04 • dicembre • 2020

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Il gusto proibito dello zenzero di Jamie Ford

È trascorso un anno dal 7 Dicembre del ’41 giorno dell’attacco subito dalla Marina militare americana nel porto di Pearl Harbour, nelle Hawaii, ad opera delle truppe aeronavali dell’Impero giapponese e che ha segnato l’entrata degli USA nella II Guerra Mondiale.
La famiglia del ragazzino è cinese e, nonostante viva in America da due generazioni, è rimasta legata alle proprie tradizioni, ai propri riti. Henry è costretto dal padre a portare sul petto un distintivo con su scritto io sono cinese per distinguersi dai giapponesi che rappresentano il nemico. Non è facile la vita per Henry, il quale alla Rainier, la scuola per bianchi che frequenta grazie ad una borsa di studio, viene costantemente angariato e picchiato dai bulli che lo considerano diverso.
Il suo unico amico è Sheldon un raffinato sassofonista jazz di colore che lavora per strada suonando per i turisti. Un giorno nella stessa mensa scolastica dove lavora, Henry conosce Keiko, una ragazza giapponese della sua stessa età, «gli zigomi delicati, la pelle perfetta e liscia, i lineamenti nascosti da una lunga frangetta e dalla ciocche di capelli che le incorniciavano il viso». Keiko diventa immediatamente per Henry un’amica speciale perché sono molte le cose che li accomunano: unici bambini asiatici nella scuola che frequentano e a causa di ciò emarginati

. Si sentono isolati nell’ambiente nel quale vivono, soprattutto Keiko la quale si considera americana e non conosce nemmeno la lingua originaria dei propri genitori. Risultano in pratica divisi tra due mondi, spesso in conflitto tra di loro, ma uniti dalla comune passione per la musica jazz. Pian piano questo loro delicato sentimento si trasforma in amore, ostacolato però dalla guerra: il governo americano ordina, con il Decreto pubblico n.1, l’internamento di tutti i cittadini giapponesi nei campi di concentramento e viene tassativamente vietato a tutti di avere rapporti con loro. Ma nella loro innocenza Henry e Keiko, che viene mandata insieme alla sua famiglia a Camp Harmony, non si arrendono e sfidano la sorte avversa e i pregiudizi pur di rimanere insieme. Nel 1986, quarant’anni dopo, davanti allo storico Hotel Panama, un tempo albergo per scapoli «una porta tra il quartiere cinese di Chinatown e Nihonmachi, il quartiere giapponese», Henry osserva tra la folla la nuova proprietaria.
Questa mostra alla troupe televisiva alcuni oggetti, rinvenuti da casse nascoste nella cantina dell’albergo contenenti effetti personali, appartenuti ad alcune famiglie giapponesi perseguitate e deportate. Tra i tanti oggetti anche l’ombrellino di Keiko, un tuffo nel passato per Henry il quale non ha mai dimenticato il suo primo amore. Jamie Ford per metà cinese, ha portato alla luce un tema poco conosciuto quello dell’internamento della popolazione americana di origine giapponesi durante la II Guerra Mondiale da parte del governo degli Stati Uniti d’America, tenuto nascosto per vergogna ed imbarazzo dalla comunità nippoamericana. Quindi le nuove generazioni non sapevano niente di questo doloroso capitolo che riguardava i loro avi e che il regista Alan Parker nel 1990 ha descritto nel film Benvenuto in paradiso. L’autore dopo la morte del proprio padre, il quale aveva dovuto indossare un distintivo sul quale era scritto io sono cinese, proprio come Henry, per recuperare la memoria del genitore ha iniziato a studiare questo capitolo della recente storia americana.

Quindi tra verità e finzione, l’Hotel Panama esiste veramente come Oscar Holden il proprietario del Black Elks Jazz Club nel quale ora la figlia Grace si esibisce, Ford ha costruito una trama credibile, autentica e commovente. Lo scrittore ha dichiarato durante un’intervista, riferendosi al suo libro dove i capitoli si susseguono tra passato e presente creando un bel gioco di immagine, «Il razzismo nasce dall’ignoranza. Dal tenere conto solo delle differenze culturali ignorando le somiglianze».
Esattamente il contrario di ciò che avviene tra Henry e Keiko uniti da un amore profondo e da una grande comprensione reciproca, i quali si sono riconosciuti l’uno negli occhi dell’altra appena si sono incontrati.
Un esordio delicato, romantico per Il gusto proibito dello zenzero, nel quale si può notare una perfetta e accurata ricostruzione storica della città di Seattle, culla del jazz, dei suoi quartieri e delle sue atmosfere chiassose e nebbiose. Il volume grazie al passaparola dei lettori e dei librai ha venduto negli Stati Uniti 300mila copie. I giovani protagonisti ci raccontano come sia difficile amare quando si hanno 12 anni e le rispettive nazioni di appartenenza sono in guerra tra loro. Ma la forza dell’amore è più forte di ogni egoismo, perché omnia vincit amor.

di Alessandra Stoppini

15 Aprile 2010  •   Ponte Milvio Magazine Magazine  •   0
 
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