05 • dicembre • 2020

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Il libro del mese:Romancing Miss Bronte di Juliet Gael

Il dipinto a olio realizzato da Patrick Branwell Bronte nel 1834 ritrae Charlotte, Anne ed Emily vestite secondo la moda vittoriana dell’epoca: maniche a grande sbuffo sulle spalle e un largo colletto. In questo gruppo di sorelle di talento, Charlotte, la maggiore (1816 – 1855) è ritratta a destra del pilastro, dall’altro lato della colonna, ritta nell’ombra, appare Emily (1818 – 1848) con appoggiato alla spalla il viso di Anne (1820 – 1849). Le espressioni tristi e intense di Emily e Anne sono un presagio della loro sorte. Di lì a pochi anni sarebbero morte entrambe di tubercolosi seguendo lo stesso tragico destino di Mary, Elisabeth e Branwell e della stessa Charlotte l’ultima dei fratelli Bronte ad abbandonare per sempre la canonica del villaggio di Haworth vicino a Keighley nello Yorkshire nel nord dell’Inghilterra.

L’americana Judith Gael un Master in letteratura inglese, descrive tra biografia e romanzo l’universo delle sorelle Bronte circoscritto nei modesti spazi della proprietà parrocchiale dove il padre Patrick, irlandese di origine dalla mentalità rigida e chiusa, esercitava le funzioni di pastore anglicano. Nella canonica che “se ne stava tutta sola in cima a quella ripida collina” le ragazze erano cresciute isolate e protette dal mondo, allevate e accudite dalla zia materna Elisabeth Branwell e dalla fedele governante Tabhita Tabby Aykroyd, dopo che la loro madre Maria era morta di cancro nel 1821, indebolita da ben sei gravidanze. Oltre la casa “tipica costruzione georgiana di mattoni a due piani”, “si estendeva l’immenso cielo tempestoso”, la vastità delle colline, della brughiera spazzata dal vento settentrionale che faceva turbinare le distese di erica e ginestrone. In questo luogo spartano e solitario, dove le uniche abitazioni erano, oltre alla canonica situata vicino al cimitero, la scuola e la casa del sacrestano, tre giovani donne “trovavano rifugio dal dolore nella reciproca compagnia” scrivendo la sera, dopo una cena frugale quando le domestiche Tabby e Martha erano andate a riposare. Mentre l’anziano padre semi cieco e Branwell, prigioniero dell’alcool e reso schiavo dell’oppio a causa di un amore infelice, dormivano, Charlotte, Emily e Anne lavoravano a lume di candela. Le ragazze erano cresciute così, forse “socialmente manchevoli”, certo “intellettualmente dotate” e nel loro intimo “convinte del loro valore”. Le Bronte adoravano il loro mondo ristretto, dove fondamentali erano i libri, i dipinti e la musica. “In società non erano nulla, ma all’interno del loro universo mentale erano dei giganti”.

Romancing Miss Bronte redatto dall’autrice dopo decenni di ricerche con uno stile sicuro ed elegante, rende partecipe il lettore delle aspirazioni di Charlotte: fallito il progetto di aprire una scuola, la donna “oscillava tra l’ambizione e la rinuncia di sé”. Donna intelligente e acuta, Charlotte reduce da un amore non corrisposto per il professor Costantine Héger, ahimè sposato, che aveva conosciuto nel 1842 a Bruxelles, quando con Emily era andata nella città belga a studiare francese, si era resa conto che “la sconfitta del fratello e la cecità del padre aprivano la strada a una nuova possibilità, un nuovo ruolo per lei”.

