30 • ottobre • 2020

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Anton Maria Coletti Conti, l’appassionato viticoltore…un piccolo grande produttore

A tal punto ho deciso di approfondire un aspetto fondamentale, conoscere i produttori andandoli a trovare nel loro territorio per toccare con mano quello che sta dietro le loro bottiglie di vino.

Un lungo viaggio per l’Italia ha così cominciato, che passo per passo, regione per regione mi porterà a conoscere tante realtà diverse.

La scelta di vistare insieme ad un collega la piccola azienda Coletti Conti ad Anagni nella Provincia di Frosinone non era casuale. Avevamo degustato il “Cosmato” e il “Romanico”, i loro vini di punta, che ci avevano impressionato e eravamo curiosi fare la conoscenza di chi produceva questi vini affascinanti.

Dopo circa 45 minuti di macchina da Roma arrivati in azienda, il proprietario Anton Maria Coletti Conti ci da il benvenuto: “Sono io l’azienda”. Si, c’è qualcuno che gli da una mano, però è lui il viticoltore, l’enologo, quello che si occupa del marketing, del sito web, della marea di adempimenti burocratici, delle etichette – disegnate da lui stesso in omaggio alla Cattedrale di Anagni e l suo pavimento cosmatesco – e di tutto il resto che è da fare in un’ azienda vitivinicola.

All’ origine dell’azienda Coletti Conti fu una compravendita tra le famiglie Conti e Caetani databile tra il 1298 e il 1303, durante il pontificato di Bonifacio VIII, uno dei cinque Papi legati da parentela alla famiglia Conti. Il nonno del attuale proprietario fu enologo e il padre viticoltore.

Il giurista che si stava preparando ad un concorso notarile quando nel 1992, “il 7. gennaio 1992” precisa, è subentrato al padre ammalato in azienda non pensava che quello fosse il suo futuro. Però si appassiona, e si appassiona soprattutto alla viticoltura, la cura della vigna.

Su delle colline a circa 230 metri s.l.m., terra storicamente vocata alla coltivazione della vite, con un esposizione ideale si espandano 20 ettari vitati di proprietà, un terreno vulcanico e ricco di elementi minerali. Nei vigneti il vitigno prevalente è il Cesanese di Affile, il principale vitigno a bacca rossa tradizionale del Lazio, ritenuto non solo da Anton Maria Coletti Conti “un vero gioiello viticolo ed enologico della nostra terra”, ma considerato anche particolarmente sensibile all’ambiente e alla forma di allevamento.

Per tanti anni l’azienda coltiva l’uva e lo vende al Consorzio del Piglio. E’ il 2003 quando Anton Maria Coletti Conti fa la prima vinificazione nella propria piccolissima cantina, costruita con i serbatoi su misura. La selezione dei ceppi migliori, i nuovi impianti con il ritorno a tecniche antiche e la viticoltura rigorosa sono stati i passi precedenti, sforzi, completati da una vinificazione rispettosa con solo un minimo intervento. Se ne occupa lui senza un enologo o senza aver studiato enologia. L’attività in cantina ritiene “non creativa ma conservativa” e sottolinea più volte l’importanza e la passione per la viticoltura. Gli piace il mestiere di preparatore d’uva al vino. “Non si può creare di più di quello che ti arriva dalla vigna”, è convinto.

Il successo arriva subito con la sua prima annata vinificata nella propria cantina. E’ però il suo Cosmato, fatto a suo tempo con 6 vitigni (Cabernet Sauvignon 40%, Merlot 30%, Cabernet Franc 10%, Cesanese d’Affile 8%, Syrah 7%, Petit Verdot 5%) al quale vengono riconosciuti i 5 grappoli dell’eccellenza della guida Duemilavini dell’Associazione Italiana Sommelier. E poi con l’annata 2007 arriva un ulteriore conferma con il Cesanese del Piglio Romanico, 100% Cesanese d’Affile ed espressione tipica del suo terreno, premiato da Duemilavini con i 5 grappoli e il Gambero Rosso con i tre bicchieri. Sempre cinque grappoli, il massimo voto, anche per l’annata 2009 del Romanico nelle guida dell’Associazione Italiana Sommelier del 2012, uscite a fine ottobre 2011. Elogi per un vino elegante e potente nello stesso momento, con particolare sapidità, sentori floreali e fruttati affascinanti, equilibrio, armonia e bella persistenza in bocca.

Forse è la mente di chi ha fatto il liceo classico e si è laureato in giurisprudenza e una porzione di sana autoironia che impongono malgrado gli applausi la consapevolezza, la prudenza e la lungimiranza. Così anche dopo questi anni di successo la filosofia di Coletti Conti è quella di non produrre più del 80% del vino richiesto, perché lo considera “tragico, se rimane, anche per lo spazio ridotto”. E a causa della piccolo cantina vinifica solo il 25% – 30% della sua uva, circa 30.000 bottiglie e il resto lo vende a altri vinificatori. Segue con “grande attenzione le nuove acquisizioni della ricerca scientifica” e ne testimoniano i testi scientifici presenti sul suo sito web, e sa unirla alla tradizione della sua terra. Malgrado la sua prudenza è nello stesso momento sempre pronto per nuove sfide. Come dimostra l’esperimento di un vino passito. Non a base di Cesanese, ma sceglie il Manzoni bianco, vitigno ottenuto dall’incrocio tra Riesling e Pinot Bianco, del quale produce già dal 2005 la versione secca, l’Arcadia. “Non mi sono resa la vita facile con questa uva, produce solo 50 – 75 grammi per grappolo e 50 q/ha ed inoltre è molto alcolica e va ben bilanciata dalla giusta vena acida.”

Anton Maria Coletti Conti è cosapevole di avere “un debito enorme con la fortuna”.

La nascita del suo Romanico e i suoi successi li valuta come un’ inizio così come nel 2008 il riconoscimento della prima DOCG del Lazio per il Cesanese, sperando in una sinergia con gli altri produttori del territorio, dove negli anni ’70 erano iscritti all’albo della DOC quasi 500 ha, ridotti negli anni ‘90 a soli 60 ha e ultimamente dopo i nuovi impianti si arriva recentemente a circa 150 ha.

Tanta è la passione per la viticoltura, ma non ne ha grande per il vino. Beve per curiosità e soprattutto per capire quello che fanno gli altri. “Il vino non è una cosa importante – le cose importanti sono l’Amore, l’Amicizia, la Famiglia, la Cultura”, è convinto chi fa un vino importante.

di Ursula Prugger – Sommelier AIS Master Class

 

14 Dicembre 2011  •   Davide   •   0
 
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