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IL LIBRO DEL MESE – Un covo di vipere. Andrea Camilleri

 

È una foresta “virgini” e ”’ntricata” quella nella quale Salvo e Livia “si erano vinuti ad attrovari, senza sapiri né pircome né pirchì”. Il commissario e la sua fidanzata si trovavano dentro il celebre quadro Il Doganiere di Rousseau quando all’improvviso un usignolo, posatosi su di un ramo, dopo aver fatto una specie di inchino agli ospiti “attaccò Il cielo in una stanza”. Poi vi fu un botto, “un secunno, un terzo cchiù forti di tutti e Montalbano si arrisbigliò”. L’estate stava volgendo al termine, in queste prime ore del mattino a Marinella era appena scoppiato un “grannissimo temporali” proprio “uno di quelli che segnano la morti della stati”. Salvo si era alzato e si era diretto verso la verandina perché la “friscata” proveniva da quella parte. Aprendo la porta – finestra il commissario si era accorto che nella verandina, seduto per terra, c’era un “cinquantino malo vistuto, la giacchetta strazzata, la varva longa che pare Mosè”. Si trattava di un vagabondo dall’insolito eloquio forbito, fornito di una voce educata che parlava un “taliano pirfetto, bravo a friscare squasi quanto l’usignolo del sogno” che viveva in una grotta poco distante. Dopo questo simbolico incontro Montalbano, non aveva fatto in tempo a varcare la soglia del commissariato che era stato accolto da un trafelato Catarella. “Ah dottori dottori! Un micidio ci fu!”. All’interno del villino Mariella, in contrada Pisacane, a Vigata il ragionier Cosimo Barletta è stato trovato cadavere. La vittima si trova seduto nel tavolo della cucina, sorpreso da un colpo di pistola alla nuca dopo aver bevuto una tazza di caffè. Vedovo, due figli adulti Arturo e Giovanna, il “raggiuneri” apparentemente conduceva una vita irreprensibile ma Montalbano scavando nella vita dell’uomo si era subito reso conto che Barletta possedeva un carattere laido e che “negli affari non ci annava tanto per il sottile”. “Fimminaro”, ricattatore e strozzino, amante di giovani ventenni, questo era stato il ragionier Barletta quindi il numero delle persone che avevano motivo di odio verso di lui doveva essere una cifra a due zeri. “’Na bella famiglia, non c’era che dire! Forsi un covo di vipere era meglio”. In parole povere “l’indagini s’apprisintava come ‘na grandissima rottura di cabbasisi”. Erano queste le riflessioni del commissario mentre alla fine di una “jornata grigia e picchiusa” si trovava a contemplare l’orizzonte, antica abitudine di Salvo per “puliziarsi i purmona e le menti respiranno aria marina”. Proprio nel momento in cui Montalbano doveva far luce su chi aveva ucciso un uomo capace di tutto, abbietto, disgustoso e malvagio, da Genova era in arrivo Livia… ci sarebbe sempre stato tempo per la consueta azzuffatina.

fotografo Fabrizio Di Giulio – gentile concessione Ufficio stampa Rai

Andrea Camilleri, il più venduto, amato e popolare dei nostri autori ha confessato di avere un rapporto di amore – d’odio con il commissario che gli ha regalato il successo. “Lui mi ha fottuto, finisce sempre per catturare la mia attenzione”. “Montalbano è un cognome diffusissimo in Sicilia, ho scelto il nome del commissario per gratitudine nei confronti di Manuel Vàsquez Montalban, leggendo un suo libro capii come dovevo disporre i capitoli del Birraio di Preston”. Una lunga e onorata carriera da produttore (tra i quali il celebre sceneggiato Le inchieste del Commissario Maigret con Gino Cervi) e regista Rai, lo scrittore nato a Porto Empedocle nel 1925, scrive da soli 34 anni. La serie dedicata al commissario Montalbano (nella quale Camilleri si serve a piene mani della lingua siciliana, perché “il dialetto è una ricchezza”) è nata nel 1994 con La forma dell’acqua poi “siccome ‘sto personaggio non ero riuscito a narrarlo compiutamente, allora decisi di scrivere il secondo romanzo Il cane di terracotta”. Da allora il successo del commissario di Vigata che possiede la stessa onestà intellettuale del padre di Camilleri è stato ininterrotto. Basta leggere le cifre che lo testimoniano: 16 milioni di copie vendute in edizione Sellerio, traduzioni in oltre trenta paesi mentre la media delle prime tirature è di 450mila copie per la serie di Montalbano. L’inventore del commissario onnipresente in libreria e in tv (gli ultimi 4 episodi del Commissario Montalbano andati in onda su Rai 1 hanno fatto un ascolto medio di 10,1 milioni ed uno share del 36%) osserva con pacato disincanto lo straordinario successo della sua creatura di carta che lo colloca sempre ai vertici della classifica dei libri più venduti nel nostro Paese. “Montalbano è un uomo normale, niente di speciale, fedele quanto può, infedele quando proprio non riesce a farne a meno, rispettoso della parola data ma esposto alla forza del sentimento imprevisto”. Ora Salvo ha 58 anni, è un uomo maturo che avverte la solitudine forse perché si specchia nella solitudine del vagabondo – gentiluomo anche se il bravo commissario sa che “il vagabunno è stato costretto dalle circostanzie alla solitudini”, mentre lui la pratica per libera scelta. Per quanto riguarda i personaggi che fanno da suggestivo contorno a Salvo (lo sciupafimmine vicecommissario Mimì Augello, il fidato Giuseppe Fazio, l’irresistibile Catarella dal surreale linguaggio, il rompiscatole questore Bonetti – Alderighi e l’anatomo – patologo Dottor Pasquano), sono tutti “un mosaico, un insieme di tessere” di persone diverse.

fotografo Fabrizio Di Giulio – gentile concessione Ufficio stampa Rai

In questa nuova indagine di Montalbano scritta nel 2008, Camilleri si conferma ancora una volta un autentico cantastorie di sublime bravura capace di affascinare il lettore con la sua descrizione di una Sicilia metafisica, nella quale la cittadina immaginaria di Vigata è vista come un luogo dell’anima, ancestrale. Forse pochi sanno che la cosa che rende felice il più grande narratore italiano del trentennio, che senza volerlo ha saputo accorciare le differenze di mentalità e le distanze tra gli italiani, è sapere che chi legge i suoi romanzi ride di gusto. “Parivano Adamo ed Eva in quanto erano tutti e dù completamente nudi e si cummigliavano le cosiddette vrigogne, le quali, a pinsarci bono, non avevano niente di vrigognoso, con le classiche foglie di fico che si erano accattate da ‘na bancarella all’entrata a un euro l’una ed erano fatte di plastica”.

di Alessandra Stoppini


Andrea Camilleri
Un covo di vipere
Sellerio 2013
Pp. 304 – 14,00 Euro

20 Giugno 2013  •   Davide   •   0
 
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