30 • ottobre • 2020

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Brindiamo all’Italia con il Marsala

 

 

Sono passati 150 anni, ma a Marsala Giuseppe Garibaldi sembra sia sbarcato ieri. Le sue fotografie con il cappello di sbieco riempiono ancora oggi la città, sebbene la scultura commemorativa, malgrado tante discussioni, non sia stata mai fatta. La scelta di Marsala per lo sbarco dei Mille fu felice, anche perché il loro arrivo fu coperto dalle navi da guerra inglesi, presenti nel porto per proteggere le cantine del vino Marsala. Così la storia di Giuseppe Garibaldi e dell’Unità d’Italia si intreccia con quella della città e del suo celebre vino.

 

Assaggiando la storia del Marsala

Il nome deriva dalla lingua araba Marsa’Ali o Mars-el-Allah che significa il porto del profeta o il porto di Dio.

Si deve a Fenici e Cartaginesi l’introduzione della coltivazione della vite nel bacino del Mediterraneo.

A Mothia, l’isoletta antica colonia fenicia ubicata di fronte ai paesaggi segnati dai mulini a vento ed alle saline di Trapani, ancora oggi si possono ammirare i resti delle anfore di terracotta con le quali già in tempi remoti si trasportava il vino per mare.

La “scoperta” del Marsala però è merito di un armatore e commerciante di Liverpool, John Woodhouse, che nel 1773 sbarcò in Sicilia per acquistare ceneri di soda. Deliziato dal vino lo trasportò in Inghilterra aggiungendo un pò di alcol per evitare che si alterasse durante il lungo viaggio per mare.

Complice del gran successo in Inghilterra fu in quel periodo segnato dalle guerre napoleoniche anche la difficoltà di spedire i vini spagnoli e portoghesi, simili al Marsala e tanto amati dagli inglesi.

Woodhouse fiutò l’affare e portò le botti di quercia bianca dall’Inghilterra a Marsala, dove impiantò un proprio baglio. In seguito altri mercanti inglesi, prima gli Ingham, cugini di Woodhouse, poi gli Hopps e i Whitaker costruivano in Sicilia un vero impero inglese del Marsala.

Per tutto l’Ottocento, l’affascinante Marsala, con colori dal paglierino al marrone, bevuto non più solo negli esclusivi club londinesi ma diffuso anche nelle colonie, viveva la sua grande gloria e veniva considerato il vino degli Inglesi. Pare che addirittura l’ammiraglio Horace Nelson durante la campagna d’Egitto se lo fosse portato dietro.

 

Fu Vincenzo Florio ad avviare, nel 1833, la prima cantina italiana di produzione del Marsala ed impiegò ben vent’anni per modernizzare i sistemi di produzione e di imbottigliamento, migliorare la distribuzione in tutti gli scali commerciali potenziando la propria flotta navale. I Florio possedevano, oltre alla compagnia di navigazione, tonnare e fonderie, una fabbrica di ceramiche e numerose altre attività commerciali. Ma il grande successo di famiglia fu decisamente il Marsala, destinato a diffondere un pezzo di Sicilia in tutto il mondo.

Al giorno d’oggi, undici sono le aziende che costituiscono il Consorzio del Vino Marsala e di queste sei risalgono all’Ottocento.

Malgrado negli anni passati vi sia stato qualche abuso in termini di quantità e qualità con ignobili versioni aromatizzate,oggi spiccano sulla massa prodotti di alto livello.

 

La produzione del Marsala, il vino liquoroso italiano più conosciuto

Per il vino DOC prodotto in provincia di Trapani si parte, come per tutti i vini liquorosi da un vino-base. I vitigni usati sono soprattutto il grillo, il catarratto e l’inzolia. Al vino-base si addiziona acquavite, mistella, mosto cotto o concentrato, in percentuali diverse a seconda della tipologia.

La gradazione alcolica supera i 15 gradi.

Il vino riposa in botti da 300-400 litri di rovere o di ciliegio riempite solo per circa 2/3 allo scopo di favorire i processi ossidativi che cambiano il colore, il profumo e il sapore.

I migliori Marsala Vergine maturano in botte secondo il metodo soleras (pavimento) che prevede la sistemazione delle botti accatastate in file da tre o da cinque. Il vino, quando è ritenuto pronto, viene spillato dalle botti poste sul pavimento e rimpiazzato con rincalzi di quello tolto dalle botti sovrastanti. E cosi via, fino ai vini dell’ultima vendemmia che saranno reintegrati dai vini di quella successiva.

 

Quale Marsala?

I Marsala preparati con l’aggiunta di alcol, mosto cotto o mistella si distinguono in base al colore tra Oro, Ambra e Rubino. Dal residuo zuccherino, che va da meno di 40 grammi per litro a più di 100 grammi per litro, si riconosce invece il Marsala secco, semisecco e dolce.

Fine, Superiore e Superiore Riserva sono le tre tipologie che si differenziano in relazione agli anni minimi di invecchiamento, da uno a quattro anni.

Il Marsala Vergine, ottenuto al 100% dal vitigno Grillo con la semplice aggiunta di alcol e/o di acquavite, con un grado alcolico non inferiore ai 18° è quello che richiede più pazienza. Devono passare almeno cinque anni prima che venga imbottigliato. Dieci anni invece se si parla di Marsala Vergine Riserva o Stravecchio.

 

Il Donna Franca, un Marsala Superiore Riserva semisecco della Cantina Florio, prodotto solo nelle annate migliori, affina in botti di rovere per oltre 15 anni. Con il suo splendido colore topazio, i complessi profumi mediterranei, che sanno di spezie e di frutta matura, esprimono in bocca l’eleganza e la magia siciliana rievocando frutta candita e mandorle.

 

Quando è il momento del Marsala?

Profumi ricchi e complessi con note di miele, caramello, frutta secca, come fichi ed albicocche essiccate, spezie e scorza di agrumi, sapori decisi, ma vellutati e persistenti, delle volte con un fondo di vaniglia e di liquirizia caratterizzano i Marsala.

Viste le diverse e differenti tipologie di Marsala, vi sono tante occasioni per sorseggiarne un bicchiere.

Al momento dell’aperitivo si può scegliere un Marsala Vergine o un Marsala Superiore secco, che accompagna bene olive e noccioline.

Chi è pronto a nuovi seducenti abbinamenti, può anche provare il Vergine con un piatto di pesce o con i crostacei in salsa saporita, con la bottarga o con il pesce affumicato.

Il Superiore è invece adatto a formaggi erborinati come il gorgonzola.

Infine, un Marsala semi-secco o dolce si sposa bene tradizionalmente con ricchi dessert ed anche con la cioccolata.

In una fredda serata invernale un buon Marsala Riserva di colore ambra, caratterizzato da profumi inebrianti e gusto armonico, versato in un bel calice di cristallo non richiede abbinamento, ma è la giusta compagnia di un momento tranquillo. Sorseggiandolo, si potrà anche riflettere su quanto questo leggendario vino sia parte del grande patrimonio storico siciliano e come tale debba essere preservato.

Ursula Prugger

Sommelier AIS

 

9 Gennaio 2011  •   Davide   •   0
 
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