06 • marzo • 2021

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Bright Star. La vita autentica di John Keats di Elido Fazi

«Beauty is truth, truth is beauty… that is all ye know on earth, and all ye need to know». Su questa splendida frase John Keats modellò la sua vita ed Elido Fazi in Bright Star. La vita autentica di John Keats (Fazi Editore 2010) la pone simbolicamente all’inizio di questa sua biografia dedicata all’ultimo periodo di vita del poeta. Quante volte John si sarà ripetuto che la bellezza è verità, la verità è bellezza: questo è tutto ciò che si sa in terra e che dobbiamo sapere. Lui figlio di uno stalliere ma con un talento poetico eccezionale, non riuscì a essere apprezzato se non da pochi durante la sua purtroppo breve vita. L’autore ricostruisce il carattere, gli affanni economici, i problemi familiari, il mondo interiore, la sensibilità romantica, le legittime aspirazioni e le great expectations di uno dei più grandi poeti inglesi dell’Ottocento. Elido Fazi ha sempre amato l’opera omnia di Keats, infatti, ha tradotto e pubblicato il poema in versi La caduta di Iperione (Fazi Editore 1995) e ne ha tracciata la figura ne L’amore della luna (Fazi Editore 2005).  Gli anni che vanno dal 1816 al 1821 furono sicuramente gli anni più intensi della vita del poeta. Rivive in quest’appassionante biografia l’Inghilterra dei primi anni del XIX Secolo con i suoi personaggi e atmosfere, la Londra in pieno fermento intellettuale e industriale. Il giovane Keats ebbe la fortuna di incontrare personaggi all’epoca famosi e altri resi immortali dalle loro opere. Citiamo il poeta e editore Leight Hunt direttore dell’Examiner che gli pubblicò la sua prima poesia, Percey Shelley «personaggio di spicco nella Londra del tempo», l’editore John Taylor il quale «non ebbe mai dubbi sulla grandezza di John Keats», il poeta Joshua Reynolds, il pittore Benjamin Haydon «il maggior esponente della scuola di pittura storica»,  William Wordsworth «lo reputava, allora, tra i più grandi di tutti i tempi». A queste figure storiche fa eccezione John Gibson Lockhart, soprannominato lo Scorpione, il quale criticò aspramente la produzione letteraria di Keats. Elido Fazi prova un sottile piacere nel porre in risalto che nonostante Lockhart avesse scritto moltissimo e con successo «il suo unico capolavoro, per cui oggi è ancora ricordato, fu la stroncatura a Keats». La vita di questo poeta bruno e di aspetto minuto, malato di tisi, rappresentò sempre per lui «la valle del fare anima» come la definì lui stesso. Nonostante ciò non si arrese mai perché intimamente Keats era consapevole del suo grande talento, la poesia era la sua vita, la ragione per la quale vivere. Elido Fazi conduce il lettore nel mondo di Keats attraverso quadri viventi indimenticabili intervallati da lettere del protagonista agli amici, al fratello e alla sorella e brani di poesie e poemi quali Endymion, Hyperion. Questa biografia romanzata diventa quindi un percorso esistenziale di un uomo sensibile con alterni momenti di esaltazione e di sconforto, quasi sembrasse presagire la sua morte precoce. Nel novembre del 1818 durante «un pomeriggio piovosissimo» mentre il fratello Tom si stava spegnendo consumato dalla tisi, a casa di amici Keats conobbe Fanny Brawne. Tra i due giovani fu amore a prima vista «gli piacquero subito i suoi occhi» e le lettere di John a Fanny, il poeta distrusse quelle della sua innamorata, sono la splendida e perenne testimonianza del loro legame «non posso esistere senza di te… mi hai completamente assorbito». Il loro non fu solamente un amore contrastato perché Fanny apparteneva a una famiglia benestante, ma fu soprattutto un amore puro, romantico, platonico «Ho vissuto in uno stato di totale fascinazione tutto il giorno. Sono nelle tue mani». La loro travolgente passione, il loro universo è una «fulgida stella, ferma vorrei essere come te…». Queste lettere quando furono pubblicate per la prima volta nel 1878 crearono scandalo nella Londra vittoriana «per la loro sincerità». Sono missive straordinariamente attuali, moderne nelle quali lo spirito di Keats rivive riga dopo riga. Ci fanno comprendere ancora una volta come il poeta fosse in anticipo sia per lo stile sia per i contenuti letterari rispetto ai tempi nei quali visse. «Scrivimi subito e dimmi che non sarai mai meno gentile di come sei stata ieri. Mi hai abbagliato». John donò a Fanny un anello di fidanzamento che la donna non tolse mai. Alla fine dell’estate del 1820 il medico consigliò a Keats di trasferirsi in Italia per motivi di salute. L’autore scrive che i due innamorati si videro per l’ultima volta il 13 settembre, da quella data per decisione del poeta le lettere terminarono ed egli si rifiutò di leggere quelle successive che Fanny gli scrisse. La fiamma luminosa di John e Fanny torna ora a risplendere nel film Bright Star che la regista Jane Campion ha presentato alla scorsa edizione del Festival di Cannes e in uscita in Italia.

«Ho la sensazione continua che la mia vita reale sia già passata, e di star quindi vivendo un’esistenza postuma» così il poeta scrisse il 30 Novembre una volta giunto a Roma nella sua ultima lettera all’amico Brown. Il 23 febbraio 1821 John Keats morì nella casa affittata presso la scalinata di Piazza di Spagna, oggi divenuta Keats-Shelley Memorial House. Le sue spoglie mortali riposano nel cimitero acattolico di Roma a lato della Piramide Cestia. Sulla sua tomba volle che fosse posta la scritta «Here lies one whose name was writ in water» (Qui giace uno il cui nome fu scritto sull’acqua).

Un libro sincero, di grande impatto emotivo nel quale Elido Fazi pone in evidenza la chimera, il sogno impossibile del giovane Keats di un’arte capace di illuminare l’umanità in contrasto con la meschinità delle menti dell’epoca vittoriana che stava per arrivare.

“Una cosa bella è una gioia per sempre,

il suo splendore aumenta,

mai potrà passare nel nulla,

per sempre manterrà un suo luogo quieto per noi,

un sonno pieno di dolci sogni”.

di Alessandra Stoppini

 

8 Aprile 2010  •   Ponte Milvio Magazine Magazine  •   0
 
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