg, Marco Bellocchio solo per citarne alcuni. Le stesse persone che si sono sedute nelle sedie di bambù attorno al tavolo da pranzo in marmo posto in un angolo del salotto davanti al terrazzo. “La casa era aperta a tutti perché Moravia era un uomo curioso della vita” spiega la nostra guida. Il terrazzo panoramico si estende sopra il Tevere dando l’impressione di essere sopra la prua di una nave. Alla nostra sinistra, siamo al 5° piano, le alte cime dei platani di viale Carso fronteggiano i vetri delle finestre. Il terrazzo conserva ancora le piante di Moravia: “Cycas, un albero di limone, varie piante grasse, un oleandro” è il paziente elenco di un gentile addetto all’archivio dello scrittore. Alle pareti del salotto due quadri della sorella Adriana, due tele di Toti Scialoia ma soprattutto il famoso ritratto di Renato Guttuso nel quale lo scrittore indossa un golf rosso mentre osserva il mondo attraverso il suo sguardo penetrante e indagatore. Accanto si può notare una tempera di Schifano con due occhiali colorati, dove c’è scritto “Alberto guarda”. Un altro ritratto di Moravia dell’amico Guttuso è rimasto incompiuto ma Moravia lo volle appendere lo stesso nel salotto.

“Alberto ed io avevamo in comune gli orari: sveglia prestissimo colazione in cucina, lavoro mattutino. Il pomeriggio insieme al cinema” sono i ricordi di Carmen Llera Moravia. Lo scrittore era un uomo metodico, si svegliava molto presto la mattina e scriveva fino alle 12,30. Andava a pranzo dalla sorella e poi solitamente trascorreva il pomeriggio al cinema. “La vecchiaia è una malattia” ripeteva gli ultimi anni della sua vita. Chissà se avrà mai parlato di senescenza insieme all’amico Federico Fellini, giacché al telefono si raccontavano i reciproci sogni…

La camera di Moravia è il tempio del rigore e del vivere spartano: un comò incastonato tra le due finestre, il letto con una coperta rossa e una sedia a dondolo, l’angolo della lettura con una bergère foderata con una stoffa rossa scozzese accanto a uno stilizzato lume da terra dorato. Mentre ci affacciamo alle finestre, osserviamo il Tevere che fluisce e ci viene in mente il celebre aforisma attribuito al filosofo greco Eraclito panta rei os potamòs, tutto scorre come un fiume, che ripropone il tema del divenire contrapposto alla filosofia dell’Essere, il concetto della legge inesorabile del tempo. Ma nella Casa Museo di Alberto Moravia il tempo sembra essersi fermato. “Credo che la città di Roma alla quale Alberto ha dedicato tanti suoi scritti, dovesse avere il piacere di conoscere la casa di Moravia. È stata una battaglia durata vent’anni, ma ce l’abbiamo fatta. Questa deve diventare un’occasione per riflettere” ha dichiarato Dacia Maraini il giorno dell’apertura al pubblico dell’abitazione. La casa di Alberto Moravia ha finalmente aperto le sue porte al pubblico per far conoscere a tutti uno spazio vitale di cultura dove ha vissuto uno dei più importanti romanzieri del XX secolo.


di Alessandra Stoppini

Casa Museo Alberto Moravia

Lungotevere della Vittoria, 1 – 00195 Roma

Visite: solo su prenotazione obbligatoria con visita guidata per gruppi di 15 persone.

Info: Le prenotazioni si aprono 30 giorni prima della data di visita chiamando i numeri 0642888888 o 060608.

Ingresso: € 5

Orario: il 1° sabato di ogni mese alle 10.00 e alle 11.00

21 Novembre 2011  •   Davide   •   0
 
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