25 • gennaio • 2021

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Il mestiere di fisioterapista

La dimensione del fenomeno ha portato un alto numero di operatori nella professione: secondo un’indagine del Conaps (Coordinamento nazionale delle professioni sanitarie) sui 150 mila che operano nel settore riabilitativo ci sono 100 mila  abusivi. Purtroppo – ci dice la Dott.ssa Valentina Bisogno, laureata in scienze riabilitative all’Università La Sapienza di Roma – non esiste nel nostro paese un ordine o un albo dei fisioterapisti e il paziente corre il rischio di trovarsi nelle mani di un operatore abusivo che esibisce titoli falsi o conseguiti in università straniere inesistenti, con conseguenze che possono essere anche gravi (lesioni, cronicizzazione del dolore, ecc).

Sulla professione del fisioterapista, sulla sua ormai riconosciuta importanza dalla cultura medica, la dott.ssa Bisogno, che con i colleghi Veronica Donati e Gianluca Farese gestisce un noto Centro medico riabilitativo nel quartiere Talenti a Roma, ha cortesemente risposto ad alcune nostre domande.

Il fisioterapista è una figura che esiste da molto tempo fra le professioni sanitarie, ma recentemente ha ampliato il suo raggio di azione, dal momento che non si limita solo ad intervenire in presenza di patologie ma anche in sede preventiva. Sì, è vero, si tratta di un fenomeno legato soprattutto alla continua evoluzione delle tecniche riabilitative e delle sue applicazioni. Contestualmente si è registrato un notevole innalzamento qualitativo nella preparazione del fisioterapista. Oggi per esercitare la professione occorre aver conseguito la laurea magistrale di primo livello. Ai corsi di laurea si accede dopo un esame di ammissione piuttosto selettivo (ogni anno sono ammessi solo trenta studenti per ateneo) e un corso di studi molto impegnativo con obbligo di frequenza alle lezioni teoriche e un elevato numero di ore di tirocinio  in ospedali e istituti universitari specializzati.

Quali sono gli interventi che vengono più richiesti presso il vostro Centro? I nostri pazienti più numerosi sono quelli che soffrono di dolori articolari e, specialmente, di mal di schiena. Tanti sono i problemi legati alla schiena che possono portare squilibrio all’intero organismo. Per i pazienti il fisioterapista, dopo aver esaminato l’apparato muscolare, la curvatura della colonna vertebrale e le capacità di movimento del paziente, è in grado di valutare le cause del dolore e di capire se è riducibile e come. Viene quindi messa in atto una terapia riabilitativa che prevede tecniche di rieducazione funzionale, manipolazioni, ginnastica e interventi con l’ausilio di macchine strumentali. E poiché il segreto di una schiena in buone condizioni è nella postura, nel nostro Centro si tengono corsi di ginnastica posturale che hanno finalità preventive e di rieducazione funzionale. Oggi siamo tutti esposti a questi rischi. Il mal di schiena arriva da lontano, dall’età di sviluppo dell’apparato scheletrico (sei-dieci anni) e si manifesta già da adolescenti per le tante ore seduti sui banchi di scuola, dinanzi alla playstation o alla tv e, nel corso degli anni, nell’età giovanile e adulta per la lunga permanenza alla scrivania, al computer e, in generale, per la vita sedentaria. Le contrazioni anomale e dolorose dei muscoli nascono spesso da posizioni sbagliate: di qui la necessità di conoscere quelle corrette e di essere così in grado di autocorreggersi per evitare errori posturali futuri.

Quali sono le posture scorrette più comuni? Per chi passa molte ore al computer, ad esempio, un monitor che non sia all’altezza giusta. In questa situazione le spalle ed il collo, in tensione, sovraccaricano i muscoli della schiena e i dischi intervertebrali provocando l’affaticamento della colonna.

Anche una sedia sbagliata può essere causa di dolori? Certamente. Le statistiche indicano che il mal di schiena è tra le cause più frequenti di assenza dal lavoro dei colletti bianchi (circa il 20% di essi soffre di mal di schiena)

Altre patologie frequenti che necessitano l’opera  del fisioterapista? Come ho accennato, tutti gli altri dolori articolari che ben conosciamo, e per guarirli occorre far riacquistare flessibilità alle articolazioni, magari giocando d’anticipo. Solo inserita in un piano di assistenza reumatologica, la fisioterapia riabilitativa può essere efficace per ridurre il dolore e l’infiammazione articolare. A seconda del grado di patologia e della parte del corpo colpita ci sono terapie fisiche strumentali che sfruttano diverse forme di energia come il laser, i campi magnetici o gli ultrasuoni. Come coadiuvante nelle cure fisioterapiche l’attività fisica è senza dubbio di grande efficacia. Camminare a passo svelto, nuotare, fare tutte quelle attività che non comportano sollecitazioni eccessive per le articolazioni possono rivelarsi molto utili. Ma spesso questo movimento non è sufficiente e sono necessarie terapie mirate sull’articolazione interessata che indichino posture corrette, guidino allo svolgimento di movimenti dolci e al rafforzamento di muscoli deficitari che, attraverso la costruzione di un buon equilibrio neuromuscolare, riducano il dolore e restituiscano, almeno in parte, la funzionalità all’articolazione. Numerosi sono anche i pazienti che, praticando attività sportive a livello amatoriale, si procurano contusioni, stiramenti, distorsioni o, reduci da interventi chirurgici per infortuni, devono riacquistare il tono muscolare o recuperare la funzionalità degli arti: sciatori, giocatori di calcetto e di tennis, ciclisti, ecc.

Sono  interessata agli infortuni dei tennisti perché ho diversi amici che praticano il tennis. Per i tennisti frequenti sono i casi del c.d. gomito del tennista, patologia che principalmente si manifesta con forte dolore localizzato sulla parte esterna del gomito. Occorre, in questo caso, intervenire tempestivamente se non si vuole che la tendinite sfoci in tendinopatia con il dolore che tende a cronicizzarsi. La terapia prevede, dopo un adeguato periodo di riposo, un programma di fisioterapia abbinato all’assunzione di farmaci anti-infiammatori. Solo in caso perduri il dolore, l’ortopedico provvede a infiltrazioni locali con cortisonici.

di Alessandra Stoppini

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29 Dicembre 2012  •   Davide   •   0
 
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