30 • ottobre • 2020

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La casa Museo di Keats e Shelley


 

In Piazza di Spagna, uno dei luoghi più scenografici del mondo, al numero 26 c’è un piccolo palazzo romano color rosa antico che sembra contemplare con britannico distacco il frastuono proveniente dai turisti e dalla fontana prospiciente l’edificio. Al secondo piano del palazzo, costruito nel 1725 contemporaneamente alla costruzione della scalinata, visse e morì John Keats. La Keats – Shelley Memorial House nasce in perenne memoria dei poeti romantici, John Keats, Percy Bysshe Shelley, George Gordon, Lord Byron e Henry John Leigh Hunt. La Casa Museo, continua meta di pellegrinaggio per tutti gli amanti dei poeti romantici inglesi, contiene una ricca collezione di quadri, sculture, manoscritti, oggetti e prime edizioni che rievocano la vita di Keats, Shelley e Lord Byron. Il suggestivo appartamento è anche luogo di studio e d’informazione grazie alla ricca biblioteca consultabile dietro richiesta al Direttore. Nel 1900 l’edificio aveva rischiato di essere demolito, in quella piazza che nel XVII e nel XVIII secolo era una tappa obbligata per i membri dell’aristocrazia inglese che a Roma completavano la loro educazione culturale. Anche George Gordon Byron nel 1817 aveva alloggiato al n. 66 nella casa di fronte al museo. La poetessa Elisabeth Barrett Browning, Hans Christian Andersen, lo scrittore americano Henry James erano tutti vissuti nelle vicinanze di Piazza di Spagna e Shelley ebbe qui l’ispirazione di scrivere un’ode funebre per l’amico Keats. In seguito il palazzetto fu destinato ad abitazione privata. Fra gli altri, vi alloggiò il medico svedese Axel munthe, il celebre autore de La storia di San Michele.

Per evitare il pericolo della demolizione della casina rossa, com’era nota ai romani, fu lanciato un appello e nel 1906, con l’appoggio dei re di Inghilterra e d’Italia e del Presidente degli Stati Uniti, fu fondata la Keats – Shelley Memorial Association. Tre anni dopo la casa fu aperta al pubblico, con un museo e una biblioteca per ricordare Keats, Shelley e gli altri poeti romantici che erano stati in Italia. Lo stesso Re Vittorio Emanuele III presiedette alla cerimonia d’inaugurazione avvenuta il 3 aprile 1909. La raccolta di libri, manoscritti e altri tesori è andata costantemente ampliandosi nel corso del secolo scorso e il museo oggi è visitato da oltre ventitremila visitatori ogni anno, provenienti da ogni parte del mondo. La biblioteca, contenente più di ottomila volumi creata dall’ambasciatore inglese Nelson Gay, comprende molti dei primi libri pubblicati sui romantici della seconda generazione ed è fornita di opere legate a Byron: quasi tutte le edizioni complete ottocentesche e molte di quelle del novecento. Vi sono anche numerose traduzioni in italiano e una selezione di studi italiani su Byron. Minore invece è il numero di prime edizioni delle opere di Keats e Shelley, mentre è conservata una piccola raccolta di libri di viaggio e di storia che celebrano il Grand Tour.

Breve e infelice fu l’esistenza terrena di John Keats (1795 – 1821), rischiarata dalla presenza di Fanny Brawne la sua Bright Star (Stella Fulgente). Il poeta inglese che non riuscì in vita a ricevere le lodi che i suoi poemi e le sue poesie avrebbero meritato “penso che entrerò a far parte dei poeti  inglesi dopo la mia morte” ammalato di tubercolosi era giunto a Roma via Napoli il 15 novembre del 1820 con il suo amico pittore John Severn. Il soggiorno romano era stato consigliato a Keats dal suo medico, lo scozzese James Clarke. Quest’ultimo aveva trovato ai due uomini due stanze nel palazzetto che si trovava alle pendici della celebre scalinata di Piazza di Spagna, allora molto popolare tra gli artisti inglesi a Roma e per questo chiamata il Ghetto degli Inglesi. I due giovani pagando cinque scudi al mese di pigione alla padrona di casa Anna Angeletti, si sistemarono al secondo piano, in due stanze: un saloncino occupato da Severn comunicante con una stanzetta d’angolo occupata da Keats con soffitto a cassettoni e caminetto, provvista di due finestre che si affacciavano sulla piazza e sulla scalinata.

