04 • dicembre • 2020

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Ernesto Ferreo

 

Lo scrittore e critico letterario Ernesto Ferrero pone in evidenza un autore “dalla fertile mente”.
Sandokan, il Corsaro Nero, Yanez, Tremal – Naik, le temibili tigri di Mompracem, storie esotiche
provenienti dal lontano Oriente che continuano ad affascinare milioni di lettori in tutto il mondo,
racconti fantastici di un autore considerato il precursore della fantascienza in Italia.
Un’ottantina di libri “senza contare i racconti, gli articoli, le traduzioni dal francese e dall’inglese”
dai quali solo le case editrici come la Donath di Genova e la Bemporad di Firenze trassero benefici
economici ma non Salgari il quale ebbe la vita segnata dalla cronica mancanza di denaro. Per
Emilio Salgari nato a Verona nel 1863 e morto suicida a Torino il 25 aprile 1911 “staccarsi dalle sue
fantasie sarebbe come togliersi la ragione di esistere”.
Nel centenario della morte dell’autore il direttore del Salone Internazionale del libro di
Torino “mescola come d’uso, persone, fatti, situazioni, documenti autentici e altri d’invenzione”
come scrive Ferrero nelle note finali. Il mito salgariano rivive attraverso le tante voci che
compongono il volume partendo dalla felice invenzione letteraria di Angiolina “figlia di Camoglio
produttore di vermouth e liquori” alla quale “piace raccontare storie” e scrivere. Angiolina e il
capitano Salgari si incontrano il 12 maggio del 1909 sull’argine oltre la Dora. La moglie Ida (che
Salgari chiama con l’esotico nome di Aida) Peruzzi ex attrice, perché “ogni sera voleva essere
qualcun’altra”, morirà in manicomio. Il figlio di Salgari Omar di dieci anni “in casa nostra non ci si
annoia mai perché quando andiamo lungo il fiume o in collina qui vicino, è come se fossimo nelle
jungle del Borneo”. La testimonianza del giornalista napoletano Antonio Casulli che scrive per il
Don Marzio. Il cronista sbarca nella fredda Torino il giorno di Capodanno del 1909 “senza paltò e
nemmeno cappello” perché “poco pratico del clima settentrionale”. Una volta arrivato nella
villetta della famiglia dello scrittore, sita in Corso Casale al numero 298, Casulli è condotto presso
lo studio di Salgari. In questo “mercato delle pulci” come lo chiama Ida dove spicca il
tavolino “zeppo di fascicoli, giornali, cartelle ammonticchiate, ma anche pugnali, statuette di
divinità indiane, collane di conchiglie… ” Salgari compone a ritmo frenetico le sue storie con
inchiostro vegetale mentre i fogli si accumulano sul pavimento. L’autore insignito nel 1897 dal Re
Umberto I del titolo di Cavaliere della Corona d’Italia, convinto suddito sabaudo per tutta la vita si
fece chiamare capitano, anche se non arrivò mai a essere Capitano di marina come avrebbe voluto
avendo frequentato il Regio Istituto Tecnico e Nautico Paolo Sarpi di Venezia. La sua fervida
fantasia lo faceva navigare in mari lontanissimi, lui marinaio della penna che aveva avuto come
unica esperienza di mare da giovane tre mesi a bordo della nave Italia Una che costeggiava
l’Adriatico. Nonostante ciò, questo “forzato della penna” racconta alla sua discepola Angiolina di
essere “sempre andato all’arrembaggio” e di scrivere per vivere molte vite, “perché ti senti
stretto”, “perché sei povero”, o “perché non vuoi fare il mestiere che fa tuo padre”.
Se in N. Ferrero aveva esplorato i giorni dell’esilio di Napoleone Bonaparte all’isola d’Elba
sconfitto, ma non domo, in questo romanzo corale nel quale si nota la copertina originale di
Giuseppe Gamba per I pirati della Malesia (A. Donath 1902), l’autore racconta gli ultimi anni di
un uomo che sente la speranza e la vita che lo stanno abbandonando. La progressiva follia della
moglie, i quattro figli Omar, Nadir, Romero e Fatima non ancora autonomi i quali avranno un
tragico destino, i continui problemi economici. Che contrasto con Edmondo De Amicis, “grande
letterato” e pedagogo mentre il Capitano si definisce “un modesto badilante della penna!”
Angiolina registra nel suo quaderno le conversazioni con lo scrittore il quale considera Garibaldi
come un novello Sandokan “Marianna è Anita, Yanez è Bixio e i tigrotti sono i Mille”. Nella vita il
coraggio non basta “ci vuole testa e astuzia” e Garibaldi rappresenta “l’ardimento, la fantasia”.
In una città come Torino, proiettata verso il futuro prossimo venturo dove circolano le prime
automobili FIAT, capitale “riconosciuta della settima arte” con i capannoni dell’Itala Film e, dove

i primi ardimentosi solcano le vie dei cieli con gli aeroplani, Salgari si ripiega sempre di più su
se stesso. Tutto questo mentre si sta per inaugurare in città l’Esposizione Universale “in riva al
fiume” Po per celebrare il cinquantenario dell’Unità d’Italia. Eppure nel volume Le meraviglie del
Duemila scritto da Salgari nel 1907, storia di due uomini che viaggiano nel tempo “c’era già scritto
tutto senza andare a spendere sei milioni di lire in lanterne magiche, come ha fatto il comitato
organizzatore”. Perché gli eroi del Capitano non possiedono un passato e non lo raccontano?
Forse perché “occultando il passato dei suoi personaggi, il Capitano mira a occultare il proprio”
con un acume e con una perspicacia tipica del giornalista. Chi ricorda, infatti, che Salgari lavorò
come redattore per due giornali di Verona La Nuova Arena dal 1883 al 1885, in seguito per L’Arena
fino al 1893 e diresse anche un giornale, Per terra e per mare?
La mattina del 25 aprile del 1911 Emilio Salgari prima di uscire di casa presto lasciò tre lettere sul
tavolo indirizzate ai figli, “sono ormai un vinto”, ai direttori di giornali e ai suoi editori. Si diresse
con un rasoio in tasca nella Valle San Martino dove come un personaggio dei suoi innumerevoli
racconti si uccise facendo harakiri squarciandosi il ventre e la gola. Lo trovò una lavandaia, Luigia
Quirico, “mentre attraversava il bosco del Lauro in cerca di legna”. I funerali dell’uomo che
amava “disegnare il vento” perché era “un po’ come disegnare la libertà, la forza. La vita. Rendere
visibile l’invisibile” si svolsero il 28 aprile a spese del Comune in una Torino distratta, eccitata
dall’imminente apertura dell’Esposizione Universale che ebbe luogo il giorno dopo alla presenza
dei sovrani.
“Ma i veri viaggiatori partono per partire e basta: cuori lievi, simili a palloncini che solo il caso
muove eternamente… ” Sono i versi de Il viaggio di Charles Baudelaire che Ferrero pone all’inizio
del volume e con questo romanzo d’atmosfera, l’autore ci dimostra ancora una volta che i voli
della fantasia di un popolare scrittore di avventure e viaggi non hanno confini.

Ernesto Ferrero
Disegnare il vento. L’ultimo viaggio del Capitano Salgari
Einaudi 2011
Pp. 187 – 19,50 Euro.

a cura di Alessandra Stoppini

24 Giugno 2011  •   Davide   •   0
 
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