30 • ottobre • 2020

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Il Primitivo di Manduria

Già dalla metà dell’800, dopo essere stata colpita della fillossera,  la Francia scoprì la Puglia e la Sicilia come serbatoio per i vini da taglio. I vini pugliesi partivano inoltre anche con destinazione Torino per la produzione del  Vermouth.
Il destino sembrava scritto per sempre. Ultimamente questi vini, usati per migliorarne altri magari famosi e dal nome molto conosciuto, grazie al lavoro di alcuni coraggiosi produttori si stanno invece facendo strada e c’è chi ha pronosticato per loro un successo paragonabile al Nero d’Avola, stella nel firmamento vitivinicolo siciliano.

Origine e cenni storici del vitigno
Ritenuto originario della Puglia dove è largamente diffuso oggi, dopo recenti analisi del DNA e studi dell’Università di Davis in California, ha preso piede l’idea che l’origine del vitigno sia in Dalmazia e che poi sia stato importato successivamente in Puglia alcuni secoli fa.   la sua diffusione  avvenne dapprima nella zona di Gioia del Colle (seconda metà del’700), poi  in Manduria circa un secolo dopo. Gli studi compiuti hanno oltre a ciò confermato la identicità del Primitivo e  dello Zinfandel, vini  con le stesse caratteristiche del Plavac Mali in Croazia. Lo Zinfandel è di origine ungherese ed è stato portato in California intorno al 1860 dal imprenditore Agoston Haraszthy insieme ad una vasta scelta di barbatelle di altri vitigni su incarico del terzo presidente degli Stati Uniti Thomas Jefferson, che da grande intenditore di vino aveva anche visitato le più famose regioni vitivinicole in Europa.

Zona di elezione
Il Primitivo è diffuso nelle province di Bari, Brindisi, Lecce e nella provincia di Taranto; ma è soprattutto in due zone che da il suo meglio : quella barese sull’altopiano delle Murge, caratterizzata da un’altitudine fino a 400 metri e suoli calcarei e rocciosi; e nella Manduria, con un terreno caratterizzato da rocce calcare cretacee con depositi alluvionali ( le famose terre rosse).

Ha trovato un habitat straordinariamente favorevole particolarmente  lungo il mare, dove il clima è meno caldo perché più ventilato. La zona del Primitivo di Manduria è limitata ad un’area che comprende numerosi comuni nella provincia di Taranto ed alcuni in quella di Brindisi.E sono stati proprio i produttori del Tarantino e della penisola del Salento che hanno saputo dare nuova linfa  al vino pugliese rendendosi conto della potenzialità del Primitivo, una volta scoperta l’identicità con lo Zinfandel oltre l’Atlantico. Così la Puglia cominciando a migliorare la lavorazione in vigna e riducendo drasticamente la resa ha sfidato la California. Importanti interventi nella vinificazione utilizzando tecniche enologiche moderne hanno infine tolto la nota troppo selvatica al Primitivo, trasformandolo in un vino più gentile ed elegante e con un tasso alcolico meno aggressivo.

Il vitigno rientra nelle DOC Primitivo di Manduria, Salice Salentino e Gioia del Colle
ed è insieme al Montepulciano, Sangiovese, Negroamaro e Malvasia, anche una varietà importante nel Gioia del Colle Rosso e Rosato.
Troviamo il Primitivo pure in Campania come protagonista (85%) nel Primitivo di Falerno del Massico e come componente nel Cilento Rosato, oltre che in Basilicata nella zona di Matera.

I numeri
La Puglia si conferma in base ai dati Istat 2009 una delle regioni principali del vino italiano, seconda soltanto al Veneto per superficie dedicata ai vitigni e al quarto posto per volumi, anche se mostra un calo rilevante della produzione, che scende dell’8% annuo negli ultimi 5 a i. In provincia di Brindisi la produzione è stata nel 2009 meno della metà del 2005,  quella della provincia di Bari è scesa del 30%. Le superfici dei vitigni scendono dell’1% annuo nei 5 anni presi in considerazione: in pratica circa 5000 ettari persi in un quinquennio.
Ancora oggi circa due terzi della produzione pugliese si riferisce a vini da tavola, un numero che conferma la potenzialità di sviluppo di qualità che c’è nella regione.
C’è una prevalenza di vini rossi e rosati.
Nel 2009 il Salice Salentino supera tutti i 26 DOC (Denominazione di origine controllata) in Puglia con 100 mila hl, seguito da Castel del Monte con 73 mila. Dal punto di vista delle superfici invece, dopo il Salice Salentino con 2142 ettari viene il Primitivo di Manduria con 1899 ettari.

