31 • ottobre • 2020

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Giardino Sigmund Freud

 

Il Giardino Sigmund Freud nella silente Via Lisbona, compresa tra Via Lima e Via Panama, inaugurato lo scorso 20 maggio, celebra il legame tra il fondatore della psicanalisi e la nostra città, che Freud visitò sette volte dal 1901 al 1923. Lo spazio di verde pubblico di circa duecento metri quadrati è stato intitolato a Sigmund Freud alla presenza delle Autorità di Roma Capitale, del Presidente della Società Psicoanalitica Italiana, Stefano Bolognini e dei Presidenti dei due centri romani, Fabio Castriota e Giuseppe Moccia. In quest’occasione l’attore Gianni Garko ha letto alcuni brani tratti dall’epistolario di Freud da Roma. Nel pomeriggio dello stesso giorno, presso la storica sede della SPI si è tenuta, preceduta dalla proiezione di un breve filmato sui viaggi a Roma di Freud, una conversazione aperta al pubblico tra Stefano Bolognini ed Eugenio Scalfari sul tema “La psicoanalisi: radici, memorie, costruzioni”.

Nella quiete dell’ombroso Giardino Freud, allietato da piante di alloro, cipressi, aceri e robinie, ci si può sedere sulle panchine di legno per assaporare un attimo di riposo e meditazione, leggendo semmai uno dei tanti testi di Freud, il quale amava nella sua operosa vita anche classificare piante e fiori con una speciale predilezione per la gardenia.

Settembre era il mese che Sigmund preferiva per riscoprire l’atmosfera, la luce e il calore di Roma, insieme alle sue bellezze artistiche e storiche. Roma era una continua scoperta per Sigmund: quando nel 1912 ammirò la statua di Michelangelo dentro la Chiesa di San Pietro in Vincoli, scrisse alla moglie “Rendo visita tutti i giorni al Mosè di San Pietro in Vincoli, sul quale forse un giorno scriverò qualcosa”. Roma è per Freud l’antitesi della Vienna austera e rigorosa fin de siècle, immenso territorio archeologico che diventa terra promessa e giardino dell’inconscio, elemento cardine della sua teoria scientifica e filosofica. Le rovine dell’Urbe divennero per Freud metafora del passato individuale nascosto nella psiche di ciascuno di noi, testimonianze antiche che potranno essere dissepolte solo attraverso un lungo processo analitico. Prima che giungesse a Roma, la città era già dentro l’universo onirico di Sigmund, nelle sue ossessioni e nei suoi scritti.

In onore di questo “appassionato pellegrino di Roma” come lui stesso si definì in una nota aggiunta nel 1925 all’edizione de L’interpretazione dei sogni, oggi la città gli dedica un angolo verde, quella stessa città che Freud vide per la prima volta di notte in treno. Un coup de foudre che lo portò a commettere qualche peccato di gola al ristorante Rosetta, ad ascoltare al Teatro Quirino la Carmen di Bizet e nel 1912 ad assistere alle celebrazioni per la presa di Roma sul monumento a Vittorio Emanuele II. Non ci fu un luogo di Roma che uno dei più grandi protagonisti del Novecento non percorse sulle tracce gloriose di un grande passato alla stregua di Stendhal. “Peccato che non si possa sempre vivere qui”.

Mentre siamo seduti piacevolmente su di una panchina al riparo del sole estivo, in questo piccolo parco nel quale si fa largo un giovane tiglio, ripensiamo alla frase contenuta in una delle tante lettere di Sigmund Freud: “Roma era certamente la cosa migliore per me. Mi piace più che mai, probabilmente anche perché sono magnificamente alloggiato. Ho deciso che il luogo dove trascorrerò la mia vecchiaia non sarà un cottage ma Roma”.

 

A cura di Alessandra Stoppini

19 Ottobre 2011  •   Davide   •   0
 
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