30 • ottobre • 2020

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Il Fascino della periferia

Sbarcati a Fiumicino, la corsa verso la città meglio farla con un pullman che la collega con l’aeroporto. In pullman verso Roma, dunque, un crescendo di emozioni. Le prime, immancabili, quando il bus costeggia alcuni scavi decentrati di Ostia antica. Ostia fu la prima colonia romana sul mare e il suo grande porto fu proficuamente utilizzato per ingenti traffici commerciali e militari. La Via del Mare, dritta e fresca, corre veloce verso Roma prima di incrociare il traffico della Magliana, quartiere periferico della nuova Roma, incastrato sotto il livello del Tevere tra la via Ostiense e la via Olimpica. A questo punto se si chiedessero le personali impressioni ad un turista londinese, miagolerebbe certamente in cockney: “mixed feelings”; un miscuglio di sentimenti. Giusto. Un miscuglio di sentimenti e di apprensioni ci investe quando dopo aver intravisto e pensato l’ingresso principale, ci troviamo ad entrare dalla porta di servizio. Ma l’inevitabile impatto con la periferia di una megalopoli, anche se questa volta si chiama Roma.

Qui il verde è un colore sconosciuto: mille palazzi tutti uguali, allineati come in un gioco di carte; balconi moltiplicati all’infinito si affacciano come inutili narici per respirare un’aria che non c’è. Eppure la sera da queste case si possono vedere luci tremanti sul pelo del Tevere ed udire il tonfo monotono di una bilancia gettata nell’acqua da un pescatore solitario. Oltre il fiume ombre e neon fanno livido l’orizzonte spezzato dai tralicci del gasometro cittadino. Lontano, disegnate in un chiarore turchino, si accendono e si spengono le silhouettes dell’altra Roma. Perché non riconoscere alla periferia il suo misterioso fascino notturno? Subito dopo Ponte Marconi incontriamo via Ostiense. A destra, la basilica di San Paolo fuori le mura, colorata e massiccia,attira l’attenzione con lo scintillio dell’oro dei mosaici. Fondata dalla matrona romana Lucina, sul luogo della sepoltura dell’apostolo, la Basilica, dopo San Pietro, è la più grande chiesa di Roma. A Porta San Paolo ci sorprende la bianca ed inaspettata sagoma della piramide di Caio Cestio.

Tribuno e pretore del popolo, Caio Cestio fu trucidato nel 43 A.C. nella purga che seguì l’assassinio di Cesare. Trentuno anni più tardi un suo erede di nome Meda ed il liberto Pothus, più per sfida provocatoria ai maestri egizi che per autentica ispirazione, fecero innalzare in soli 330 giorni la piramide in memoria del caro estinto. Presso Porta San Paolo, aperta nel vivo delle Mura Aureliane, si trova l’ingresso del cimitero protestante che alcuni cittadini romani si ostinano a chiamare “cimitero degli inglesi”. Non senza ragione però: in questo raccolto campo, infatti, sono sepolti due grandi poeti del romanticismo: Shelley e Keats. Non sarà tempo perduto portare un fiore a questi amatissimi figli di Albione.


di Gian Carlo Menchinelli

 

15 Aprile 2010  •   Ponte Milvio Magazine Magazine  •   0
 
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