01 • novembre • 2020

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Conciliazione

 

Si erano appena sopite le critiche e le lodi dei diversi schieramenti nei confronti del Decreto del Ministero della Giustizia del 6.7.2001,n. 145, (vedi il precedente numero di “Ponte Milvio”)complice forse l’arrivo dell’estate e delle vacanze, che il Governo, nell’emanare “ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo” , con il D.Legge del 13.8.2011, convertito in legge in data 14.9.2011, ha corretto il tiro in favore della mediazione.

E così, in via di urgenza, incurante della calura di agosto, il Legislatore, tra le numerose aggiunte, modifiche ed abrogazioni di legge, nelle più disparate materie, ha modificato anche l’art. 8 del D.L.vo n. 28/2010 aggiungendo un ultimo comma: “Il giudice condanna la parte costituita che, nei casi previsti dall’articolo 5, non ha partecipato al procedimento senza giustificato motivo, al versamento all’entrata del bilancio dello Stato di una somma di importo corrispondente al contributo unificato dovuto per il giudizio”.

Dunque, prima si prevede che il cittadino che non riesca a trovare un accordo in sede di mediazione per mancata adesione al procedimento dell’altra parte, non dovrà sopportare oneri gravosi; poi, rendendosi conto che la previsione avrebbe di fatto svuotato i contenuti del D.L.vo 28/2010, vanificandone la portata di filtro per l’accesso alla giustizia ordinaria, ha previsto che la parte che non partecipa al procedimento di mediazione, nei casi in cui è obbligatoria, è condannata, nel successivo processo, al pagamento di una somma pari a quella versata dall’attore per iscrivere la causa al ruolo, a titolo di sanzione.

In altri termini, chi non partecipa alla mediazione senza giustificato motivo è condannato, per ciò solo, a versare all’entrate del bilancio dello Stato un importo pari a quello necessario per iniziare un giudizio.

Non vi è dubbio che tale intervento, oltre “a fare cassa”, abbia riportato la normativa in esame sul originario binario, conservandone la ratio che l’ha ispirata sin dall’attuazione della Direttiva del Parlamento Europeo (2008/52/CE) recepita dalla L.69/2009 ed attuata dal D.L.vo 28/2010 in argomento.

Ad onore del vero, il Parlamento Europeo ha riconosciuto recentemente la solerzia dello Stato Italiano nell’attuazione della mediazione come metodo di risoluzione delle controversie alternativo alla giustizia ordinaria, addirittura tra i primi della Comunità Europea.

Infatti, con la Risoluzione del 13.9.2011, Strasburgo osserva, tra l’altro, che nel sistema giuridico italiano la mediazione obbligatoria sembra raggiungere l’obiettivo di diminuire la congestione nei tribunali, ciononostante sottolinea che la mediazione dovrebbe essere promossa come una forma di giustizia alternativa praticabile, a basso costo e più rapida, piuttosto che come un elemento obbligatorio della procedura giudiziaria.

Ancora una volta l’Europa, mentre apparentemente ci loda, in realtà ci bacchetta.

Noi invece non possiamo che constatare che, purtroppo, senza incentivi e sanzioni, gli italiani difficilmente percorrerebbero le vie delle soluzioni delle controversie alternative al giudice ordinario, considerato che tali strumenti erano conosciuti nel sistema italiano anche prima del D.L.vo 28/2010, ma senza grande successo e spesso relegate alla soluzione di controversie c.d. bagatellari .

Solo una rivoluzione culturale, infatti, renderà superflue misure incentivanti e sanzioni per accedere alla Mediazione, ma ciò non potrà che avvenire lentamente e gradualmente, tra una legge delega e un decreto legislativo, tra un decreto ministeriale ed un comma aggiuntivo inserito in un decreto mille proroghe.

di Eleuterio Zuena

14 Dicembre 2011  •   Davide   •   0
 
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