26 • ottobre • 2020

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i molti volti di Peppe Servillo

 

Attore cinematografico e teatrale, sceneggiatore, compositore, voce e frontman del gruppo di musica pop – jazz Piccola Orchestra Avion Travel, Peppe Servillo rappresenta la parte più interessante e colta della tradizione musicale del nostro Paese. Senza mai essere ripetitivo, rivisitando il passato per offrirlo in maniera originale e autentica, l’istrionico Servillo si è meritato l’apprezzamento del pubblico che lo segue con passione e stima totale. Musicista autodidatta, Peppe fin da giovane ha saputo coltivare il suo poliedrico talento forte di una voce unica, inconfondibile. I suoi punti di forza sono la melodia e l’innovazione musicale, classico e moderno, pensiamo al bellissimo recital dedicato a Domenico Modugno Uomini in frac, concerto – omaggio in chiave Jazz o a Memorie di Adriano – Canzoni del clan di Adriano Celentano “canzoni di un’Italia giovane”, viaggio affidato alla voce di Peppe Servillo insieme a trame sonore di alcuni dei migliori jazzisti italiani e non solo. “Abbiamo scelto Celentano per ritrovare le canzoni che cantavamo da ragazzi, canzoni che hanno fatto la nostra storia e che non abbiamo dimenticato”. Artista completo, attore impegnato, teatrante di lusso, musicista colto e appassionato, tutto questo è Peppe Servillo che possiede quella rara capacità di sorprendere e affascinare gli spettatori com’è recentemente avvenuto nella piéce Le voci di dentro di Eduardo De Filippo rappresentata al Teatro Argentina di Roma, che ha avuto come regista e interprete principale Toni Servillo nel ruolo dell’apparecchiatore di feste popolari Alberto Saporito. Fratelli nella vita e sul palcoscenico (Peppe interpreta l’opportunista Carlo Saporito), una coppia vincente che ha scatenato applausi a scena aperta. Alla vigilia della partenza per gli Stati Uniti a Chicago “staremo fino alla fine del mese nella città americana per cinque repliche”, con il magnifico cast della commedia del grande drammaturgo napoletano, Peppe Servillo compie per i nostri lettori un rapido excursus nella sua carriera che significa anche costante sperimentazione. “In linea di principio lo spettacolo essendo prodotto anche dal Piccolo Teatro di Milano e quindi per un circuito dei cosiddetti teatri d’Europa, è uno spettacolo che viaggia con i sopratitoli. Noi andremo anche a San Pietroburgo, a Madrid, a Parigi. Il pubblico è abituato a vedere spettacoli che provengono da tutto il mondo con i sopratitoli. In America, ugualmente, il pubblico avrà a disposizione i sopratitoli, parliamo del Teatro Shakespeare di Chicago, quindi di un teatro che abitualmente credo faccia una programmazione anche di compagnie straniere. Oltretutto Eduardo, forse in America meno, è un autore che in Inghilterra, in Francia, in Russia viene rappresentato spesso”.

Peppe, scorrendo il Suo percorso artistico si ha la netta impressione che sia sempre alla ricerca di stimoli nuovi e che Le piaccia contaminarsi con i generi e gli autori più diversi… In realtà non credo di essere alla ricerca di stimoli. Ho fatto un percorso che è nato con gli Avion Travel, quindi con un ambito per intenderci di musica pop, qualcuno la definisce musica pop d’autore, che poi mi ha portato anche alle esperienze musicali di interprete. Da interprete ho lavorato con tanti altri musicisti nell’ambito del jazz, della musica popolare e in realtà, seguendo questo filo rosso, perché io sono un autodidatta, ho avuto la fortuna quest’anno di debuttare nella prosa facendolo con una compagnia di attori molto affiatata diretta da mio fratello. Il debutto, molto felice, è stato a Marsiglia, per una settimana di repliche, poi siamo stati cinque settimane a Milano e infine un mese a Roma.