I pasti erano forniti a domicilio dall’Osteria della Lepre di via Condotti, di fronte al celebre Caffè Greco, luogo di ritrovo preferito dagli stranieri e soprattutto dagli inglesi. Finché le condizioni di salute lo consentirono, Keats accompagnava Severn lungo il Pincio ma l’aria romana non era di suo giovamento anzi il poeta sentiva che la fine era ormai vicina. “Ho la continua sensazione che la mia vita reale sia finita, e che io stia vivendo un’esistenza postuma”. Così nella sua ultima lettera datata 30 novembre 1820 John scrisse al suo fraterno amico Charles Brown. “Riesco a malapena a dirti addio, anche per lettera. Sono sempre stato impacciato nel fare gli inchini”.  Del soggiorno romano di Keats abbiamo notizie principalmente dalla corrispondenza di Severn e dal suo diario perché il poeta non scrisse quasi nulla. A dicembre una ricaduta costrinse Keats a letto immobile, niente più passeggiate o brevi uscite a cavallo insieme al giovane ufficiale inglese, il tenente Elton, anch’egli malato di tubercolosi. L’amico Severn faceva di tutto per alleviare le sofferenze a John, aveva persino affittato un pianoforte “a scudi 7 di versamento” (la ricevuta si trova esposta nella stanza del poeta), per rallegrarlo con le melodie di haydn ma Keats che aveva studiato in Inghilterra chirurgia non nutriva più alcuna speranza. Il 23 febbraio John Keats morì all’età di venticinque anni. Le ultime parole che il poeta rivolse al suo amico furono “Severn, Severn, sollevami, non vedi che sto morendo, morirò facilmente, non spaventarti, grazie a Dio è giunta l’ora”. Il poeta fu sepolto a Roma nel Cimitero Acattolico all’ombra della Piramide Cestia. Sulla sua tomba chiese fosse inciso: “Qui giace un uomo il cui nome fu scritto sull’acqua”. Severn rimasto a Roma, divenne console britannico. Morì a Roma nel 1879 all’età di ottantasei anni ed è sepolto accanto a Keats. Anche se la Keats – Shelley Memorial House porta anche il suo nome, Shelley non incontrò mai Keats a Roma. Egli si trovava nel nord d’Italia quando Keats morì, rimase talmente sconvolto dalla notizia che scrisse alcuni mesi dopo l’elegia intitolata Adonais. Shelley annegò un anno dopo al largo delle coste toscane a soli ventinove anni. Le sue ceneri furono portate a Roma per essere sotterrate nel Cimitero Acattolico. Non essendoci altri luoghi a ricordo di Shelley, i fondatori del Museo vollero riconoscere l’importanza dell’Italia nella sua vita e nelle sue opere dedicandolo anche a lui.

