25 • gennaio • 2021

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Antonio Buccioni: Una vita nello sport e per lo sport dedicata ai colori della Lazio

Presidente Buccioni, la polisportiva Lazio risulta essere la più antica polisportiva d’Europa. Cosa significa esserne il presidente?

Comincio con una precisazione  che a me sta particolarmente a cuore. La nostra organizzazione si chiama da sempre società sportiva Lazio, detta volgarmente polisportiva nell’arco degli anni per distinguere noi che in realtà siamo la Lazio  dalla sezione Calcio. Quindi mettiamo i puntini sulle i, noi siamo la Società Sportiva Lazio,  poi  c’è la società sportiva Lazio sezione Calcio, come tutte le altre 46 sezioni.

Esserne il presidente è un grandissimo onore e nello stesso tempo una terribile responsabilità. Un’ onore perché sulle mie modestissime spalle, gravano 110 anni di storia morale, civile, culturale prima ancora che sportiva di un patrimonio di dirigenti tecnici e atleti.

Cosa rappresentano per lei Nostini e il Generale Vaccaro?

Andrei in ordine cronologico, il Generale Vaccaro  rappresenta la leadership del gradimento per la tifoseria; un personaggio con un cv militare e sportivo  di livello,  dotato di vitalità, un’amore per la bandiera che  lo ha spinto anche a sfidare il potere di cui faceva parte in certe situazioni, ed è sempre stato un vincente. Si pensi ad esempio al diniego di confluire nel’associazione sportiva Roma: La Roma era una società in fallimento … Ricordo però una situazione particolare, ove il Canottieri Lazio e il Generale Vaccaro si trovarono protagonisti in una vicenda con il Circolo Canottieri Roma. Tra i due sodalizi sul lungotevere esisteva un circolo di piccole dimensioni “La Raninantes Farfa”, oramai chiuso. Il Canottieri Roma decise di occupare quel suolo; a quel punto il Generale Vaccaro autorizzò l’occupazione militare esattamente della  metà  del circoletto: quindi sempre con un grande senso di giustizia, non contrappose arroganza o prepotenza al disegno di Ricci. Suggerì: “questa notte sfondate il confine della Lazio e occupate con le barche con la “robba” nostra metà della Raninantes Farfa“. Quindi determinazione accompagnata ad un grande senso di giustizia. E poi per esempio nel ’65, ad età avanzata, decise di prendere la Presidenza della sezione calcio nonostante la Lazio si trovasse in una situazione finanziaria ed economica devastante. Lui che era stato presidente della Federazione, due volte campione del mondo con la nazionale maggiore, per amore di bandiera torna a fare il presidente di una società. La gestisce con grande dignità e la consegna nelle mani di Casoni. Poi nell’81 con Casoni, Nostini e Vico Vaccaro come segretario Generale , (figlio del Generale) ci mettiamo a ridare vita alla Lazio Generale. Nostini invece  è stato un maestro di viaggio, perché io l’ho seguito dal primo all’ultimo giorno della Lazio Generale. E’ stato un riferimento eccezionale per la Lazialità. Il Nostini dell’81 era contemporaneamente presidente della Nazionale Italiana di scherma membro del Consiglio Nazionale del Coni, presidente della Lazio nuoto, quindi un’ uomo con cariche confindustriali. Io forse l’ho fatto faticare molto e rivendico il merito di averlo sensibilizzato a rendersi ancora più di prima Leader della Lazialità. Con Nostini siamo riusciti a celebrare un’ anno irripetibile, ossia il 2000, con la vittoria di Scudetto, coppa Italia  e Super Coppa della sezione Calcio ed il  Centenario. In quell’anno siamo stati ricevuti al Quirinale e dal Papa.  Nostini ha segnato prepotentemente la storia della Lazio.

Qual’è  il rapporto tra la Lazio Generale e le sue  46 Sezioni?

