22 • ottobre • 2020

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Eduardo Montefusco

Le tappe fondamentali dello sviluppo del progetto RDS sono inderogabilmente sovrapponibili alle fasi più significative della vita professionale di Eduardo Montefusco.
RDS nasce a Roma nel 1978, proprio in corrispondenza con la nascita di tante altre radio private in Italia, per iniziativa di un gruppo di amici appassionati di musica. I mezzi disponibili non consentivano alla neonata emittente di trasmettere oltre il centro abitato, ma il particolare genere musicale scelto, il “fusion”, una sorta di jazz molto orecchiabile introvabile nelle discoteche e non reperibile sul mercato italiano, consentì all’emittente di creare un consistente elemento di differenziazione rispetto alla concorrenza.
Negli anni ’80 la radio era già solidamente ed esclusivamente nelle mani di Montefusco. Con una grande intuizione, che cambiò radicalmente l’andamento della giovane radio romana, egli convinse Paulo Roberto Falcao, allora mito della tifoseria giallorossa, a trasformarsi in conduttore radiofonico per un programma sportivo, opportunamente “condito” con musica brasiliana. Fu un successo clamoroso: la polizia doveva faticare per tenere a bada gli scatenatissimi fans che ogni lunedì si affollavano davanti agli studi della radio.
Da quel momento in poi la crescita è stata esponenziale. Dapprima trasmettendo a livello regionale e successivamente estendo il segnale alle regioni limitrofe al Lazio, coprendo aree sempre più vaste fino a raggiungere, alla fine degli anni 90 il primato assoluto di radio privata più ascoltata d’Italia. Primato che detiene ancora oggi dopo alcuni anni di alternati avvicendamenti alla testa della classifica dovuti alla agguerrita concorrenza del Gruppo l’Espresso, con Radio DeeJay, da una parte e alla pressante espansione del concorrente storico di RDS, cioè RTL 102,500.
Imprenditore radiofonico puro Eduardo Montefusco è tutt’oggi, oltre che presidente di RDS, Presidente di R.N.A. l’associazione che raggruppa le principali radio nazionali. Ricopre, inoltre, importantissime cariche nell’ambito dell’Unione degli Industriali di Roma ed è indiscusso punto di riferimento nel comparto della radiofonia italiana.

RDS è oggi il più importante gruppo radiofonico d’Italia: quando e come  le è venuta l’idea di realizzare una radio?
“Più che n’idea, la potremmo definire una scelta obbligata, scaturita dalla passione per la radio, nata in America, e dall’amore per la musica.
Negli anni 70 non c’erano molte alternative per sviluppare la propria passione musicale: o suonavi in una piccola band o mettevi su una radio. Io facevo tutte e due le cose. Suonavo, male, la batteria in un piccolo gruppo, ma soprattutto amavo le radio.
Si era appena aperto il mercato e le radio libere si moltiplicavano a vista d’occhio. A Roma ne esistevano più di 300 che irradiavano il loro segnale al massimo nel proprio quartiere. Quelle che avevano il segnale più potente riuscivano addirittura ad andare oltre. C’era Radio Dimensione Suono che dalla Balduina arrivava fino in Prati; Radio Tevere che copriva tutto il centro storico; Radio Fiume che copriva da San Giovanni a Cinecittà. E poi ancora Punto Radio che trasmetteva da Frascati, Radio Hanna dall’Aurelio, Radio Antenna Musica da Monte Mario e Punto Radio Lazio dalla zona Farnesina. Avevo già rapporti di affari con alcune di queste emittenti perché gestivo una struttura commerciale per la raccolta di pubblicità. Rilevai dopo un poco quella che mi sembrava la più accessibile e quella che nel proprio DNA aveva qualcosa di condivisibile. I ripetitori di Radio Dimensione Suono erano molto limitati, ma investendo sulla potenza e sui contenuti musicali riuscii a realizzare ciò che volevo: una radio potente, con uno stile particolare e una musica esclusiva. Inoltre, cavalcando la grande  passione dei romani per le proprie squadre di calcio di quegli anni a Roma, raggiunsi il loro cuore e  presto il successo.