Le caratteristiche
Il nome Primitivo deriva dalla maturità particolarmente precoce che comincia già con l’anticipato germogliamento e la fioritura. La prima vendemmia avviene per il Primitivo di Manduria tra la fine di agosto e l’inizio di settembre. Il ciclo di maturazione è particolarmente importante: il Primitivo ha bisogno del clima caldo e secco del sud: periodi di pioggia nel mese di agosto potrebbero creare grossi problemi.
Del Primitivo conquistano  il suo colore profondo rosso rubino, il profumo intenso, fruttato, floreale e speziato, la sua potenza, ingentilita e resa elegante, i tannini vellutati e la sua morbidezza.

Altre perle vitivinicole della Puglia
Se il Primitivo è ormai un emblema della Puglia, un’incredibile moltitudine di altri vitigni autoctoni singolari stanno crescendo: Dal Negroamaro del Salento, ad esempio, il vitigno con la radice “negro” e le probabili origini orientali, si ricava uno dei vini rosati italiani più interessanti. Il termine amaro si deve alla macerazione sulle bucce molto prolungata, usata in epoche passate, che davano un gusto amaricante. Dall’Uva di Troia, altro vitigno autoctono, si comincia a produrre qualche elegante, fruttato Nero di Troia nella zona di Castel del Monte in provincia di Bari;  la Malvasia nera di Lecce/Brindisi, una delle 16 della numerosa famiglia delle Malvasie, particolarmente diffuso nei comuni del Nord Salento, sembra un ulteriore promessa.

Troviamo il Primitivo pure in Campania come protagonista (85%) nel Primitivo di Falerno del Massico e come componente nel Cilento Rosato, oltre che in Basilicata nella zona di Matera.

I numeri
La Puglia si conferma in base ai dati Istat 2009 una delle regioni principali del vino italiano, seconda soltanto al Veneto per superficie dedicata ai vitigni e al quarto posto per volumi, anche se mostra un calo rilevante della produzione, che scende dell’8% annuo negli ultimi 5 a i. In provincia di Brindisi la produzione è stata nel 2009 meno della metà del 2005,  quella della provincia di Bari è scesa del 30%. Le superfici dei vitigni scendono dell’1% annuo nei 5 anni presi in considerazione: in pratica circa 5000 ettari persi in un quinquennio.
Ancora oggi circa due terzi della produzione pugliese si riferisce a vini da tavola, un numero che conferma la potenzialità di sviluppo di qualità che c’è nella regione.
C’è una prevalenza di vini rossi e rosati.
Nel 2009 il Salice Salentino supera tutti i 26 DOC (Denominazione di origine controllata) in Puglia con 100 mila hl, seguito da Castel del Monte con 73 mila. Dal punto di vista delle superfici invece, dopo il Salice Salentino con 2142 ettari viene il Primitivo di Manduria con 1899 ettari.

Le caratteristiche
Il nome Primitivo deriva dalla maturità particolarmente precoce che comincia già con l’anticipato germogliamento e la fioritura. La prima vendemmia avviene per il Primitivo di Manduria tra la fine di agosto e l’inizio di settembre. Il ciclo di maturazione è particolarmente importante: il Primitivo ha bisogno del clima caldo e secco del sud: periodi di pioggia nel mese di agosto potrebbero creare grossi problemi.
Del Primitivo conquistano  il suo colore profondo rosso rubino, il profumo intenso, fruttato, floreale e speziato, la sua potenza, ingentilita e resa elegante, i tannini vellutati e la sua morbidezza.

Altre perle vitivinicole della Puglia
Se il Primitivo è ormai un emblema della Puglia, un’incredibile moltitudine di altri vitigni autoctoni singolari stanno crescendo: Dal Negroamaro del Salento, ad esempio, il vitigno con la radice “negro” e le probabili origini orientali, si ricava uno dei vini rosati italiani più interessanti. Il termine amaro si deve alla macerazione sulle bucce molto prolungata, usata in epoche passate, che davano un gusto amaricante. Dall’Uva di Troia, altro vitigno autoctono, si comincia a produrre qualche elegante, fruttato Nero di Troia nella zona di Castel del Monte in provincia di Bari;  la Malvasia nera di Lecce/Brindisi, una delle 16 della numerosa famiglia delle Malvasie, particolarmente diffuso nei comuni del Nord Salento, sembra un ulteriore promessa.

Ursula Prugger Sommelier AIS Master class
www.ulimengo.it 

25 Luglio 2011  •   Davide   •   0
 
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