31 • ottobre • 2020

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Intervista ad Alain Elkann, cittadino del mondo.

 

 

Anche se la cultura è sempre stata al centro dei Suoi interessi, possiamo dire che il fil rouge che lega la Sua vita è la scrittura?

La scrittura è la cosa più importante, a parte i figli e i nipoti. La cosa alla quale sono stato fedele tutta la vita. Ancora oggi è quello che mi piace. Ieri ero a Londra ho comprato un quaderno e ho scritto. Scrivere per me è un modo di vivere, è la mia vita. Non credo che saprei vivere senza scrivere. La vita quotidiana m’ispira per scrivere. I miei romanzi, i miei libri sono sempre un po’ come degli spicchi, cioè espressioni varie di cose che mi colpiscono in quel momento e perciò sento il bisogno di parlarne.

Il significato profondo dei volumi Essere ebreo con Elio Toaff ed Essere musulmano con El Hassan bin Talal è che solo il dialogo reciproco può segnare la sconfitta di qualunque forma di razzismo e di discriminazione. Desidera chiarire il concetto?

È chiaro che non si costruiscono dei ponti se non si aprono dei dialoghi, se non ci si parla. La diversità religiosa è una ricchezza. Bisogna lavorare in questo senso e far parlare delle persone illuminate come appunto il rabbino Toaff oppure il Principe El Hassan bin Talal, persone apprezzabili sia per quello che hanno fatto sia per come conducono la loro vita e così via… sono dei testimonial della possibilità e della necessità di un dialogo pacifico. Come sia fondamentale parlarsi, cercare di capirsi, smussare gli angoli, superare i conflitti. Certamente quello che è successo recentemente nei paesi del Magreb per quello che riguarda il mondo musulmano, è una grandissima rivoluzione non solo politica ma culturale. Cosa succederà non sono in grado di saperlo ma certamente qualcosa si muove. Direi che forse qualcosa in più che da noi in temi come Europa. L’Europa non è che stia attraversando un periodo buio ma non è così tanto creativa. Questo vale anche per l’Italia, si è detto che i giovani, i giovanissimi riscatteranno le cose anche in Europa. I nostri giovani sono molto in gamba, inventeranno dei nuovi lavori, si parleranno. Con le frontiere più aperte esiste ora una gioventù mondiale molto più aperta grazie anche alle moderne forme di comunicazione cui appunto anche paesi come l’Egitto hanno dimostrato che desiderano appartenere.

La settimana di Montanelli”, dal 1991 per sette anni rapido e incisivo commento sui fatti salienti della settimana ogni sabato su Tele Montecarlo. Com’era il giornalista visto da vicino? Una personalità molto grande capace di interpretare il pensiero di molte persone che credevano in lui, perché sapeva spiegare in modo semplice i difetti degli italiani… una grande eleganza di modo e di scrittura. Oggi ci sono molti bravi giornalisti ma sono meno liberi e poi sono troppo assertivi sulla questione di Berlusconi. È tutto focalizzato contro Berlusconi. Montanelli s’interessava a molte altre cose, non soltanto ai palazzi romani. Era un uomo molto segreto pur essendo aristocratico nel modo e nel tatto. Amava fare delle passeggiate e ascoltava anche chi lo fermava per la strada, perché era un uomo che amava avere il polso diretto del paese in cui viveva. Era un uomo coraggioso, avventuroso, ha scritto una stagione del giornalismo. Ho molta nostalgia di lui, perché sarebbe stato bello attraversare questi anni con lui, perché aveva un fiuto straordinario sulle cose, su tutto quello che era importante o non lo era. Montanelli inoltre possedeva un carisma e una personalità che sono rare da trovare nel mondo attuale. Era un vero signore del giornalismo.

Ha pubblicato nel 1990 Vita di Moravia libro intervista scritto insieme al grande scrittore e intellettuale romano. Che ricordi conserva di quell’esperienza?

