01 • novembre • 2020

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Federalismo Fiscale

Il Governo, sotto la forte pressione della Lega, ha inserito il Federalismo fiscale tra le priorità della propria attività. Ma cosa comporterà il Federalismo per le autorità locali e per il singolo cittadino? Ne parliamo con Andrea Borghini, Dottore Commercialista in Roma, Componente della Giunta Nazionale dell’Unione Giovani Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili.

Cosa vuol dire federalismo fiscale?
Il federalismo è un concetto molto ampio di regolamentazione della civile convivenza e il federalismo fiscale ne è parte. Il federalismo previsto dalla nostra Costituzione è definibile come il decentramento di alcune funzioni pubbliche che passano dalla competenza dello Stato alla competenza di Regioni, Provincie e Comuni. Per arrivare a tale decentramento di compiti, la stessa Costituzione prevede che agli enti locali sia attribuita autonomia nella capacità di spesa e di prelievo. E’ facoltà delle Regioni, delle Provincie e dei Comuni decidere quanto denaro spendere e come prelevarlo dai cittadini che risiedono nei territori di loro competenza. L’autonomia di spesa è conseguente alla necessità di favorire il confronto sull’operato degli organi di origine elettiva con gli elettori. E’ la responsabilizzazione della classe dirigente eletta per amministrare. Per rendere un soggetto autonomo e responsabile nella spesa, è poi necessario renderlo autonomo nella capacità di acquisizione dei fondi da spendere. Il federalismo fiscale, inteso come parte del più ampio concetto di federalismo e nel senso specifico dell’autonomia di prelievo dei tributi, trae origine da una responsabilizzazione degli enti locali nei confronti della loro capacità di spesa. In altri termini, il concetto è: visto che sei autonomo nella spesa, e per questa via sarai controllato dai tuoi elettori, ti rendo autonomo nel prelievo del denaro che spenderai.

Qual è lo stato dell’introduzione del federalismo nel nostro ordinamento?
La discussione, di carattere politico, che ha portato alla scelta di decentrare buona parte delle funzioni pubbliche c’è stata ed è sfociata nella modifica del titolo V della Costituzione. Il federalismo è principio costituzionale, la necessità di decentramento delle funzioni pubbliche e le direttrici che lo definiscono sono quindi ben chiare e consolidate. In attuazione dell’articolo 119 della Costituzione, il Governo dovrà adoperarsi per regolamentare l’attuazione del decentramento. A questo punto è necessario spostare l’attenzione degli studiosi dalla possibilità di riformare lo Stato in senso federale alla modalità in cui tale riforma verrà effettuata. Si dovranno analizzare i principi sanciti nella Costituzione e andrà verificato se, nell’attuazione di tale riforma, si riuscirà a tenere fede a quei propositi.

Tra questi principi costituzionali, è previsto un sistema di solidarietà tra territori?
Si, la solidarietà tra i diversi territori è prevista dalla Costituzione. Le entrate di cui potranno disporre gli enti locali sono principalmente riferibili ai tributi che gli stessi enti applicheranno ai residenti nel territorio di competenza. In aggiunta a queste, l’articolo 119 della Carta Costituzionale, concede la reperibilità di denaro mediante l’accesso ad un fondo di solidarietà. Questo costituisce il meccanismo di perequazione che consentirà di ricevere un comune livello di servizi essenziali in tutto il territorio dello Stato.

Il federalismo porterà una riduzione dei costi di gestione della macchina amministrativa?
La risposta a questa domanda l’avremo con il passare del tempo e con l’effettiva implementazione del decentramento. Certo è che la riforma di uno Stato in senso federale è comunque un processo lungo, non immediato, che avrà bisogno di continui aggiustamenti. Oggi, sul tema economico è forse utile fare due riflessioni. La prima attiene al decentramento delle decisioni. La possibilità di scegliere per un territorio, con un punto di vista più vicino al territorio stesso, potrebbe portare a maggiore utilità dei processi decisionali, potrebbe cioè portare a maggiore efficienza delle scelte. La maggiore conoscenza del tessuto sociale che circonda gli amministratori locali può far si che questi facciano le scelte giuste. La seconda riflessione attiene al cambio di mentalità che tale decentramento richiede, verte quindi sulle risorse delle nostre amministrazioni locali.

a cura di Antonio Coppola

15 Aprile 2010  •   Ponte Milvio Magazine Magazine  •   0
 
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