25 • gennaio • 2021

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Corrado Augias

 

 

Nella sua lunga carriera Corrado Augias ha spaziato in tutti i campi della comunicazione e sempre con successo di pubblico e di critica. Giornalista autore di molti reportage e scrittore di romanzi gialli e di saggi dedicati a città come Parigi, New York, Roma e Londra nei quali ha svelato particolari poco noti relativi alla storia, all’arte e al costume, Augias ha affrontato con Inchiesta su Gesù (Mondadori 2006), in collaborazione con il docente Mauro Pesce, i molti aspetti del personaggio Gesù. Le tematiche religiose ritornano nel volume di grande diffusione Inchiesta sul Cristianesimo (Mondadori 2008) e Disputa su Dio e dintorni (Mondadori 2009), scritto con Vito Mancuso. Non dimentichiamo inoltre che Augias ha ideato e condotto programmi con spirito di pioniere quali Telefono Giallo (Rai Tre), trasmissione d’inchiesta a sfondo giallo, e il programma a carattere culturale Babele dedicato ai libri, argomento sempre spinoso da trattare in televisione. Invece il programma ha avuto fin da subito un’audience notevole, un seguito costante di fedeli spettatori, gli stessi che leggono sul Venerdì di Repubblica nella rubrica La mia Babele le recensioni letterarie del giornalista. Con la trasmissione Enigma, sul terzo canale della Rai, Augias si è occupato della storia sempre con occhio critico, svelando qualcosa di nuovo sui personaggi del passato. Su Rai Tre da sette anni Corrado Augias è in onda ogni giorno dalle 12,40 circa alle 13,10 dal lunedì al venerdì con Le Storie – diario italiano, striscia di approfondimento quotidiano che spazia su molti argomenti: dalla musica alla letteratura, dalla storia alla scienza, dall’attualità alla politica. Un piccolo programma di nicchia, con due poltrone in studio che in più di mille puntate hanno visto sfilare personaggi del calibro di Andrea Camilleri, Umberto Eco, Giorgio Napolitano, Miriam Mafai, Giovanni Sartori, Mario Monicelli e tanti altri. In una televisione avara di qualità come quella attuale i programmi condotti con buon gusto da Corrado Augias rappresentano un’oasi culturale, un modo per divulgare divertendo e interessando lo spettatore, una televisione di servizio fatta con il metodo del miglior giornalismo d’inchiesta. Una televisione della quale si avverte sempre più il bisogno. Lo stile british, apparentemente distaccato di Augias, col suo tono di voce garbato e calmo, rivela una grande passione per il proprio mestiere. Il giornalista/scrittore è un autentico testimone dei nostri tempi, un intellettuale che in tutta la sua carriera si è sempre prodigato e continua a impegnarsi per divulgare la cultura nel nostro paese in tutte le sue espressioni.

Dottor Augias, che ricordi conserva del periodo della sua vita in cui è stato corrispondente da Parigi, New York e Londra?

Grandi orizzonti e grandi apprendimenti. Quando ho cominciato da New York ero abbastanza giovane. Ero un provinciale romano con poca conoscenza del mondo, come spesso succede. New York mi ha insegnato che l’Italia è un “grande paese piccolo” e che quindi bisognerebbe fare qualche sforzo per cercare di migliorare, soprattutto adesso che attraversiamo un periodo così difficile. Poi gli altri luoghi, Parigi e Londra, sono stati la conseguenza di New York. Mi hanno confermato su dimensione europea quello che New York mi aveva già dimostrato su dimensione planetaria.

 

Nel 2007 ha pubblicato Leggere. Perché i libri ci rendono migliori, più allegri e più liberi. Secondo Lei perché nel nostro paese si legge così poco?

