26 • ottobre • 2020

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I borghese e l’antico

Se è vero che ogni città ha un suo cuore, un luogo nel quale i suoi cittadini si ritrovano, quel cuore a Roma è Villa Borghese. All’interno di questo scenario ideale dove natura e architettura vivono in perfetta simbiosi, il Casino Nobile rappresenta lo scrigno ricco di tesori del parco ideato nel Seicento dal cardinale Scipione Borghese (1576 – 1633). “… quella Galleria, che par fatta il teatro dell’Universo, il compendio delle meraviglie, e la vaghezza dello sguardo umano”. In un suo poemetto datato 1613, il letterato Scipione Francucci così descriveva la raccolta di dipinti e sculture antiche di uno dei più importanti mecenati e collezionisti del XVII Secolo, che l’anno successivo sarebbe stata ospitata nella nascente Villa Borghesia fuori Porta Pinciana.

La Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale di Roma, diretta da Rossella Vodret, allestendo la mostra I Borghese e l’antico, organizzata dalla Galleria Borghese con la collaborazione eccezionale del Museo del Louvre, presenta un evento unico, raro che proseguirà per quattro mesi.

Dopo 203 anni i più importanti capolavori dell’arte antica appartenuti alla Collezione Borghese, oggi gloria classica della raccolta di antichità del Museo del Louvre di Parigi, tornano nella loro sede originaria. È la prima volta che il Louvre permette che 65 opere illustri come il Vaso Borghese, con scene dionisiache, l’Ermafrodito dormiente restaurato da un giovanissimo Bernini, il Sileno e Bacco bambino, Le tre Grazie e il celebre Centauro cavalcato da Amore escano dalle mura del museo parigino. Questi capolavori assoluti sono una parte dell’acquisto dei Marmi Borghese che nel 1807 Camillo Borghese, marito di Paolina Bonaparte, aveva accettato di vendere al cognato Napoleone. Bonaparte desiderava con queste opere celebrare la propria grandeur e quella del suo impero dotando Parigi di un Museo comprendente arti classiche, il Museo del Louvre, già Musée Central des Arts, il quale tra il 1803 e il 1815 prese il nome di Musée Napoléon.

Un evento di eccezionale rilevanza storica” ha giustamente definito la mostra Rossella Vodret che esalta il patrimonio storico‐artistico italiano in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia. L’esposizione I Borghese e l’Antico è curata da Anna Coliva, Direttore della Galleria Borghese, Marie‐Lou Fabrega Dubert, Chargée de mission Département des Antiquités grecques, étrusques et romaines ‐ Musée du Louvre, Jean‐Luc Martinez, Directeur Département des Antiquités grecques, étrusques et romaines ‐ Musée du Louvre e Marina Minozzi, Storico dell’arte direttore coordinatore ‐ Galleria Borghese; coordinata da MondoMostre e resa possibile dal sostegno di Arcus, Enel, BNL BNP Paribas, Ferrero e Air France.

Le opere non sono semplicemente esposte ma secondo il progetto concepito dai curatori Anna Coliva, Marina Minozzi, Jean‐Luc Martinez e Marie‐Lou Fabréga‐Dubert, sono presentate in base alla loro collocazione originale e storica. Inoltre per evidenziarle da quelle già presenti nella Galleria le opere parigine sono poste su basamenti di color verde con modanature chiare. La palazzina Borghese nel Seicento era nata come un museo ante – litteram voluta dal cardinal Scipione appartenente a un’importante famiglia romana originaria di Siena e nipote di Papa Paolo V, figlio della sorella del pontefice Ortensia. Collezionista dal gusto eclettico, sedotto dall’arte antica, Scipione si era rivelato abile nel costituire una collezione di opere d’arte antiche e moderne senza pari, scoprendo artisti del calibro di Gian Lorenzo Bernini, Guido Reni e Giovanni Lanfranco. Il suo capolavoro fu la realizzazione della villa fuori Porta Pinciana (1606/1613) affidata a Ponzio e poi completata dall’architetto Giovanni Vasanzio, modello di villa suburbana piena di edifici splendidi, di padiglioni pittoreschi, meridiane, uccelliere, statue, fontane e giardini magnifici.

Nella Villa Borghesia per volontà di Scipione che riposa da due secoli all’interno della Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma, i romani potevano accedere liberamente nel parco di 80 ettari. Nel 1776 il principe Marcantonio Colonna Borghese fece ristrutturare il Casino Nobile e riorganizzò la collezione di antichità seguendo criteri moderni. L’architetto Antonio Asprucci per volere del principe dispose i maggiori capolavori secondo un nuovo criterio espositivo ponendoli al centro di ogni sala e raccordando l’intero tema decorativo dell’ambiente, dalle pareti alla volta, al nucleo iconografico del gruppo scultoreo. Il figlio di Marcantonio, Camillo, nel 1807 decise di vendere 695 marmi (un terzo delle 2200 sculture che il museo contava allora) per la somma di 13 milioni di franchi al cognato Napoleone. Ennio Quirino Visconti, antiquario di fama, fu incaricato da Napoleone di stimare la collezione Borghese in vista del suo acquisto. “Il secolo di Napoleone deve essere il secolo delle belle arti come è quello degli eroi”. Così scriveva all’Imperatore “il più potente protettore delle belle arti, primo sovrano d’Europa” Vivant Denon direttore dei Musei imperiali che aveva convinto Napoleone ad acquistare i Marmi Borghese. Questa straordinaria vendita scosse le coscienze del tempo. Basti pensare che Antonio Canova, il quale sulle sculture della villa aveva condotto il suo studio dell’antico, nel 1810 aveva definito di fronte a Napoleone il passaggio di proprietà come “una incancellabile vergogna” per la famiglia che possedeva “la villa più bella del mondo”. Camillo Borghese per cercare di cancellare l’onta di questa grave perdita aveva fatto commissionare ad Antonio Canova tra il 1805 e il 1808 il ritratto marmoreo della moglie Paolina e aveva acquistato nel 1827 la Danae (1530/31) del Correggio. Quando le casse contenenti il Fondo Borghese spedite da Roma e recapitate a Parigi tra il 1808 e il 1811 vennero aperte si pose il problema di come esporre la collezione in un museo delle antichità già sovraccarico di opere. Fu per questo motivo che la collezione Borghese non è mai stata esposta a Parigi nella sua interezza. Nel 1902 la palazzina Borghese e l’intero giardino vennero acquistate dallo Stato italiano che decise di aprire al pubblico il Casino Nobile come Museo e Galleria Borghese. Il parco, divenuto proprietà del Comune di Roma, è stato aperto al pubblico il 12 luglio 1903.

