26 • ottobre • 2020

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Dalla nostra inviata Roberta Serdoz

 

Una delle più brave e determinate giornaliste del Tg3, direttore Bianca Berlinguer, è entrata in casa Rai nel 1992. Giornalista professionista dal febbraio 1998, Roberta Serdoz ha iniziato la sua carriera lavorando nella redazione di Mixer, famosa trasmissione televisiva di Rai 2 ideata e condotta da Giovanni Minoli, e poi per un anno a La vita in diretta con Michele Cucuzza. Dal 1999 la giornalista lavora al Tg3 come inviata e nel 2008 ha partecipato al debutto di Linea Notte conducendo il notiziario e curandone la rassegna stampa. Nel suo ruolo d’inviata sono tanti i momenti di cronaca viva delicati e impegnativi che Roberta affronta quotidianamente. Armata del suo microfono, in prima linea documenta manifestazioni politiche, sbarchi di profughi, il lavoro che manca o non c’è più con le fabbriche che stanno per chiudere e quelle che invece i cancelli li hanno già sprangati, gravi episodi di cronaca come può essere l’ennesimo delitto perpetrato nei confronti di una donna, ecc… “È accaduto di nuovo, questa volta per fortuna non in modo grave, tre donne in soli dieci giorni sfigurate per sempre con l’acido… ”. In tutta questa marea di notizie Roberta mette al servizio dello spettatore la sua competenza e la sua esperienza, sempre con una marcia in più. “Il tumore non lo vogliamo – urlano i cittadini fuori il Palazzo di Giustizia. Dopo l’Eternit di Casale Monferrato è l’Ilva a fare paura. Oggi c’è stata la prima udienza dell’inchiesta sulle emissioni di diossina nello stabilimento siderurgico… “.

Mixer, “(il piacere di saperne di più)” era il sottotitolo di questo storico programma. Quali esperienze hai acquisito lavorando con Giovanni Minoli e la sua squadra?

Tutte. Devo essere sincera ho imparato tutto lì. Dico sempre che dal punto di vista televisivo con Mixer ho frequentato l’università senza fare le elementari, perché c’era sintonia, lavoro di squadra, una gran passione e c’era soprattutto la voglia di raccontare quello che accadeva nel nostro Paese ma non solo. C’era la possibilità di farlo con tempi televisivi che oggi non esistono più, si faceva il giornalismo d’inchiesta che è sempre più difficile portare avanti. Forse la fortuna è anche stata quella dell’uomo che dirigeva Mixer, Giovanni Minoli che non era solo il conduttore ma anche il direttore in più occasioni sia di Rai 2 e poi di Rai 3 che proprio grazie la sua forza di direttore ci dava la possibilità anche economicamente (che in televisione non guasta) di avere a disposizione delle risorse che ci permettevano di fare un buon prodotto. Le linee guida sono tuttora valide. Minoli ci diceva sempre: “Noi dobbiamo raccontare la verità, dobbiamo istruire noi il pubblico, non lasciarci trascinare” che è quello che capita oggi con i dati di ascolto. Per me Mixer è stata una grandissima esperienza, perché non ero ancora giornalista ma ero programmista regista, Minoli mi mandò subito a girare un servizio da sola con la telecamera. All’epoca non si viaggiava leggeri come adesso soli con il cameraman e magari con l’assistente operatore, allora c’erano quattro o cinque persone. C’era un bellissimo lavoro di squadra e quando c’è la squadra, il prodotto viene fuori bene.

Che ricordi conservi della tua breve esperienza professionale a Sky Tg24?

L’esperienza professionale a Sky Tg24 è durata tre anni. In questo mestiere non si smette mai di imparare, lì ho fatto lo start up con Alan Friedman di un nuovo canale digitale. Credo sia stata un’esperienza unica, perlomeno per quanto riguarda il mio profilo professionale. Sky Tg24 è indubbiamente il telegiornale del futuro insieme naturalmente a quello che adesso sta facendo Rainews24 con la nuova direzione.  Infatti, tra i due canali, ora c’è un sano antagonismo.

Ritieni che lavorare in un telegiornale nazionale come il Tg3 consenta di avere un occhio privilegiato nei confronti del pianeta Italia e di chi lo popola?