Un pò per necessità e un pò anche per intuito, alla fine degli anni 50 i dirigenti della lazio si sono resi conto che se si doveva dare un futuro al sodalizio. Bisognava operare una scelta che oggi in politica si sarebbe chiamata “federalista”, che prevedeva cioè il massimo dell’autonomia  giuridica e finanziaria da parte di tutte le sezioni. Noi non saremmo stati in grado di mantenere una organizzazione centralistica. Poi le norme sportive generali hanno fatto il resto: quando la Federcalcio ha imposto alle società di diventare società per azioni ha sancito il principio che dovessero essere società a sé stanti. Questa struttura federalista è un pò, uno dei segreti che  paradossalmente mette il nuovo socio a partecipare ad un patrimonio immenso.

E’ sbagliato dire che la Lazio generale ha portato lo sport in Italia?

No, direi che è giusto. In alcuni casi possediamo proprio le certificazioni:è il caso del Rugby, ad esempio,  dove il Generale Vaccaro è stato primo fondatore presidente della F.I.R. La prima partita di Rugby in Italia è stata giocata nel 1927 allo stadio Flaminio, allora stadio del partito nazionale fascista, e ha visto in campo la Lazio Rugby con la Leonessa di Brescia. Ed in tantissime discipline la Lazio ha precorso i tempi. Nel Calcio stesso, nonostante delle analisi specifiche ultimamente riportano che anche prima della nascita della Lazio ci fossero state delle partite di calcio da parte di seminaristi scozzesi, considero questi degli arricchimenti di “natura archeologica”, perché comunque in nulla vanno a cambiare la sostanza politica della primogenitura della Lazio nel calcio a Roma.

Cosa si aspetta dalle Famiglie Storiche riunite da lei al Canottieri Lazio il 21 Febbraio scorso?

Questa è una bellissima domanda. Chiedere alle famiglie storiche di gestire la Lazio sotto il profilo finanziario sarebbe stupido, sarebbe antistorico, sarebbe quanto di più sbagliato uno potrebbe immaginare. Io mi auguro che le famiglie storiche , e parliamo per ora di una cinquantina di nuclei, possano pervenire a un rinsaldamento di vincoli che senza esagerazione una volta li portava addirittura a celebrare dei matrimoni, diventavano famiglie imparentate tra loro. Spero che questa riunione al Canottieri Lazio sia il presupposto per una leadership socio culturale.

E come apporto vero e proprio alla Polisportiva?   

Mi piacerebbe che collaborassero a iniziative inevitabilmente legate alle sezioni a loro care, ma questo lo vedo come un’optional! Desidererei comunque attraverso il rinsaldamento dei rapporti nella socialità, che loro arrivassero ad essere i leader del movimento biancoceleste da un punto di vista socio culturale. Se riusciamo a fare questo, riusciamo a fare una grande cosa! Riaffermazione della socialità … negli anni 50, ad esempio, la festa di carnevale della Lazio era un delle feste più ambite di Roma: persone che danzavano che si divertivano, tutto logicamente adeguato ai tempi. La leadership socio culturale del momento può e deve, secondo me, essere rappresentata dalle famiglie storiche biancocelesti.

Cosa direbbe ai giovani ragazzi di Roma per convincerli a fare del sano sport?

Forse direi delle banalità; lo sport è secondo me una parte irrinunciabile dell’esistenza, ed in una società sempre così lontana dalla natura e dalle risorse naturali, lo sport è una risposta a questo. Mi permetto di aggiungere una cosa meno banale … cercate di conoscere lo sport in tutte le sue discipline: oltre al calcio c’è un mondo sconfinato dove regna una  regola costante: una volta che ti immedesimi e fai tue le regole del gioco,  e per regole intendo le norme tecniche, ma anche quelle non scritte, sociali e  culturali, ti rendi conto che è un mondo bellissimo del quale non puoi fare  a meno.  Di recente sono andato a vedere dei bambini di 13 anni che giocavano a baseball: sono degli “eroi” , perché pensare che a Roma nel 2010 ci sono bambini che giocano a baseball ti lascia intendere quello che voglio dire. Ho dedicato tutta la mia vita allo sport e suggerisco a tutti di praticarlo perché lo sport rende la vita migliore.

Alessandro Paco Vaccaro

5 Maggio 2010  •   Ponte Milvio Magazine Magazine  •   0
 
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