All’interno della Galleria il visitatore che avrà il privilegio di ammirare questa mostra filologica troverà al piano terra del museo, che conserva ancora la decorazione tardo settecentesca fatta realizzare da Marcantonio IV Borghese, lo splendido contesto della disposizione delle statue, così come venne descritta da Ennio Quirino Visconti nel 1796. “Al secondo piano della villa, invece, le sale restituiranno la suggestione dell’accostamento, tutto seicentesco, tra dipinti e sculture, rievocando il gusto del cardinale Scipione Borghese, fondatore della collezione e della villa stessa” come spiega Rossella Vodret nel testo introduttivo alla mostra. Nel museo del cardinale Scipione che ospita il ritratto di Paolina Borghese, apice della stile neoclassico del Canova, sono ritornati 65 capolavori immortali, senza tempo. Nella sala della Principessa Borghese i due Camillo (testa, braccia e gambe di bronzo, veste di alabastro fiorito) tornano a guardare Paolina superba Venere Vincitrice. Al centro della sala d’ingresso della Galleria troneggia il Vaso Borghese di scuola neo – attica della fine del I sec. a.C. che ospita anche il magnifico Mercurio tra Livia e Tiridate e l’altrettanto straordinario Ares Borghese tra Adorante e Pertinace. I rilievi con le Danzatrici e le Sacrificanti tornano a fronteggiarsi nel salone d’ingresso. Si impone il Ritratto di Lucio Vero, marmo che scolpisce la testa dell’imperatore romano del 180 d.C. circa, montata su un busto moderno di Carlo Albacini. Nella Grande Galleria 3 busti colossali: il Marco Aurelio, Diana con la Venere marina e quella vincitrice. Nella Stanza del Moro sempre al pianoterra è stata nuovamente collocata la statua da cui prende il nome. In marmo nero e alabastro fiorito il Moro molto amato da Scipione fu esposto per lungo tempo a Versailles. Al primo piano del Casino Nobile una stanza è riservata alle Tre Grazie scultura in marmo pario con complementi di marmo di Carrara. In questa sala delle meraviglie le tre ancelle di Venere dialogano idealmente con la Madonna di Sandro Botticelli e con le donne raffigurate da Raffaello. In questa parte della foresta di statue come significativamente Bernini aveva definito la collezione di Scipione, spicca per eleganza il Centauro cavalcato da Amore straordinaria opera in marmo da una replica del II secolo d.C. di un originale del II sec. a.C., nella quale il putto con le ali viene immortalato mentre si libra in volo.

Un discorso a parte merita la statua dell’Ermafrodito risalente alla prima metà del II sec d.C. L’opera, rinvenuta nel 1609 durante gli scavi per la costruzione della chiesa di Santa Maria della Vittoria, fu restaurata nel 1620 da Gian Lorenzo Bernini che trasformò il naturale appoggio marmoreo in un materasso sul quale la figura era mollemente adagiata. Dopo la vendita della collezione archeologica a Napoleone, la scultura fu sostituita con un esemplare simile in marmo di Paro, risalente al II secolo d.C. L‘Ermafrodito dorme per l’eternità nella sesta stanza del primo piano dove è stato collocato l’Ermafrodito Stante dal volto femminile che rivela la sua doppia natura sollevando maliziosamente la veste fino alla vita. Ritrovato nel 1781 nella vigna Pasqualoni a Monte Porzio e considerato troppo scandaloso per essere mostrato, viene ora esposto davanti all’armadio in cui Marcantonio lo teneva nascosto per non far arrossire nessuno. Ricordiamo infine che tutte le statue provengono dal Dipartimento delle Antichità greche, etrusche e romane del Louvre di Parigi.

Il Casino di Villa Borghese (1641 circa) tempera su carta di J. W. Baur, conservato presso la Galleria Borghese ritrae la prestigiosa palazzina così come la concepì Scipione, esempio tra i più importanti dell’architettura barocca, situato nel punto più elevato del parco di questa straordinaria Villa di delizie ricca di testimonianze archeologiche, storiche e paesaggistiche. La mostra I Borghese e l’antico rappresenta il fulcro di un luogo considerato come uno dei più belli e significativi al mondo.

 

di Alessandra Stoppini

6 Febbraio 2012  •   Davide   •   0
 
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