“Seguendo un corso sulle Bronte sono rimasta affascinata dalla loro personalità e in particolare dal rapporto con il padre, il reverendo Patrick” ha dichiarato l’autrice ora residente a Firenze. Può sembrare impossibile che Charlotte, Emily e Anne abbiano scritto le loro poesie e i loro originali romanzi nella canonica all’insaputa del padre e del fratello. Eppure la storia ci dice che è andata così, perché le speranze di Charlotte “erano confinate nella sua immaginazione”. Il romanzo biografico inoltre è un fedele e veritiero ritratto della condizione della donna nell’Inghilterra della prima metà dell’Ottocento. ”Il legame familiare tra le figlie, Charlotte in particolare, e il reverendo, racconta in maniera esemplare quanto fosse difficile e conflittuale per una donna dell’epoca, trovare un ruolo in una società dominata dal padre”. Judith Gael per ritrarre quell’alone di romanticismo e tragedia che ha sempre circondato le vicende che ruotano attorno alle sorelle Bronte, fa iniziare il volume nel settembre del 1846 con l’arrivo nella canonica di Haworth di Arthur Nicholls, il nuovo curato “uomo alto e dalle spalle larghe” che “all’inizio di questa vicenda non è importante, ma lo diventerà alla fine”. “Fece il suo arrivo a bordo di un carro stipato di gabbie di polli e balle di fieno, guidato da un rozzo contadino che non aveva detto una sola parola per tutto il viaggio, se non per imprecare contro il cavallo”. In quel periodo dell’anno nella brughiera “il vento era mite, denso il profumo dell’erica”. Arthur proveniente dalla natia Irlanda e stabilitosi nella casa del sagrestano John Brown, si rese subito conto che la famiglia Bronte era “costantemente fonte di gustosi pettegolezzi”: un padre autoritario ed eccentrico, un figlio brillante che si era rivelato una profonda delusione “e tre figlie che sembravano fantasmi, sebbene la gente del villaggio le considerasse molto orgogliose”. Il fiero, riservato e cortese Nicholls comprese fin da subito che tra i quattro fratelli vi era un legame esclusivo, non solo perché si assomigliavano fisicamente moltissimo. Branwell, Charlotte, Emily e Anne “fin da piccoli avevano forgiato un legame assolutamente speciale, creando mondi fantastici, straordinari e complessi e trasformandoli in favole che avevano portato emozione e incanto nella loro esistenza solitaria, in quel piccolo e monotono villaggio”. Quando Arthur entrò nella semplice esistenza di Charlotte, la donna si considerava ormai una vecchia zitella poco attraente ancora legata al ricordo dell’amore per Héger, il quale dopo tanti anni le procurava “una sorda, dolorosa, mestizia”. Arthur fin da subito era rimasto colpito dall’orgogliosa Charlotte, erano due anime affini perché entrambi possedevano quell’affascinante contrasto “tra ciò che appariva in superficie e quello che c’era dentro”. L’intuitiva Charlotte aveva capito già da molto tempo che scrivere rappresentava per lei e per le sorelle una missione, una vocazione. “E se pubblicassimo le nostre poesie insieme?”. In segreto come cospiratrici decisero di pubblicare un volumetto di poesie sotto pseudonimo. La casa editrice londinese Aylott & Jones accettò di pubblicare la raccolta di poesie dei fratelli Currer, Ellis e Acton Bell. “E, così, quando la primavera seguente, le bozze del loro volumetto di poesia arrivarono, ognuna si era già buttata anima e corpo nella stesura del primo romanzo”. Di quel volumetto pubblicato a spese delle Bronte, furono vendute solo due copie nonostante alcune critiche positive, ma il viaggio verso l’immortalità letteraria era iniziato.

Tra le tante pagine di un libro che restituisce alla perfezione la costanza e la tenacia di tre donne che cercavano un posto nel mondo attraverso l’amore per la bella scrittura, scegliamo quelle dedicate alla genesi di due capolavori assoluti: Cime tempestose e Jane Eyre. “Mi troverò un marito zingaro. Alto, ardente di passione e praticamente uguale a un eroe di Walter Scott”. Così da giovane Emily aveva descritto alle sorelle un suo eventuale futuro marito, non immaginando che aveva tracciato la figura di Heathcliff, il protagonista del suo unico libro Cime tempestose. Heathcliff e Cathy gli amanti immortali che ancora si cercano nella brughiera, straordinario dramma umano edito con lo pseudonimo di Ellis Bell, che allora non fu capito sia per la sua struttura innovativa sia per i contenuti. Oggi l’originalità e la potenza di Wuthering Heights ne fanno un classico della letteratura mondiale e uno dei migliori esempi della letteratura vittoriana. Durante un’estate particolarmente calda e assolata Charlotte iniziò a delineare la personalità di Jane Eire, giovane “dotata di passione e anima, forse una governante, povera e semplice come lei stessa, tuttavia non servile e nemmeno docile d’animo”. La storia di Jane Eire sarebbe stata ambientata in una grande dimora gotica dominata da un padrone orgoglioso e misterioso chiamato Edward Rochester, affascinato da Jane “inferiore al padrone come rango, ma per il resto pari a lui in tutto e per tutto”. In Jane Eyre la fosca atmosfera del Pensionato per figlie di pastori poveri a Cowan Bridge nel Lancashire, il cui freddo e la dura disciplina erano state la causa della morte di Mary ed Elisabeth e avrebbero minato per sempre le condizioni di salute di Charlotte ed Emily, fu ripresa da Charlotte per descrivere lo squallore del collegio di Lowood nelle prime pagine del volume. Un romanzo in tre volumi (chiamato three – decker, letteralmente a tre ponti, format tipico del mercato editoriale vittoriano) di pelle verde pubblicato dalla casa editrice londinese Smith, Elder & Co. che avrebbe riscosso subito un grande successo di pubblico e critica sempre con il nome di Currer Bell.

Nel posto isolato e tranquillo di Haworth e nella canonica del reverendo Bronte, oggi museo di proprietà della Bronte Society, la più antica società letteraria del mondo nata nel 1893, Emily, che nutriva un amore particolare per la brughiera, ancora passeggia tra le montagnole d’erica e le fronde di felce. Anne che era deliziata dalle “vedute distanti” si trova nelle “sfumature azzurre, nelle pallide foschie, nelle onde e nelle ombre dell’orizzonte”, Charlotte è sempre intenta a scrivere al chiarore della candela nel silenzio notturno della campagna ondulata. Sono le stesse anime immortali dipinte da Branwell Bronte alle quali Judith Gael ha dato voce e sentimento in un romanzo appassionato, appassionante e unico.


di Alessandra Stoppini

21 Giugno 2012  •   Davide   •   0
 
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