È una vecchia storia. Dipende da tante ragioni. Noi siamo un paese di analfabeti. Veniamo da un tragico passato di analfabetismo come ha dimostrato il Professor Tullio De Mauro con un suo libro fondamentale che si chiama Italiani e la lingua. Ma ancora oggi si contano due milioni di analfabeti e parecchi milioni di semi analfabeti. Cioè persone che non hanno padronanza della lingua sufficiente da poter capire un libro di media difficoltà. Poi c’è il clima che ovviamente influisce: voglio dire … il clima è così dolce da noi che la lettura, attività solitaria che si fa meglio al chiuso che all’aperto, risulta più difficile. Un altro motivo lo individuava già Leopardi all’inizio dell’Ottocento e purtroppo permane: all’Italia manca una vera società. La società c può dire tanto e favorire la cultura; la mancanza di una società la ostacola.

 

Da appassionato giallista ci confida qual è il Suo autore di gialli preferito?

Raymond Chandler, perché è uno scrittore prima che un giallista e perché è molto elegante. Mi piace la descrizione della California degli anni ‘50 con tutta la sua crudezza, contro la quale si batte la poeticità di un investigatore  scalognato come Marlowe.

 

Con Inchiesta su Gesù ha iniziato a occuparsi di tematiche religiose. Desidera spiegarci il motivo di questa scelta?

La curiosità prima di tutto, perché io sono cresciuto con poca religione e volevo capire un po’ meglio come andavano le cose. Poi il fatto che la Chiesa cattolica è diventata in Italia molto invasiva anche nella vita civile e politica. Volevo capire meglio. Soprattutto volevo conoscere meglio la figura di Gesù: ho sempre pensato, e che il colloquio con il Professor Pesce me l’ha confermato, che la figura storica di Gesù fosse stata alterata dal Cristo della teologia. Credo di poter dire che le cose stiano veramente così. Il personaggio Gesù è molto più affascinante di quanto la teologia lo abbia fatto diventare.

 

Da parecchi anni, occupandosi nel quotidiano La Repubblica dello spazio dedicato alle lettere dei lettori, ha un rapporto privilegiato con le tematiche più ricorrenti. Qual è l’argomento che sta più a cuore oggi ai cittadini?

Varia secondo i momenti, ovviamente. Siamo tutti travolti dalle notizie, non soltanto i cittadini ma anche quelli che dovrebbero per istituto cercare di interpretare il senso comune, lo stato d’animo. In questo momento per esempio preoccupa molto la faccenda della pedofilia nella chiesa. C’è un tema ricorrente che è quello della crisi economica, del precariato dei giovani. Sono gli argomenti che si possono individuare anche solo scorrendo i titoli di un quotidiano.

 

Secondo il Suo parere quale dovrebbe essere il compito di un intellettuale nell’Italia del 2010? Bella domanda! Non lo so… Cercare di essere una persona perbene in primo luogo e poi cercare di essere onesti, di dire il più possibile le cose come stanno. È un lusso, me ne rendo conto, in un Paese dominato dalla casta dei politici e dall’invadenza dei partiti. Però lo sforzo dovrebbe essere quello.

 

Oltre a essere autore teatrale, come voce narrante porta in tournée Raccontare Chopin,  la vita del compositore polacco in occasione del bicentenario della nascita. Ci descrive lo spettacolo? È uno spettacolo che ha avuto molto successo. È basato su tre elementi: una narrazione di alcuni eventi, delle immagini molto belle sullo sfondo scelte dal regista Felice Cappa e soprattutto la musica di Chopin interpretata al piano da un grande concertista: il Maestro Giuseppe Modugno. Le combinazioni di queste tre cose ne fanno uno spettacolo che devo dire, giudicando obiettivamente, di qualità. All’Auditorium abbiamo avuto mille spettatori paganti a sera.

 

Ne I segreti di Roma, Storie, luoghi e personaggi di una capitale (Mondadori 2005) ha raccontato le molte storie che hanno reso unica la nostra città. C’è un luogo di Roma che predilige?

Il centro, quella parte che va dal Colosseo a Piazza Venezia, dal Quirinale all’Aventino. Una parte di Roma impareggiabile. Io amo Parigi, vivo spesso lì ma devo dire la verità, quella parte di Roma non ha eguali al mondo.

 

 

Alessandra Stoppini

 

16 Giugno 2010  •   Ponte Milvio Magazine Magazine  •   0
 
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