22 • ottobre • 2020

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La caduta del muro e Berlino vent anni dopo

Ne seguì immediatamente lo spontaneo smantellamento, da parte della popolazione, del muro che dal 1961 aveva separato le due parti della città, e l’avvio del processo di unificazione tra le due Germanie, che si sarebbe concluso formalmente il 3 ottobre 1990. La fortissima spinta politica alla riunificazione nasceva dalla necessità improrogabile di riparare la drammatica lacerazione del 1949, allorché, nel clima teso dell’incipiente guerra fredda, le zone di occupazione francese, britannica e statunitense formarono la Repubblica Federale Tedesca. La zona di occupazione russa diveniva, in quello stesso anno, la Repubblica Democratica Tedesca. Berlino, la capitale storica, rimase divisa in due zone, dall’agosto 1961 delimitate da un muro, simbolo della frattura politica del paese, e del mondo intero. L’unificazione fu preceduta da consultazioni diplomatiche tra le due Germanie e gli antichi Alleati, per la stipula di accordi su questioni legali e territoriali.

Il 12 settembre 1990 si sottoscriveva il Trattato per la definitiva cessazione dello stato di occupazione della Germania da parte degli Alleati; questi, a fronte dell’impegno tedesco alla pace e alla cooperazione europea e internazionale, ritiravano le proprie truppe e armi dal suolo tedesco. Per effetto del Trattato, il 15 marzo del 1991 la Germania diveniva finalmente uno stato pienamente sovrano. L’esperienza del periodo sinora trascorso dal momento della riunificazione tedesca mostra come il compito che le autorità si sono trovate a fronteggiare – integrare le regioni dell’Est nel paese ricongiunto – sia stato particolarmente arduo.
Non si è infatti trattato solamente di colmare i divari esistenti nella quantità e nella qualità dei fattori produttivi e delle infrastrutture, ma si sono aggiunti anche i pesanti costi dell’aggiustamento tra due sistemi profondamente diversi e l’esigenza di gestire una vasta massa di lavoratori pienamente mobili all’interno del territorio. Per fronteggiare un vastissimo dominio di intervento, pertinente a più sfere – politica, economica, sociale, demografica, culturale – è stato messo in campo un formidabile arsenale di politiche. L’azione governativa è stata in ogni occasione caratterizzata da tenacia e coerenza nel puntare verso l’obiettivo di recupero del divario tra le due parti del paese sul piano produttivo, infrastrutturale e di benessere, a costi non irrilevanti. Un impegno di tale portata è stato sostenuto dalla assoluta rilevanza dell’obiettivo che ci si prefiggeva, nonché in una ampia disponibilità di risorse utilizzabili al fine del suo raggiungimento.

Nei fatti, si può ritenere che la congiunzione di questi due elementi rappresenti il caposaldo fondamentale per la comprensione del processo di riunificazione delle due Germanie. Come è stato efficacemente enunciato da osservatori autorevoli: “l’unità nazionale è un valore che trascende la logica economica, per il quale può ben valere la pena sacrificare il cinque per cento del PIL”. Sebbene l’obiettivo della convergenza non sia stato ancora raggiunto, per il permanere di significativi divari tra le due parti del paese sul piano del reddito e dell’occupazione, il bilancio degli anni sinora trascorsi non può che valutarsi favorevolmente.
Seppure in presenza di un’elevata dipendenza dall’intervento statale, perpetuata da una evidente difficoltà di avvio di un processo di sviluppo autonomo, le regioni orientali della Germania beneficiano oggi di una dotazione infrastrutturale di elevatissimo livello; di un sistema legale efficiente ed efficace; di un capitale umano di elevata qualità, minacciato tuttavia dalla costante migrazione verso l’Ovest delle risorse più giovani e qualificate dell’area. Poiché la caduta del muro di Berlino ha rappresentato l’evento simbolico più suggestivo della transizione tra il mondo bipolare della guerra fredda e il mondo globale in cui viviamo non possiamo che rallegrarci dei felici risultati sin qui conseguiti dal paese, ricordando quanto una Germania solida e unita rappresenti un elemento coesivo fondamentale per l’Unione Europea, attribuendole forza e massa critica sul piano economico e politico internazionale.

di Juan Carlos Martinez Oliva

14 Aprile 2010  •   Ponte Milvio Magazine Magazine  •   0
 
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