Quanto è stato importante l’incontro con i componenti degli Avion Travel? Parliamo di qualcosa che è avvenuto, ahimè, oltre trent’anni fa! Ero ragazzo, non avevo ancora vent’anni. Alcuni di loro erano miei compagni di scuola oltre che di vita. Come avviene nel periodo adolescenziale c’è stata una totale condivisione in termini di amicizie, di sensibilità che poi ha dato vita a questa esperienza che si è protratta per tanti anni e che ci ha portato a contatto con realtà per noi non immaginabili in termini di spettacoli, di teatri, di posti dove siamo stati, di collaborazioni con altri artisti. Quindi è stata un’esperienza fondamentale per me.

Che cosa rappresenta per Lei la musica jazz? Da ragazzo per un periodo ho ascoltato molto jazz perché era una chiave ritmica diversa da quella di cui ero abituato, perché i timbri derivanti anche da un uso più ampio della strumentazione nei vari solisti jazz mi affascinava, perché mi affascinava il linguaggio dell’improvvisazione. Mi è capitato negli anni scorsi di incontrare nuovamente con una spinta diretta questo ambito musicale collaborando con alcuni jazzisti importanti quali Javier Girotto, Fabrizio Bosso, Stefano Bollani e tanti altri.

Ha collaborato come paroliere sia con artisti italiani (Marisa Monte, Caetano Veloso, Patty Pravo, Fiorella Mannoia, Paolo Conte) sia con personalità di livello internazionale (David Byrne, Ryuichi Sakamoto). Qual è il filo conduttore che lega per Lei gli artisti citati? Non c’è n’è uno in particolare… Questo mestiere è fatto spesso anche di incontri occasionali sulla base dei quali poi nasce una condivisione, però non sempre. E’ un mondo, il nostro che corre molto veloce, fatto anche di superficialità, spesso… non lo dico solo nella sua accezione negativa. Collaborazioni artistiche internazionali alcune sono state importanti ma non tante come si potrebbe credere, perché il mio lavoro è profondamente radicato nella cultura italiana.

Nel 1958 Volare ebbe il potere di lanciare un nuovo messaggio musicale dal palcoscenico del Casinò delle Feste di Sanremo che trovò presto nuovi adepti. Modugno sapeva interpretare in modo teatrale le sue canzoni, vero? Assolutamente, è stato un maestro in questo! Lui proveniva da una cultura popolare, come era quella della terra da cui proveniva l’artista. A tutto questo Modugno aggiunse una nota di originalità straordinaria che lo portò poi a collaborare con grandi parolieri e grandi arrangiatori e che lo portò ad essere un interprete magnifico, a prescindere dalle doti vocali. Modugno inaugurò uno stile personale anche nel modo di cantare come sarebbe poi avvenuto per tutta la generazione dei cantautori successivi.

Tra i Suoi ruoli cinematografici quale ricorda con maggiore emozione? Ricordo con grande affetto ed emozione il ruolo affidatomi nel 2007 da Fabrizio Bentivoglio in Lascia perdere, Johnny! Sono molto legato all’esperienza condotta nel 2010 da Paola Randi nel lungometraggio Into Paradiso, film al quale sono molto legato perché mi ha dato l’opportunità di lavorare con grandi attori come Gianfelice Imparato che provengono dal teatro e che sicuramente hanno molto da insegnare per quanto riguarda la recitazione.

Cosa rende Le voci di dentro una commedia sempre attuale, anzi anticipatrice di un comune sentire? Eduardo stesso diceva che questo testo da lui composto nel 1948 sarebbe stato  compreso appieno in un futuro non lontano, perché è un testo che partendo dal tono di una farsa diventa una commedia nera che ha nel protagonista un uomo che prevede (nel senso letterale del termine) un clima che negli anni che è stata scritta la commedia apparteneva al dopoguerra e che poi ci siamo trascinati fino ad oggi. Il clima della malafede, del sospetto, della noncuranza di quelli che sono gli interessi, i valori che ci coinvolgono tutti e che sono fondanti per uno stare e vivere assieme. Eduardo è sempre stato molto attento a tutto questo in tutti i suoi testi che spesso e volentieri analizzano il rapporto tra individuo e società.