Un grande scrittore, un artista onesto, una personalità geniale con un’enorme sensibilità, sempre curioso della vita. È un po’ quello che dimostro anche in Hotel Locarno, l’idea che non si ha età… quando Moravia è morto mi sono stupito perché lui è rimasto sempre con la freschezza di un ragazzo. L’età sì, è una cosa fisica ma in realtà uno fino alla fine può essere molto vivace, molto vivo e credo che sia Montanelli sia Moravia in modo molto diverso, uno era giornalista, l’altro un romanziere, sono rimasti testimoni fino all’ultimo momento della loro vita e di ciò che li circondava.

Nel romanzo Nonna Carla attraverso il diario della malattia di Sua madre ricorda il passato della Sua famiglia. Possiamo definire il libro come una riflessione sul senso della vita?

Sicuramente. Il valore enorme di una famiglia, su come la morte di una persona centrale in una famiglia sia una cosa molto dolorosa e che lascia sgomenti. Ma la famiglia deve ritrovare l’energia per andare avanti, traendo esempio da ciò che la scomparsa di una madre come la mia può aver lasciato. È un libro che racconta la morte di una persona, il passaggio dalla vita alla morte. Anche in qualche modo la trasmissione del testimone di come poi sia importante l’esempio. Uno degli esempi più forti credo sia proprio quello di far tenere unita la famiglia.

Nel Suo ultimo volume pubblicato Hotel Locarno dedicato a Suo nipote Giacomo, descrive come un autore riesca a superare il blocco dello scrittore. Quanto vi è di autobiografico nel Suo romanzo?

Credo che tutti gli scrittori veri in certo momento abbiano dei passaggi, dei momenti in cui gli arriva l’impressione di non aver trovato la storia giusta o la musica giusta per accorparla. Hanno dei dubbi, provano e riprovano, forse in certi momenti uno ha bisogno di essere sbloccato… in questo caso l’analista è come il fisioterapeuta che ti sblocca.

In Hotel Locarno traspaiono il Suo amore per l’Italia e le sue bellezze artistiche e culturali. Ce ne vuole parlare?

Tutto questo l’ho messo in bocca a due stranieri una donna inglese e un uomo australiano che vive a New York, perché ho avuto l’impressione che gli italiani non si rendano conto del Paese in cui vivono, di come l’Italia sia un Paese importante. Essere italiani dovrebbe essere motivo di grande orgoglio, invece stiamo sempre a guardare cosa fanno fuori dai nostri confini, come sono speciali gli altri. L’Italia ha molte qualità positive, altrimenti gli stranieri non ci amerebbero così tanto, no? Credo che l’Italia debba migliorare, però non deve perdere le sue caratteristiche.

I migliori compagni di viaggio sono i libri: parlano quando si ha bisogno, tacciono quando si vuole silenzio. Fanno compagnia senza essere invadenti, danno moltissimo senza chiedere nulla”. Concorda con questa definizione che Tiziano Terzani dà del libro?

Sono i migliori accompagnatori della vita di una persona. Quando una persona entra in una biblioteca o in una libreria molto ben fornita può trovare quasi tutto ciò che lo interessa a differenza di google o wikipedia dove si va a cercare un’informazione veloce. In una biblioteca o in una libreria su un determinato argomento ci sono moltissimi libri, il lettore può sceglierli ed entrare in un mondo, perché ogni autore costruisce un’opera. Tramite i libri si arricchisce la propria vita in tutti i sensi: vuol significare vivere più vite, avere più esperienze, riflettere, divertirsi, sognare, amare… chi non legge perde moltissimo, bisogna imparare a leggere possibilmente fin da piccoli, deve diventare una sorta di attitudine. Le famiglie, le scuole hanno una grandissima responsabilità in questo senso. Leggere, visitare i musei, ascoltare musica, andare a teatro, viaggiare, bisogni apparentemente non primari i quali esaltano la bellezza della vita.

Alessandra Stoppini

6 Giugno 2011  •   Davide   •   0
 
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