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il libro del mese: DUE. di Irene Nemirovsky

 

 

 

 

 Nel romanzo Due di Irène Némirovski (Adelphi 2010) nel 1920 “era la notte di Pasqua, ed era primavera, la prima dopo la guerra”. Un gruppo di ragazze e ragazzi festeggia in una locanda di campagna in riva alla Senna appena fuori Parigi la loro joy de vivre. Sono giovani, ricchi, vitali, esuberanti e hanno fiducia nell’avvenire. “Niente può alterare lo splendore della gioventù”. I giovanotti tra i quali Dominique Hériot e i fratelli Antoine e Gilbert Carmontel appartengono alla buona borghesia, sono appena tornati dal fronte “dal fango delle trincee della Piccardia o dalle sabbie delle Fiandre”, vivono di rendita e non sentono almeno per ora il desiderio di intraprendere qualsiasi professione. Le jeune fille sono le quattro sorelle Segré nate dal matrimonio tra il pittore bohémienne Didier Segré e un’ereditiera francese. Régine, Odile, Marianne ed Evelyne con Solange Saint – Claire, si concedono con facilità ai loro spensierati coetanei. Nonostante la loro presunta libertà d’azione e movimento altro destino non avranno che quello di un matrimonio borghese. Nei loro abiti di mussola rossa “e una collana di piccole sfere d’ambra dorate come acini d’uva” o adornate di volant di pizzo “leggero come schiuma del mare” le ragazze sono falene nelle notti parigine dove “bisognava fare presto, non perdere tempo, respirare, baciare, bere, fare l’amore!”. La loro è una brama di vivere che terminerà presto quando il matrimonio spegnerà ogni passione e desiderio. Inizierà la stagione dei tradimenti, delle incomprensioni, dei capricci, dei malumori. “Come ci si affretta ad amare quando si è giovani!”. Antoine sposa Marianne ma ama ricambiato Evelyne e si domanda “come avveniva, nell’amore coniugale, il passaggio dall’amore all’amicizia? Quando si cessava di tormentarsi l’un l’altro per volersi finalmente bene?”. Antoine si chiede inoltre se il legame coniugale con Marianne sarà lo specchio di quello dei suoi genitori, entrambi di antica e facoltosa stirpe borghese, nel quale il letto rappresentava il simbolo di tanti anni di unione. “La presenza della moglie al suo fianco lo calmava. Eppure in quello stesso letto, quante lacrime, quante notti insonni”. La stessa Marianne dopo anni di matrimonio riflette “Antoine non mi interessa più. E questa mancanza di curiosità, questa passività hanno spento in me ogni fonte di sofferenza e di felicità”.

Irène Némirovsky in questo romanzo dal sapore antico compie un’analisi dell’amore coniugale che nel corso del tempo diventa amicizia, complicità, sostegno, alleanza ma anche compromesso. Antoine cresce e capisce che i migliori anni della sua vita sono ormai alle spalle. Ogni tanto avverte “quell’ansia che coglie l’uomo, quando si rende conto, lui, debole creatura umana, di dover procurare il pane, la sicurezza, la felicità, ad altre creature, più deboli ancora di lui… “.  Forse anche questa vita può assumere le sembianze della felicità, l’importante è accettare tutto ciò, anche se a volte non è semplice perché “ogni amore umano, per durare, dev’essere nutrito di passione… ”. Il romanzo si sviluppa tra il 1920 e il 1930 e il lettore vede i protagonisti crescere, assumersi le loro responsabilità e assomigliare ai loro genitori una volta derisi e detestati.  Non sono più i belli e dannati di Fitzgerald senza prospettive che vivono l’attimo fuggente. Quando il volume uscì in Francia nel 1939, l’Editions Albin Michel lo presentarono come “il primo romanzo d’amore di Irène Némirovsky”. Solamente due anni dopo la pubblicazione del libro, la grande scrittrice nata in una ricca famiglia ebrea di origine russa ma francese d’adozione, sarebbe morta nel campo di concentramento di Auschwitz. Una vita breve dal tragico destino che Olivier Philipponat e Patrick Lienhardt hanno rievocato nella biografia “La vita di Irène Némirovsky” Adelphi (2009). Gli autori aiutati dalla figlia della scrittrice Denise Epstein, consultando per tre anni carte inedite, manoscritti, diari, lettere hanno ripercorso la vita di Irène, la nascita in Ucraina nel 1903, la fuga in Francia dopo la rivoluzione russa del ’17, la brillante vita parigina, i primi successi letterari, il matrimonio con l’ingegnere Michel Epstein e la nascita di Elisabeth e Denise, la morte nel campo di sterminio nel 1942. In una valigia marrone Irène aveva lasciato in custodia alle sue figlie tra le tante carte anche il manoscritto originale di Suite francaise, il suo capolavoro, la voce più alta della sua prosa, un classico della narrativa francese del Novecento pubblicato nel 2004 in Francia. La casa editrice Adelphi, consapevole del ruolo rilevante che Irène Némirovsky occupa nella letteratura europea, nel 2005 ha iniziato da Suite francese a ristampare l’opera omnia della scrittrice.

Duex romanzo finora inedito in Italia, è un magnifico affresco della Francia, di Parigi e dei suoi abitanti tra serate allegre, dove lo champagne corre a fiumi dentro case importanti e alberghi di lusso mentre la Senna con le sue acque placide osserva i movimenti e i mutamenti dei parigini e di un periodo indimenticabile. Attraverso la storia delle famiglie Carmondel e Segré che hanno unito i loro destini, l’autrice racconta con doloroso e malinconico disincanto la nostalgia di un amore, il testamento di una giovinezza perduta e di un’epoca a cavallo tra due spaventose guerre mondiali.

Senza amore, senza ancora immaginare il piacere, il presentimento dell’amore e del piacere dava a quelle carezze incompiute, ansimanti, un sapore che non avrebbero più ritrovato”.

 

a cura di Alessandra Stoppini 

 

21 Giugno 2010  •   Ponte Milvio Magazine Magazine  •   0
 
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