Sì, la testata dà la forza a noi giornalisti e redattori di approfondire la notizia perché il Tg3 è una testata di garanzia, lo è sempre di più in questi ultimi anni con la direzione Berlinguer, soprattutto per quel che riguarda la pagina politica e quella di cronaca sociale, due temi che appassionano i nostri telespettatori e che rafforzano la potenzialità del giornale. Quando arrivi in un qualsiasi luogo per lavoro e dici che sei del Tg3 spesso le porte si spalancano. Però è anche vero il contrario. I rapporti tra cittadini, politica e giornalisti stanno letteralmente cambiando e questo a volte crea dei grossi problemi, ad esempio quando ci vedono come “la casta”, si allontanano, non si fidano, pensano che a noi non interessi nulla realmente di quello che sta accadendo. Ma non è così.

Lo stesso giorno dei funerali di Fabiana Luzzi avvenuti lo scorso maggio, la quindicenne di Corigliano Calabro massacrata e uccisa dal fidanzatino, la Camera ha approvato all’unanimità la Convenzione di Istanbul (1). Primo passo “per la libertà di vivere” l’ha definita Michela Marzano su Repubblica, tu che sei sempre in prima linea che cosa ne pensi?

Sono ormai quattro anni che mi occupo dei cosiddetti “femminicidi” per usare il termine fatto nascere dalle Nazioni Unite. Finalmente l’Italia ha fatto un piccolissimo, microscopico passo verso la convenzione di Istanbul. Piccolissimo e microscopico perché è il primo passo, dopo la Convenzione bisognerà andare avanti con forza nella lotta contro la violenza di genere. E di strada da fare ce n’è davvero tanta e purtroppo è tutta in salita. Diciamo un altro importante passo è stato fatto questa estate quando è passato alla camera dei deputati il decreto sul “femminicidio” che ha modificato tante cose. Non serve solamente l’inasprimento esclusivo della pena, un deterrente indubbiamente utile, spesso bisogna dare a chi subisce violenza degli strumenti diversi che servano più alla protezione della persona e alla prevenzione, come ad esempio la querela che ora sarà irrevocabile.

Il cyberbullismo, altro inquietante fenomeno di cronaca del quale ti sei senza dubbio occupata. Che cosa ritieni possano o dovrebbero fare I genitori e gli educatori per eliminare o almeno circoscrivere al minimo questo brutto fenomeno che colpisce i nostri ragazzi?

Il fenomeno è odioso perché purtroppo entra nelle case con una facilità che ci lascia tutti atterriti. A mia figlia dico sempre “fai attenzione quando sei sul web, perché quando tu sei su internet sei nella tua camera seduta al PC e ti senti protetta dalle mura di casa invece è come se fossi esposta su di una piazza dove ti guarda tutto il mondo”. Credo che da mamma occorra cercare un infinito rapporto di rispetto con i figli, perché solo così si riesce a capire se ci siano o no dei disagi che arrivano dal web, perché questo è un mondo molto privato per i ragazzi, è il loro mondo. Lo vediamo con i cellulari, con le fotografie! E il loro mondo non deve essere demonizzato dai genitori. Credo che gli educatori possano fare di più, magari con l’aiuto di professionisti del settore. Anche la polizia postale può fare tanto in tal senso. La cronaca purtroppo quest’anno ha affrontato diversi casi di adolescenti che si sono tolti la vita.

Sei stata appena eletta nel consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti nella nuova lista “contrOrdine: si cambia o si chiude”. Ti aspettavi un tale successo personale e quali sono i primi passi che farete per rinnovare l’Ordine professionale che opera con leggi e regolamenti vetusti?

È vero i voti sono stati tantissimi, sono stata la più votata nel Lazio e questo mi ha fatto un enorme piacere, perché vuol dire che i colleghi in me hanno visto qualcosa. L’Ordine è un’istituzione che andrebbe rivoluzionata e ancora è troppo presto per me, che ho partecipato solamente a due consigli nazionali, poter giudicare dall’interno. Quello che vogliamo fare è una riforma netta perché il sistema non va avanti con i tempi, troppo spesso ha lacci e laccioli che nulla hanno a che fare con la professione. Quello che noi di contrOrdine abbiamo sempre detto è “giornalista è chi lo fa”. Questo per dire cosa? Che ci sono migliaia di pubblicisti che sono giornalisti tanto quanto noi che siamo professionisti. Noi vogliamo chiedere di fare un solo albo senza la divisione tra professionisti e pubblicisti. Bisogna con coraggio rivedere la professione. Perché un giornalista deve essere meglio dell’altro solo se è iscritto a un ordine piuttosto che a un altro? Solamente il lavoro definisce chi è un bravo giornalista e chi non lo è.