Quali sono state le principali difficoltà incontrate e quali invece le maggiori soddisfazioni che la radio le ha dato?
“Difficoltà molte ma altrettante le soddisfazioni. Il superamento di ogni ostacolo d’altra parte corrisponde inevitabilmente al piacere di vedere realizzato ciò per cui ci si è impegnato.
A costo di sembrare banale dirò che la più grande soddisfazione che ho avuto è stata quella di aver vinto una scommessa. Quella fatta con me stesso trent’anni fa, quando sull’onda dell’entusiasmo degli inizi tutto sembrava possibile. Quando pur intuendo che il settore si sarebbe poi sviluppato negli anni a venire, mi diedi l’obiettivo di portare la mia radio allo stesso livello della radio pubblica, di quel fenomenale carrozzone mediatico che era stato attivato almeno cinquant’anni prima di me e che contava su una storia di popolarità e di organizzazione ineguagliabile,  il sogno che nutrivo si poteva, appunto, definire proprio una scommessa.
I sogni però si avverano se si crede fermamente in loro e se la passione, la coerenza e la speranza nel futuro rimangono inalterati.
Fondandomi, come tanti altri, sulla forte richiesta che proveniva dai giovani di allora, che non si vedevano affatto rappresentati dalla radio ufficiale e che desideravano  un mezzo per loro e fatto da loro, ho avviato quest’impresa quando ancora era certo impensabile immaginarne l’effettiva evoluzione.
Oggi la mia radio ha 5 milioni e mezzo di ascoltatori, oltre 600 ripetitori su tutto il territorio nazionale, due sedi di messa in onda, a Roma e a Milano, un centinaio di dipendenti e altrettanti collaboratori. Una grande realtà che attraverso i due miei figli maggiori, già impegnati con la mia stessa passione e coerenza in ruoli di responsabilità in azienda, avrà continuità garantita anche per il futuro”.

Nonostante il grande sviluppo di altri media come la TV ( satellitare, digitale, canali tematici, ecc) e internet, la radio continua ad avere grandi numeri ed a raccogliere consensi. qual è secondo lei il segreto della longevità della radio?
“Gli investitori decidono di investire sulla radio perché la ritengono affidabile e qualitativa; in particolare investono sulle emittenti commerciali perché esse sono più in grado di “targettizzare” e fidelizzare il proprio pubblico, realizzando quell’engagement che è elemento vitale per valorizzare il messaggio pubblicitario. E anche perché le reti private hanno dalla loro la freschezza e l’energia del proprio linguaggio, la capacità di innovarsi costantemente, integrandosi con le nuove tecnologie, ma restando sempre credibili, autorevoli e, perché no, economiche.
Il pubblico, invece, continua a scegliere la radio perché essa regala emozioni attraverso la musica e l’immaginazione; e l’assenza delle immagini è più coinvolgente delle rappresentazioni visive perché impegna la nostra mente e stimola la nostra fantasia.
Le nuove tecnologie, poi, territorio privilegiato delle nuove generazioni e affini al nostro mezzo, anziché penalizzarlo favoriscono costantemente il suo rinnovamento in quanto a qualità e modalità di utilizzo, a cui si aggiungono la costante cura dei programmi e dei palinsesti.
L’aumento costante sia degli ascoltatori complessivi, che superano ormai la soglia dei 38 milioni, sia degli investimenti pubblicitari, che crescono a un ritmo più che doppio rispetto al trend generale, testimonia con i numeri il fortissimo appeal di cui gode la radio”.

Proprio alla luce delle grandi trasformazioni in atto nel settore dei media, come immagina il futuro dei network radiofonici? quale sarà il loro sviluppo naturale?
“Siamo all’inizio di un periodo il cui elemento distintivo sembra essere la crisi planetaria. Ma in confronto ai desolanti dati sull’andamento dei media in Italia, l’ultima rilevazione Audiradio dimostra che la radio è l’unico media tradizionale che “tiene”, mostra un comparto sano che dispone addirittura di una interessante prospettiva di crescita se lo paragoniamo a quello dei Paesi più industrializzati.
Il prossimo obiettivo di naturale sviluppo della radio è la sua evoluzione verso il “digitale”. Questa straordinaria opportunità che l’evoluzione tecnologica mette a nostra disposizione consentirà alla radio ancora un ulteriore progresso sia in termini di qualità di ricezione sia in termini di possibilità di trasmissione, insieme al segnale audio, anche di dati e immagini.
Non ci sono più freni inibitori alla concretizzazione del digitale radiofonico e la strada, benché lunga e disturbata, è oggi aperta e percorribile. Le leggi che regolamentano l’evoluzione del settore ci sono già, i ricevitori fissi e mobili sono già in commercio e sono in grado di ricevere sia il segnale analogico che quello digitale. Costano  poco e il loro prezzo scenderà ancora con il crescere del mercato. Manca davvero poco: abbiamo solo la necessità di avere assegnate le frequenze dalle competenti Autorità”.

