01 • novembre • 2020

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Cosa Voglio di più

 

 

A Milano Anna (Alba Rohrwacher), trentacinquenne impiegata in un ufficio di assicurazioni, vive da tre anni insieme al proprio compagno Alessio (Giuseppe Battiston). La coppia ha appena comprato un piccolo appartamento nell’hinterland milanese e progetta di avere un figlio; una vita serena, come tante altre. Un giorno Anna, però incontra il coetaneo Domenico (Pierfrancesco Favino), cameriere in una ditta di catering, durante una festa per una collega che va in pensione. Domenico vive con la moglie Miriam (Teresa Saponangelo) e due bambini: una femmina di cinque anni, Agnese, e Ciro, nato da poco. Abitano nel quartiere del Giambellino, vicino all’appartamento dei genitori napoletani di Miriam. Domenico è sempre alle prese con problemi economici, il suo è un lavoro sottopagato e vive la paura di non arrivare alla fine del mese. Anna e Domenico si rincontrano qualche giorno dopo, galeotto un coltello dimenticato, si scambiano i numeri dei rispettivi cellulari e la donna invia il primo sms a Domenico.

È il punto di partenza di un’intensa passione vissuta nell’arco di tre/quattro mesi, tra un impegno familiare e uno di lavoro, complicata dalla mancanza di denaro e di tempo. Entrambi si rendono conto che la loro vita finora banale, mediocre, si è trasformata: di colpo si sentono vivi, desiderati, innamorati, anche se questa nuova situazione li costringe a mentire ai rispettivi partner. Com’è difficile amarsi tra il pensiero del mutuo da pagare e un contrattempo con pochi euro in tasca, durante la pausa pranzo, oppure nel pomeriggio passato in anonimi motel lungo le strade provinciali. Domenico dovrebbe stare in piscina a fare un corso da sub e per rendere la cosa credibile deve anche bagnare la muta e l’accappatoio! Mentre Alessio, compagno di Anna, vive nel proprio mondo ignorando o non volendo vedere la verità, anche se il suo amico Bruno (Fabio Troiano) cerca di aprirgli gli occhi; Teresa invece urla a Domenico “Dimmi chi è! Dimmi chi è!” mentre lui cerca di minimizzare. È Anna che prende l’iniziativa, lei che come canta Lucio Battisti nell’omonima canzone si domanda “cosa voglio di più?”. Anna si chiede se può vivere una storia d’amore nel modo in cui vorrebbe, lei che finora non sapeva immaginare la propria vita in un modo diverso. Invece la forza d’attrazione che nasce tra i due amanti è dirompente, scardina qualsiasi certezza precedente.

Il regista durante un’intervista ha dichiarato: “… lo spunto della storia è venuto dalle confidenze di un’amica impiegata la quale mi ha raccontato della sua relazione con le sue implicazioni sentimentali ed economiche”; e ancora: “È il film più passionale che abbia girato finora. Ho ripensato al film Intimacy di Patrice Cheréau nel quale le scene di sesso erano semplici, a volte crude ma mai voyeuristiche”.

Uno studio statistico recente ha rivelato che almeno una persona su quattro, con una relazione in corso, tradisce o ha tradito. La percentuale tra uomini e donne è quasi uguale, 55% e 45% rispettivamente e riguarda tutte le classi sociali.

Quello che colpisce nel film, presentato fuori concorso al 60esimo Festival di Berlino, è l’osservazione del lato passionale e amoroso della vita visto in un contesto economico e sociale. I protagonisti sono due persone qualsiasi, ordinary people, alle prese con problemi contingenti. Il contesto sociale è determinante perché condiziona ogni loro decisione sia presente sia futura. Non è una soap-opera americana, dove i tradimenti sono consumati all’ombra di lussuose camere d’albergo o dimore eleganti. È la vita reale, concreta che tanto interessa narrare al regista, esperienza che può capitare a chiunque accanto a noi e perché no, anche a noi stessi.

Anna ogni mattina prende il treno dall’hinterland milanese, dove vive, per andare al lavoro nel centro di Milano. Una Milano che dai tempi di Un’anima divisa in due (1992) si è ingrandita verso l’esterno, inglobando le grandi periferie. Seguito ideale di Giorni e nuvole (2006), dove il regista si era soffermato sull’incertezza del lavoro e della stabilità di una famiglia come tante,  in Cosa voglio di più Soldini insiste sull’aspetto sociale parlando sempre d’amore, il suo tema centrale e preferito. La coppia borghese benestante formata da Antonio Albanese e Margherita Buy che vive a Genova perde la stabilità economica, la coppia clandestina di amanti, Alba Rohrwacher e Pierfrancesco Favino, si ama vivendo il problema dell’incertezza economica e del precariato. Il tema della fuga già presente in Pane e tulipani (1999) si affaccia anche in questo film, quando Anna e Domenico evadono dalla nebbiosa Milano per rifugiarsi in Tunisia per vivere il loro amore, anche solo per due giorni, alla luce del sole.  In Cosa voglio di più, Silvio Soldini sembra voler comunicare allo spettatore che mentre alcune persone preferiscono, per non soffrire, mantenere il proprio cuore arido (prendendo in prestito il titolo di un romanzo di Carlo Cassola), altre invece trovano il coraggio di abbandonarsi alla passione, all’eros, al sentimento gettando il proprio cuore oltre l’ostacolo. Le conseguenze? Imprevedibili alle volte, oppure prevedibilissime…

Vorrei averti incontrata prima”. “Perché adesso è troppo tardi?”

 

Alessandra Stoppini

30 Aprile 2010  •   Ponte Milvio Magazine Magazine  •   0
 
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