Noi commerciamo illusioni!” urla Howard Beale, il commentatore del film Quinto potere (1976) di Sidney Lumet. Roberta, la televisione in un Paese come il nostro quanto ci influenza?

Troppo, ci influenza troppo. C’è da dire che influenza sempre meno i giovani e sempre più la fascia di età degli over 35. Dobbiamo uscire dal meccanismo della “casta”, di “caste” in Italia ce ne sono tante. Noi siamo giornalisti, è un mestiere, un lavoro che più è fatto per strada a contatto con quello che capita nelle nostre città, più non crea illusioni. Sono contraria al cosiddetto “giornalismo del dolore”, quello che fa tanti ascoltatori, che fa piangere l’ospite in studio, che ti fa immedesimare nel dramma di chi ha perso un figlio per esempio e che non aggiunge altro. Serve raccontare i fatti che possano aver portato a una situazione piuttosto che a un’altra, serve cercare di analizzarli e far si che l’informazione aiuti e non influenzi.

In questi giorni si parla spesso di Autunno caldo…

Autunno caldo? Lo sento dire da almeno dieci anni che sarà un autunno caldo! Dal punto di vista economico sarà un autunno caldissimo, perché ci sono troppe aziende che stanno chiudendo, anche se abbiamo segnali positivi di ripresa dai ministeri. Se dovessi basarmi solo su un mio micro sondaggio personale, valutando cioè le notizie che mi arrivano da chi, operai e professionisti, in questi anni di crisi è entrato in contatto con me, direi che la situazione è ancora molto grave. Ricevo tante telefonate di lavoratori preoccupati che mi annunciano che la loro cassa integrazione è ormai agli sgoccioli. Anche la politica è caldissima, perché c’è una disgregazione del mondo politico, forse la colpa è anche nostra che raccontiamo quotidianamente ogni virgola, ogni dettaglio di quello che capita nel Palazzo e spesso interpretiamo. Abbiamo appena assistito all’estate calda di Berlusconi e anche quello è stato un momento triste per il nostro Paese, perché per quanto ci possano essere stati degli errori, per quanto ci possa essere stato un accanimento, comunque bisogna rispettare quello che la magistratura decide e questa volta è stato deciso in terzo grado. Credo che dobbiamo imparare a trovare delle zone grigie, non esiste solo il bianco e nero, ma quando le regole sono rispettate fino in fondo e si è arrivati alla fine, la parola “fine” bisogna saperla scrivere.  Ricordo quello che mi disse Vittorio Foa quando lo andai a intervistare a Morgex in Val d’Aosta: “Quello che manca in Italia è l’esempio. Ai nostri politici manca un esempio da seguire. Anche noi mentre scrivevamo la Costituzione non eravamo d’accordo ma capimmo che il momento era talmente alto che bisognava condividere. Oggi non esiste più quella condivisione”. Questa frase la cito sempre, perché è la mia preferita.

Con la bella esperienza professionale maturata, che consigli vorresti dare a chi desidera diventare giornalista?

I consigli sono quelli innanzitutto di studiare, perché per fare il giornalista bisogna essere poco superficiali a differenza di quello che capita nel nostro paese. Studiare e cercare di entrare in quelle scuole che sono riconosciute dall’Ordine dei giornalisti, perché finora con questa crisi è l’unico modo per riuscire a ottenere il praticantato. Per essere giornalisti occorre essere curiosi ma non morbosi, occorre amare tanto questo mestiere perché porta lontano da casa, dagli affetti e dalla vita sociale che ognuno è abituato a fare. Infine non bisogna stare seduti dietro alla scrivania con le agenzie davanti, perché le notizie si cercano e si trovano per strada.

di Alessandra Stoppini

(1) Convenzione del Consiglio d’Europa siglata nella capitale turca nel 2011, primo strumento internazionale che crea un quadro giuridico completo per proteggere le donne contro ogni violenza.

 

8 Settembre 2013  •   Davide   •   0
 
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