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Chiara Gamberale

I libri sono un po’ come le persone, sono loro che scelgono te”. In questa dichiarazione c’è tutta la volitiva personalità di una delle più talentuose giovani narratrici italiane del nostro tempo il cui viso luminoso e intelligente si accompagna a una volontà di ferro. Se è vero che la personalità di uno scrittore si esprime attraverso le sue opere letterarie, questo concetto è ancora di più valido per Chiara Gamberale il cui libro preferito è Piccole donne, perché in quelle pagine “c’è tutto”. Dall’esordio letterario avvenuto nel 1999 poco più che maggiorenne con il romanzo Una vita sottile, lucida e spietata cronaca autobiografica di un disagio adolescenziale, passando per La zona cieca, cioè “tutto quello che gli altri vedono capiscono e sanno di noi, ma di cui noi non ci rendiamo conto” fino a Le luci nelle case degli altri “scrutiamo le luci altrui come se sapendo il più possibile di chi ci circonda, ci volessimo mettere al riparo dal mistero: non solo dal mistero degli altri, ma anche da quella parte di mistero insito in noi”. Romanzi che descrivono con acutezza il nostro presente, le nostre inquietudini, la vita frenetica che conduciamo quotidianamente, ciò che vorremmo e non possiamo ottenere, l’eterno contrasto tra dura realtà e sogno. Le stesse situazioni che ritroviamo in un piccolo libro, l’ultima opera letteraria di Chiara, dal titolo breve ma significativo, pubblicato lo scorso gennaio, L’amore quando c’era.

I protagonisti Amanda Grimaldi, professoressa di lettere presso una scuola media con velleità di scrittrice e Tommaso Panella, avvocato, marito e padre felice, si ritrovano dopo più di dieci anni di lontananza, la vita e scelte forse sbagliate li hanno allontanati, ma l’amore è rimasto tenace e forte. “Vorrei che mi raccontassi tutti i bla bla che puoi”. Perché la vita ha un senso e perché non ce l’ha? Questa è la traccia del tema che la Prof. Grimaldi ha dato da svolgere ai suoi alunni. Questa è anche la domanda che Chiara Gamberale non solo scrittrice ma anche conduttrice radiofonica e televisiva gira ai suoi fedeli lettori. Una storia essenziale, profonda e intensa che ci costringe a riflettere su come possa essere difficile amare nel villaggio globale che ci rende sì vicini eppure mai così tanto soli. “Passava il tempo ma tu non mi passavi”.

Chiara, si nasce con il sacro fuoco per la scrittura? Che cosa ha significato per te pubblicare un romanzo così giovane? Per quanto mi riguarda è stata senz’altro la scrittura a scegliere me, non il contrario…Ero molto piccola, avrò avuto sì e no cinque anni, mio padre era un ingegnere, mia madre una ragioniera, non era una casa dove i libri avevano una particolare importanza… ma da subito io sentivo, istintivamente, di provare una specie di pace solo quando qualcuno mi raccontava una storia. Imparare a leggere da sola è stata per me una conquista fondamentale: scrivere, è venuto da sé, di conseguenza. “Clara e Riki” s’intitolava il mio primo tentativo di romanzo, in prima elementare e da lì non ho mai smesso di accompagnare la mia vita di ogni giorno con l’invenzione di storie che in parte mi aiutassero a capirla meglio, in parte mi dessero l’occasione di evadere dalla realtà. Pubblicare a soli vent’anni, poi, mi ha naturalmente stordito di gioia, ma i sogni realizzati, si sa, sono anche pericolosi… Se la tua passione diventa il tuo lavoro bisogna stare molto attenti a proteggere quella passione.

Da dove proviene l’ispirazione per una nuova trama? Ti è mai successo che qualcuno dopo aver letto un tuo libro si sia riconosciuto in uno dei personaggi o nella storia? Cammino molto, sempre, dalla nevrotica che sono… E proprio soprattutto mentre cammino, c’è un momento in cui i pensieri si spezzano e arrivano le idee. Molti lettori mi scrivono, sì, e ogni volta per me è un regalo, come molte persone che scrivono, mi sento spesso sola, profondamente… Ma se tante persone si sentono sole come te e ti si stringono vicino, attorno al fuoco di una storia, beh, ecco che un po’ di caldo dove fa sempre freddo arriva.

Amanda e Tommaso: il loro diverso modo di amare li rende complementari? In parte sì, è la loro forza, ma in parte maledizione, è stata anche la fonte della loro profonda incomunicabilità che ha avuto bisogno della distanza di sicurezza di dodici anni per sciogliersi…

Grandi storie unite all’agilità del testo breve”. È lo slogan della Mondadori nel lanciare la nuova collana Le Libellule, romanzi di qualità a prezzo contenuto. Che cosa hai provato quando hai saputo che L’amore quando c’era era stato scelto insieme ad altri tre piccoli volumi per inaugurare la collana? Sono stata onorata soprattutto per il fatto di essere in compagnia di Andrea Camilleri e di Raffaele La Capria, due maestri veri per me. Due persone eccezionali, oltre che due scrittori che stimo e di più. Ferito a morte, il primo romanzo di La Capria, è da sempre uno dei miei libri preferiti.

Chi sono le Piccole donne del Terzo Millennio? Tutte quelle che ancora credono che la propria vita interiore sia qualcosa su cui è giusto scommettere. Anche e soprattutto nella relazione con gli altri: siano le proprie “sorelle” o gli uomini.

Hai definito Mr Darcy il fiero gentiluomo di Orgoglio e Pregiudizio come “l’uomo colonna per donne piene di vento”. Desideri chiarirci il concetto? Mr Darcy c’è, fortissimamente c’è e per donne come Elisabeth, forti perché fragili, pronte a lanciarsi in una sfida tanto più quella sfida è impossibile, è difficile da accettare un uomo così al fianco. Ma è necessario.

Com’è la nostra società vista attraverso i microfoni di Io, Chiara e l’Oscuro? Tra i tanti personaggi che hai intervistato, quale ti ha maggiormente colpito? È una società che non ha paura di farsi domande e non ha paura di affrontare quel dolore necessario da affrontare se ci si vuole guardare dentro per poi relazionarsi col fuori. Le “psicointerviste” che più mi sono rimaste nel Cuore, nella Testa e nel Corpo sono state quelle con Francesco Totti, tanto più digiuno di psicanalisi tanto più sincero nel rispondere e con Piera Degli Esposti, una donna eccezionale, rarissima.

Toglici una curiosità: dopo aver terminato di scrivere il tuo ultimo romanzo, hai scoperto quale sia il senso della vita? Semmai l’ho perso di vista ancora di più… e sto già scrivendo il nuovo libro, sempre con l’ansia di cercarlo!


di Alessandra Stoppini

3 Aprile 2012  •   Davide   •   0
 
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