Il fatto di essere fratelli ha reso più reale e viva in scena l’interpretazione dei fratelli Saporito? Toni ed io in realtà abbiamo parlato in passato di un’occasione simile, però non l’abbiamo cercata in maniera forzata. Abbiamo aspettato di essere al servizio di un testo che metteva in scena la storia di due fratelli e di conseguenza far si che la verità biologica naturale facesse in qualche modo corto circuito positivo con la finzione. Questo, dal riscontro che abbiamo dal pubblico, è avvenuto perché la complicità dei fratelli fa risuonare ancora di più la finzione scenica. Per la stagione successiva faremo alcune repliche, probabilmente torneremo anche a Roma, perché molto pubblico non è riuscito ad entrare in teatro a vedere lo spettacolo.

Lo scorso 16 giugno durante la cerimonia di presentazione dei candidati ai Premi David di Donatello, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha concluso il suo intervento dicendo: “Ritengo che abbiamo le carte in regola per guardare al futuro del cinema italiano con fiducia, senza sottovalutare i problemi, ma senza mai scoraggiarci e cadere nella lamentazione”. È d’accordo con questa riflessione? Credo che sia una riflessione che non riguardi solo il cinema italiano, ma che riguardi in generale questo particolare momento. Il Presidente tra i ruoli che gli spetta interpretare ha anche quello di infondere un senso di speranza dettato dal desiderio di radicare una motivazione che possa coinvolgere tutti. Abbiamo un grande patrimonio culturale, la cultura  è patrimonio di tutti, di tutta la società civile. Non si parla mai solo di lavoro quando si parla di cultura, non si parla mai solo di una parte della società ma della società tutta.

Desidera parlarci dei Suoi progetti futuri? Continuo a lavorare da interprete musicale, ho in programma molti concerti con il Solis String Quartet per lo spettacolo Spassiunatamente che ripropone, come da disco pubblicato alcuni mesi fa, il repertorio della canzone classica napoletana con questa forma del quartetto d’archi, formula classica della musica strumentale italiana. Un progetto al quale tengo molto.