Da quando è nata, RDS non ha fatto altro che crescere in termini di popolarità, audience, valore commerciale. qual è la “ricetta del successo”?
Presto detto: musica, partecipazione e sociale, con al centro di tutto l’ascoltatore.
La musica è la vera protagonista del nostro palinsesto: una programmazione musicale di Grandi Successi “senza tempo” forma un flusso musicale forte che diventa accompagnamento, sottofondo, colonna sonora quotidiana di tutti gli ascoltatori. La musica, debitamente condita con entertainment e informazione di servizio, completa la struttura del nostro palinsesto. “Insieme a te. Trasmettiamo voglia di partecipare” è il claim che definisce il nostro modello di interazione con l’ascoltatore, sempre al centro della nostra attenzione. Egli partecipa in prima persona a tutt le attività on-air, on-line e on-stage della radio: giochi radiofonici, concorsi, blog, concerti, eventi fino al coinvolgimento nelle nostre  iniziative a tutela dell’ambiente.
RDS, infatti, è in prima linea anche nella salvaguardia dell’ambiente, con importanti iniziative di solidarietà al fianco di partner di primo piano che vedono la compartecipazione attiva anche dei suoi ascoltatori. Ultima, in ordine cronologico, una partnership con Nissan che ha dato vita alla Nissan EcoMicra RDS, un’auto ecologica con interni personalizzati dai nostri designer che rispetta l’ambiente e consente un consistente risparmio di gestione”.

Oggi lei è Presidente del gruppo, ma anche Vice Presidente della Giunta in Confindustria con delega all’Expo 2015. quali sono gli obiettivi? quale parte dovrà avere Roma in occasione dell’Expo ospitata da Milano?
“Quello di Milano Expo 2015 è l’appuntamento nazionale più importante dei prossimi anni. L’intero apparato produttivo del nostro Paese guarda con grande speranza a quest’evento che sarà certamente un’importante volano per la nostra economia. Anche le nostre imprese, quelle del centro e del sud,  saranno mobilitate per fornire il proprio contributo e dare al mondo intero l’immagine di una nazione unita, operosa, efficiente e dinamica. Il messaggio che vorrei lanciare proprio alle imprese della Capitale e di tutto il centro-sud del Paese in questo particolare frangente economico è di mantenere salda la fiducia e l’ottimismo indispensabili per affrontare i difficili momenti di oggi, perché si persuadano che l’Italia recupererà presto la via della crescita e dello sviluppo. Sono grato al presidente Regina per la fiducia accordatami, soprattutto in relazione alla particolare e delicata delega che mi è stata conferita”.

Cosa vuol dire essere imprenditore oggi in Italia?
Se inteso nell’accezione di imprenditore puro, come ritengo di essere, vuol dire intanto aver avuto una “visione”, averla trasformata in “missione” e lavorare in modo totalizzante per realizzarla;  vuol dire rimanere concentrato sul proprio core business senza lasciarsi incantare dalle possibilità di “differenziare”; vuol dire assumersi in prima persona il rischio e la responsabilità di assicurare gli utili di bilancio necessari per sè, per i propri dipendenti e per lo sviluppo; vuol dire influire in maniera rapida e decisiva sui modelli di governance e sulle strategie della propria impresa. In una parola vuol dire “garantire” lo sviluppo del proprio business fornendo nel contempo al Sistema Paese il proprio contributo verso il progresso. L’amara alternativa a questo stereotipo, d’altronde, sembra essere quell’ibridazione industriale che tra patti di sindacato, gestioni “politiche” e finanziamenti pubblici, dimostra di avere tutt’altri obiettivi che la crescita e l’interesse per il Paese e per le persone.

Cosa piace fare  ad Eduardo Montefusco quando leva gli abiti di Presidente di RDS ?
Mi piacerebbe avere più tempo per me e per la mia famiglia. Ma togliendo gli abiti di Presidente di RDS ho sempre pronti altri abiti, altrettanto impegnativi, da indossare.

8 Aprile 2010  •   Ponte Milvio Magazine Magazine  •   0
 
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