25 • gennaio • 2021

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Diecimila biciclette per un’emozione unica

La notte tra giovedì e venerdì una nevicata abbondante, con fiocchi tipicamente invernali, ha fatto tremare non solo di freddo gli oltre diecimila appassionati giunti in Val Badia da quarantasette Paesi per disputare quella che probabilmente è la più famosa Granfondo di ciclismo del Mondo. Un appuntamento imperdibile che ogni anno contribuisce a trasformare queste splendide valli dolomitiche in una sorta di paradiso della bicicletta. Ma le Dolomiti sono magiche, ed anche quello che poteva essere un problema (la neve) si è trasformato invece nell’ennesimo colpo ad effetto che solo queste montagne sanno offrire. La domenica, al momento del via, la temperatura è di sei gradi a Corvara ed intorno allo zero sul Passo Pordoi, temuto non tanto per la salita, quanto per la discesa quasi tutta all’ombra al momento del passaggio della carovana. Il cielo però è finalmente azzurro ed un sole tiepido comincia a rinfrancare i diecimila che si avviano prima sul Campolongo e poi sulla lunga salita del Pordoi.

Marataona 2013 ©FreddyPlaninscheck

Lo scenario è incredibile! La neve non fa altro che rendere ancor più suggestivo un percorso già di per se meraviglioso. Chi pedala non riesce nemmeno a sentire freddo: è troppo preso a godersi tutte le sensazioni che solo chi affronta sport di fatica in ambienti come questo può comprendere. Si, è vero, ci sono anche atleti che vanno “a tutta”, che sono lì alla ricerca della performance, ma la stragrande maggioranza di questo circo colorato che ogni anno invade le strade dolomitiche vuole guardare, respirare, parlare con coloro che salgono accanto, da qualunque Paese provengano. Sembra quasi ci si conosca tutti, accomunati dalla passione per la fatica e dalla ricompensa che ogni salita promette: l’orgoglio di far parte di qualcosa di unico, la certezza di aver vissuto qualcosa di esclusivo; la consapevolezza di essere finalmente in armonia con quanto ci circonda.

Scesi dal Pordoi, si risale verso il Sella. Ieri, durante il giro fatto con gli amici, sembrava durissimo. Oggi, come per incanto, l’entusiasmo sembra renderlo più facile. Il gran Vernel, la Marmolada, la Val di Fassa, appaiono sempre più grandi a mano a mano che si sale. E’ uno strano effetto: più ti allontani da loro, salendo, più sembrano vicini, in quanto più visibili. Gli ultimi tornanti e siamo in cima ai 2200 metri del Passo Sella. La Val di Fassa alle spalle; tutta la Val Gardena laggiù, in fondo alla discesa.


Maratona 2013 @FreddyPlaninscheck

E finalmente il Sasso Lungo, la montagna simbolo di quest’area delle Dolomiti. Giù per la discesa, veloce e non troppo tecnica, mangiando un panino e, dopo la svolta a destra, di nuovo in su, verso il Passo Gardena. Non siamo scesi tanto. Infatti in Gardena non fa male. Lo stesso gli appassionati non potranno dire del Passo Giau, affrontato dopo circa 90 km e con già 5 passi nelle gambe. Il caldo ora si fa sentire, così come la stanchezza. Passare con la bici in paesaggi incantati, imbiancati dalla recente nevicata ripaga però da tutti gli sforzi. Il Giau è così duro che chiunque affronti il percorso più lungo quasi sembra dimenticare che dopo restano da affrontare il Falzarego ed il Valparola.

Arrivare al traguardo è l’obiettivo di tutti, non importa se impiegando 4 ore e 45, come il primo classificato, o più di otto ore. Dopo l’arco d’arrivo è festa per tutti, atleti e padri di famiglia, uomini e donne (tantissime in questa gara). Le sensazioni sono uniche; le emozioni sono forti e durano un anno; riescono a stemperarsi solo dodici mesi dopo, quando tutti quanti si ritroveranno di nuovo lì, alla Maratona delle Dolomiti, pronti a godere di nuove magie.

Giuseppe Costantini

3 Luglio 2013  •   Davide   •   0
 
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