La Keats – Shelley Memorial House è composta di quattro ambienti. Una cortese signorina inglese ci informa che quello che oggi è l’atrio d’entrata allora era un armadio, accessibile sia dall’ingresso sia da una porta, ora murata, posta nella stanza di Keats. La porta principale si trovava a destra di quella attuale. Il salone ora sede della biblioteca (gli scaffali in noce furono inseriti al principio del secolo scorso, omaggio dei membri della Borsa di New York e del generale W.J. Palmer di Colorado Springs) all’arrivo di Keats e Severn era divisa da una tenda lungo l’arco centrale. Dall’altra parte della tenda si apriva l’abitazione della padrona di casa. Le tre grandi bacheche al centro della sala sono dedicate a tre celebri lettori di Keats: Oscar Wilde (si può notare il sonetto che lo scrittore redasse dopo aver visitato la tomba di Keats), Walt Whitman (presente il manoscritto Sulla poesia di John Keats 1857) e Theodore Roosevelt (esposta lettera a Robert Underwood Johnson, fondatore della Keats – Shelley Memorial Association dove il Presidente USA esprime il suo sostegno all’Associazione). In questa stanza si possono vedere anche alcuni cimeli quali un reliquiario a conchiglia appartenuto a Papa Pio V, contenente una ciocca di capelli di John Milton e di Elisabeth Barrett Browning, e una maschera di carnevale in cera di Lord Byron. La collezione del museo accoglie anche le ciocche di Shelley, Keats e Leigh Hunt perché nel XIX Secolo era consuetudine tra amici scambiarsi ciocche di capelli come simbolo di affetto. Di grande impatto il bel ritratto di Severn Shelley alle Terme di Caracalla (1845) dipinto a olio che raffigura il poeta mentre compone il Prometeo liberato che ben si armonizza con l’ambiente circostante. Due grandi finestre in fondo sono due immortali fotografie di Roma che ci ricordano che ci troviamo sotto la scalinata di Piazza di Spagna. Sopra di noi ecco la Chiesa di Trinità dei Monti che si staglia in tutta la sua magnificenza. La stanza della terrazza così chiamata perché conduce a una piccola terrazza che guarda sulla scalinata è un piccolo ambiente che nel 1820 era adibito a cucina. Ora la piccola saletta ospita oggetti legati a Shelley, Byron e ai membri del loro circolo come la stampa di Mary Shelley (1841) l’autrice di Frankenstein, e la stampa di Teresa Magni (1836), l’amante preferita di Byron. Si può inoltre ammirare la seconda edizione di The Cenci l’unico dramma di Shelley che narra la tragica storia di Beatrice Cenci. Il terzo ambiente cui si accede attraversando il salone era utilizzato come soggiorno e da Severn come stanza da letto. Alle pareti si notano i tre ritratti in miniatura dei fratelli Keats, John, George e Tom, un ritratto di Severn tutti datati 1818. Del 1819 è il famoso ritratto di Keats di Severn, al quale il poeta era talmente affezionato che prima di partire per l’Italia lo regalò alla sua fidanzata Fanny Brawne. La bacheca conserva due immagini di Fanny: una silhouette del 1823 e l’altra che la raffigura nel 1833 circa. Dopo la morte di Keats, “Addio Fanny, che Dio ti benedica”, la Fulgida Stella del poeta portò il lutto per molti anni non togliendosi mai l’anello che Keats le aveva donato. L’unica lettera autografa di Keats della collezione reca la data del giugno 1818 ed era stata scritta dal poeta a Severn, quando un “piccolo malessere” lo aveva costretto a casa. Sono presenti inoltre la prima edizione di Lamia, Isabella, La vigilia di Sant’Agnese, Endymion (con commenti a margine di Keats e la sua firma sul frontespizio) e altre poesie di Keats del 1830. L’ultimo ambiente è quello dove John Keats è morto e una targa ricorda quell’infausto giorno: IN THIS ROOM ON THE 23RD OF FEBRUARY 1821 DIED JOHN KEATS.  Una stanza semplice ed elegante le cui finestre si affacciano su uno dei luoghi più affascinanti dell’Urbe.  Un soffitto decorato, un delicato celeste alle pareti, i mattoni del pavimento, una piccola scrivania dove la nostra immaginazione colloca Keats intento nella scrittura e un piccolo camino che a volte Severn usava per cucinare. Secondo la legge vaticana, dopo la morte di Keats per debellare l’infezione tutto quanto era contenuto nella sua stanza: i mobili, le tende e perfino la carta da parati doveva essere portato via e bruciato. Il letto ricoperto da finissime lenzuola di seta, a righe verdi e bianche, come si usavano allora è quindi l’ultima acquisizione di rilievo della collezione del museo nel 2003. Un letto che risale circa al 1820, in noce italiana, di forma semplice, a barca. Commuove il ritratto di Keats sul letto di morte opera di Severn posto sopra il letto disegnato circa tre settimane prima che il poeta morisse della stesso male che aveva già ucciso la madre e il fratello minore Tom. Il visitatore non può fare a meno di confrontare la maschera funebre di Keats che si trova accanto al letto con quella presa in vita che si trova nella stanza accanto creata da Haydon nel 1816 la quale secondo la sorella di Keats Fanny “era una copia perfetta dei tratti del mio caro fratello”. La notizia della morte del poeta giunse in Inghilterra circa un mese dopo la scomparsa di Keats. Nel maggio del 1821 così Fanny Brawne scrisse a Fanny Keats “posso dire a te che dopo di me lo amavi più di tutti, che io non mi sono ripresa, né mai mi riprenderò”. Le lettere ancora chiuse di Fanny Brawne, oltre a quelle della sorella, furono sepolte insieme a Keats.

La Keats – Shelley House è un luogo fuori dal tempo, dall’atmosfera unica che conserva intatta quell’aura di romanticismo caratteristica dell’opera di John Keats, sicuramente uno dei più sublimi e delicati poeti di tutti i tempi. “Una cosa bella è una gioia per sempre, il suo splendore aumenta, mai potrà passare nel nulla, per sempre manterrà un suo luogo quieto per noi, un sonno pieno di dolci sogni”. John Keats Endymion (1817).

Per quest’articolo sono state fondamentali le citazioni tratte dalla Guida Keats – Shelley House Edizioni Il Labirinto Roma (2007).

Dal 9 aprile al 24 novembre 2012 si svolgerà presso i locali della Keats – Shelley House la mostra Illustrating Keats. L’esposizione raccoglie le immagini più belle tratte dalle edizioni illustrate delle opere di John Keats che sono apparse dall’età vittoriana fino ai giorni nostri.

Keats – Shelley Memorial House
Museo e Biblioteca
Piazza di Spagna, 26
00187 Roma
Tel. 066784235
Orari di apertura: Lun/Ven: 10 – 13, 14 – 18; Sabato: 11 – 14, 15 – 18. Domenica chiuso
Il museo sarà chiuso il 15 agosto.
Biglietti: Intero € 4,50, ridotto € 3,50.
www.keats-shelley-house.org
Info@keats-shelley-house.org

 

15 Novembre 2012  •   Davide   •   0
 
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