26 • ottobre • 2020

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Dalle origini di Roma ai Sette Re

La Roma che ne viene fuori è sempre una città a senso unico, quello tracciato dagli itinerari necessariamente geometrici che indicano razionalmente come saltare da un monumento all’altro, escludendo però tanta parte di città viva. Insuperabili ed indispensabili, le guide, per fornire notizie storiche, coordinate stradali e orari dei musei, non ci diranno mai una parola sulla “festa delle lumache” e se vale la pena andarci. Né potranno mai cogliere per noi il gusto esaltante di un piatto di “penne arrabbiate” offerto nell’intervallo di uno spettacolo di cabaret. Dove magari non si capisce la battuta ma non sfugge la gaiezza di una serata passata gomito a gomito con la gente di quella città che si vuole conoscere. Certo, anche la nostra potrebbe essere una guida, ma diversa. Perché più che le vostre gambe vuol guidare il vostro gusto. La vostra intelligenza, la vostra sensibilità, non sulla città ma dentro di essa. Tra le pieghe remote ed attuali di una Roma grandiosa e dimessa che altrimenti, forse, non potreste mai conoscere.

Ricordi lontani
Per troppi millenni la storia di Roma è stata la storia del mondo e sarebbe troppo lunga da raccontare. E’ necessario trovare un compromesso. Pochi ricordi sul filo della leggenda, che poi è la più attendibile.
Dopo molto vagare, il grande padre Enea arriva nel Lazio e, con la sua gente, si dà subito un gran da fare. Mentre sconfigge Latini e Rutuli e sposa Lavinia (figlia del re Latino) suo figlio Ascanio, sui Colli Albani, fonda il regno di Alba Longa. E’ un regno bucolico e disinvolto dove anche gli Dei hanno libero accesso. Marte, fumantino e sanguigno, non si lascia sfuggire l’occasione. E quando Rea Silvia, vestale di Alba Longa, realizza le vere intenzioni del divino corteggiatore è già in dolce attesa di Romolo e Remo, i gemelli che fonderanno Roma. Marte era fatto così! L’infame re Amulio invece, che aveva tendenze infanticide, imbarca i gemelli in una cesta e la vara nelle inquiete acque del Tevere. Una buona cesta, ad onor delle maestranze di Amulio, se percorse indenne tanta parte del fiume. Si arrestò infatti ai bordi della palude del Velabro, proprio ai piedi del Palatino. Qui ad attendere i gemelli c’era la lupa più famosa del mondo. Cara, ottima lupa che rinnegò i suoi pelosi consanguinei per sacrificare tempo e latte ai due voraci navigatori solitari. Romolo e Remo, ormai diciottenni, decisero di fondare una propria città, anche per una giusta ripicca verso Amulio, loro mancato carnefice.
C’erano un mucchio di decisioni da prendere: che nome dare alla città, dove edificarla, fondarla quadrata o rettangolare. Le decisioni sono scelte e le scelte discernimento. I due, dopo tutto, venivano dalla provincia e, per quanto seccasse loro ammetterlo, erano figli di una lupa. Sicchè le cose tra i gemelli non andavano gran che bene. Remo voleva la città sull’Aventino e quando Romolo l’ebbe vinta per farla sul Palatino, i rapporti si guastarono del tutto. E poiché Kissinger ancora non c’era finirono fatalmente per scannarsi. Fu Romolo ad uccidere Remo o comunque a favorirne il decesso per mano della sua milizia personale: i Celeres. Più tardi Romolo, con sottile astuzia contadina, anticipava la moderna tecnica delle diplomazie democratiche proclamando la festa “Remuria” in memoria del fratello Remo, caduto “per un ideale di grandezza”.

Sette Colli per sette re
Romolo volle che Roma nascesse e si sviluppasse su sette colli e sette, a partire da egli stesso, furono i primi re. I romani Romolo e Tullio Ostilio, i sabini Numa Pompilio e Anco Marzio, gli etruschi Tarquinio Prisco, Servio Tullio e Tarquinio il Superbo, si avvicendarono con onore sul trono della nascente Roma. Essi non ebbero che una comune aspirazione: la crescita della città. E Roma da allora, attraverso nuove esperienze di potere, rigide, semirigide ed infine morbide, non ha mai cessato di crescere.

di Giancarlo Menchenilli

15 Aprile 2010  •   Ponte Milvio Magazine Magazine  •   0
 
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