28 • novembre • 2020

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Il Foulard lo stile, il fascino

Indossato nel Medioevo dalle contadine per proteggere il capo dal sole nei campi e dalle nobildonne legato alla vita per comunicare attraverso i colori utilizzati l’appartenenza a questo o a quel casato, mai passato di moda e tramandato di madre in figlia …un “immancabile” nel cassetto di ogni signora che si vanta di sapere il fatto suo in materia di eleganza, l’everlasting in questione è il foulard. Dal provenzale “foulat”, parola riconducibile ad un’operazione di trattamento e pressatura dei tessuti, il foulard tradizionale è un quadrato di seta o di lana normalmente delle dimensioni di 90cm x 90cm sul quale sono raffigurate scene tratte dal mondo della caccia o dei cavalli, disegnati motivi floreali, faunistici o geometrici o, in generale, oggetti che fanno parte della nostra vita. Celebre per esempio è quello raffigurante tutti i violini “famosi” prodotto da una storica firma della moda capitolina o sul quale è stato riprodotto il quadro di Andy Warhol con il ritratto di Liz Taylor e di Marilyn Monroe. Pare vi siano almeno trentasei modi diversi per indossarlo: per coprire il capo, annodato alla gola o alla borsa, come cintura, come corpetto, tra i capelli a mò di treccia. Chi non ricorda la scena del film “Caccia al ladro”, diretto da Alfred Hitchcock nel 1955, in cui una elegantissima Grace Kelly seduta al fianco di Cary Grant durante una corsa in auto per le strade della riviera monegasca recupera al volo il suo foulard “rubato” dal vento? Audrey Hepburn nel film “Colazione da Tiffany” diretto da Blake Edwards nel 1961 indossa grandi occhiali neri ed un foulard legato sotto il mento; Jacqueline Kennedy, passeggiando nelle strette vie di Capri, tiene in una mano quella del piccolo John-John e nell’altra stringe un foulard un po’ stropicciato; ed infine – ma la lista potrebbe durare all’infinito – la regina Elisabetta II d’Inghilterra che va a caccia o a cavallo con stivaloni di gomma ed il foulard annodato “alla contadina” nella sua piovosa ma amata Balmoral in Scozia. Insomma, il foulard sta alle donne come la cravatta agli uomini. Del resto, pare che la cravatta discenda proprio da quel foulard che i guerrieri si annodavano al collo nell’antica Cina centinaia di anni prima della nascita di Cristo. Benché nei fatti il foulard sia sempre presente nel guardaroba, è però vero che per qualche anno stilisti ed esperti di moda l’avevano lasciato un po’ nell’oblio relegandolo come capo di abbigliamento di appannaggio solo della cara nonna, tanto da alimentare addirittura le gag su quelle signore della politica italiana intervistate sempre con l’immancabile foulard al collo. Ma i corsi ed i ricorsi storici insegnano che nella moda come in natura nulla si distrugge: dopo le osservazioni di alcuni guru del settore circa il ruolo “magico” del foulard della Regina Elisabetta II nel renderla una indiscussa icona di stile, anche gli stilisti hanno ricominciato ad usarlo. Prova ne sia il fatto che nel 2008 non vi è stata passerella di Milano, Parigi o New York che non lo abbia riproposto. Viene a questo punto in mente il messaggio intramontabile di Lord Brummel “Non importa ciò che si indossa, ma come lo si indossa”! Non è l’oggetto a creare l’icona ma è l’icona che fa sì che un oggetto diventi mito. Indossiamo quindi il foulard, vecchio o nuovo che sia, con la tranquilla consapevolezza (o se preferite …rassegnazione) che non per questo diventeremo Sua Maestà Britannica o Grace Kelly.

 

di Patricia Ladder

14 Aprile 2010  •   Ponte Milvio Magazine Magazine  •   0
 
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