SCHEDA

Peppe Servillo è nato ad Arquata Scrivia in provincia di Alessandria il 15 ottobre 1960. Si trasferisce poco dopo a Caserta dove coltiva fin da giovane la passione per la musica. La formazione nel campo non avviene nei canali tradizionali delle scuole ma cresce tra le mura di casa; musicista autodidatta dotato di originale talento, riesce a sfondare grazie all’incontro fortunato con alcuni brillanti strumentisti della zona, con i quali forma nel 1980 la Piccola Orchestra Avion Travel (poi chiamata più semplicemente Avion Travel). Il suo percorso artistico coincide in gran parte con quello del suo gruppo, con il quale pubblica numerosi album e riceve importanti riconoscimenti sia in Italia sia all’estero. Nel 1992 pubblicano il cd Bellosguardo, seguito dalla collaborazione con Lilli Greco per un’opera musicale in un atto, La guerra vista dalla luna con Fabrizio Bentivoglio, con il quale instaura un importante sodalizio artistico che riprenderà più volte nel corso della sua carriera. Dopo la tournée italiana dello spettacolo terminata attorno al 1996, esce l’album live Vivo di canzoni che inaugura un nuovo viaggio itinerante nelle regioni italiane e in Europa. Gli Avion Travel decidono poi di partecipare al Festival di Sanremo con la canzone Dormi e sogna, vincitrice del Premio della critica e della giuria di qualità. Da lì nasce la collaborazione con Peppe Vessicchio con il quale Servillo compone Sogno interpretata poi da Andrea Bocelli; le collaborazioni continuano sia con artisti italiani (Marisa Monte, Caetano Veloso, Patty Pravo, Fiorella Mannoia, Paolo Conte) che con personalità di livello internazionale (David Byrne, Ryuichi Sakamoto).
Alla fine degli anni Novanta, gli Avion Travel pubblicano l’album Cirano, premessa musicale del ritorno al festival di Sanremo nel 2000, dove presentano la canzone Sentimento che vince il concorso. Il successo nel campo musicale non ostacola il desiderio di aprirsi a un altro tipo di esperienze artistiche; nel 1999 Servllo passa alla sceneggiatura del cortometraggio Tipota diretto dall’amico Fabrizio Bentivoglio, al quale partecipa anche come attore al fianco di Valeria Golino. Recita in seguito nel drammatico Domenica (2001) di Wilma Labate, dove interpreta un commissario, in La felicità non costa niente (2003) di Mimmo Calopresti e nella trasposizione cinematografica di Don Chisciotte de la Mancia Quijote (2006) diretta da Mimmo Paladino, dove interpreta il protagonista. Nel frattempo torna a teatro con La notte di San Donnino, seguito a breve dalla pubblicazione degli album Storie d’amore dove gli Avion Travel cantano brani degli anni Sessanta e Selezione 1990-2000. Nel 2001 ha composto la colonna sonora del film L’uomo in più scritto e diretto da Paolo Sorrentino, protagonista Toni Servillo. Nel 2007 Bentivoglio debutta come regista del lungometraggio Lascia perdere, Johnny! nel quale interpreta la parte di Gerry Como, a fianco del fratello Toni. Nello stesso anno esce l’album Danson metropoli – Canzoni di Paolo Conte, che segna la trasformazione del gruppo, da orchestra a quartetto, composto da Servillo, Fausto Mesolella, Mimì Ciaramella e Vittorio Remino. Tra il 2008 e il 2009 in occasione dei cinquant’anni della canzone Nel blu dipinto di blu portano a teatro lo spettacolo Uomini in frac, nel quale eseguono alcune canzoni di Domenico Modugno. Dopo l’uscita dell’album L’amico magico (2009), Peppe Servillo ritorna al mondo della recitazione, l’occasione gli viene offerta da Paola Randi che lo inserisce nel cast di Into Paradiso (2010), dove duetta con Gianfelice Imparato, nei panni di un politico corrotto. Nello stesso anno prende parte anche al progetto musicale Passione di John Turturro. Segue poi il film tv Mannaggia alla miseria (2010) di Lina Wertmüller, con Gabriella Pession e Sergio Assisi. Nel 2006 viene scelto come protagonista del film artistico di Mimmo Paladino Quijote, nel quale è Don Chisciotte. Torna poi in un film diretto dai Manetti bros, Paura 3D, nel 2012. Nel 2013 ha riproposto  Memorie di Adriano – Canzoni del clan di Adriano Celentano un progetto che omaggia le canzoni del Clan Celentano. In teatro è Carlo Saporito nella commedia di Eduardo De Filippo Le voci di dentro, regista e protagonista Toni Servillo, una coproduzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, Teatro di Roma, Teatri Uniti in collaborazione con Théâtre du Gymnase, Marseille. Le scene sono di Lino Fiorito, i costumi di Ortensia De Francesco, le luci di Cesare Accetta, il suono di Daghi Rondanini, mentre l’assistente alla regia è Costanza Boccardi. Gli attori sono in ordine di apparizione oltre a Toni Servillo: Betti Pedrazzi, Chiara Baffi, Marcello Romolo, Lucia Mandarini, Gigio Morra, Peppe Servillo, Antonello Cossia, Vincenzo Nemolato, Marianna Robustelli, Daghi Rondanini, Rocco Giordano, Mariangela Robustelli e Francesco Paglino.

di Alessandra Stoppini

20 Giugno 2013  •   Davide   •   0
 
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