28 • novembre • 2020

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I Pini di Roma

Sulla partitura di “pini di Roma” Respighi annotò queste immagini: “I pini di Villa Borghese: giocano i bimbi nella pineta di Villa Borghese, ballano a giro tondo, fingono marce soldatesche e battaglie, si inebriano di strilli come rondini a sera e sciamano via”.
Improvvisamente la scena muta: “pini presso una catacomba: si leva l’ombra dei pini che coronano l’ingresso di una catacomba; sale dal profondo una melodia accorata, si diffonde solenne come un inno e si dilegua misteriosa”. Poi, trascorre per l’aria un fremito: nel plenilunio sereno si profilano i “pini del granicolo”. Un usignolo canta. I “pini della via Appia”: alba nebbiosa sulla via Appia. La campagna tragica e vigilata dai pini solitari. indistinto, incessante, il ritmo di passi innumerevoli. Squillano le buccine e un esercito consolare irrompe verso la Via Sacra, per ascendere al trionfo del Campidoglio”.
Respighi ha scritto questo poema sinfonico nel 1924 eppure, nonostante i profondi mutamenti subiti dalla città, le immagini trascritte dal musicista possono ritrovarsi ancora intatte nei luoghi che lo ispirarono. I pini, bellissimi e solenni, non sono solo il verde di Roma che dispone di grandi parchi e giardini. Molti, come Villa Doria Pamphili, Villa Ada, Villa Scarpa, Villa Celimontana, il Colle Oppio, Villa Balestra e il delizioso Giardino degli Aranci a Sant’Alessio (Aventino), meritano senz’altro uno sguardo. A Villa Borghese, la più grande di Roma, ci accompagna Respighi, a Villa Glori (chiamata anche Parco delle Rimembranze) bisogna andare da soli.
E’ un parco quieto con un’atmosfera un po’ decadente, posto sulla collina dove caddero i fratelli Cairoli, due eroi dell’unità d’Italia. Non furono i soli. Nella sommità della Villa un altare e una colonna ricordano i caduti del Risorgimento periti nella battaglia di Villa Glori. A Roma si deve concedere un attimo di riflessione sul Risorgimento. E’ stato un importante momento storico per la Nazione; sincero, pulito, romantico.
Non è necessario fare grossi sacrifici: dopo la quiete di Villa Glori un po’ di caos nel centro della città, a Porta Pia. Del resto è bene vederla poiché è firmata da Michelangelo. Da questa antica porta di Roma il 20 settembre 1870 le truppe italiane entravano in città. L’unità d’Italia era davvero un fatto compiuto.

 

di Gian Carlo Menchinelli

 

14 Aprile 2010  •   Ponte Milvio Magazine Magazine  •   0
 
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