01 • novembre • 2020

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La nostra vita

Hanno due figli maschi dai nomi esotici Christian e Samuel. Abitano nella periferia romana quella che si estende attorno al Grande Raccordo Anulare, fatta di costruzioni e quartieri anonimi senza punti di ritrovo né spazi dove poter socializzare. È per questo che spesso si recano nel più vicino centro commerciale dove si sperdono abbagliati dalle mille luci dei tanti negozi, dove l’enorme piazzale è l’unico modo per incontrare altre persone come loro. Ma breve è la vita felice di Claudio e Elena… La giovane prossima al parto muore mettendo alla luce il piccolo Vasco, nome dato in onore del loro cantante preferito. La scomparsa improvvisa dell’adorata moglie lascia il marito impreparato, senza più punti di riferimento, solo. Claudio per risarcire se stesso e i figli per la grave perdita che hanno subito decide di fare tanti soldi e subito. Un operaio rumeno è morto dentro il cantiere e Claudio quindi ricatta l’imprenditore Porcari il suo principale (Giorgio Colangeli) affinché gli affidi in subappalto la costruzione di una palazzina. “Devi elaborare il lutto” gli dice il suo capo. “No devo elaborare i soldi. Non posso ridar loro la madre ma tutto il resto si”. Non importa che per ottenere questo si debba indebitare, assumere manodopera in nero (rumeni, africani e di altre nazionalità), soggiacere a un mondo di compromessi e illegalità. Quando le cose si complicano e il gioco diventa più grande di lui, la rete di solidarietà rappresentata dalla sorella Liliana materna e rassicurante (Stefania Montorsi), dal fratello Piero (Raoul Bova) timido e “romanticone” e dal vicino di casa  il pusher costretto sulla sedia a rotelle Ari (Luca Zingaretti) lo aiuteranno a tirarsi fuori dai guai. Daniele Luchetti ha definito il suo film “furioso e vitale. L’idea era quella di narrare come il protagonista affronta il lutto in un paese come il nostro che ha rimosso l’idea della morte, l’elaborazione della perdita e il dolore. Claudio sfoga la sua rabbia cercando di far soldi, pensando che questi diano la felicità”. La pellicola è stata presentata in concorso al recente Festival di Cannes, unico film italiano in gara. La straordinaria, intensa interpretazione è valsa al trentenne Germano il premio come migliore interpretazione maschile ex aequo con Javier Bardem. L’attore si aggiudica il premio ventitré anni dopo la vittoria di Marcello Mastroianni con Oci Ciornie di Nikita Michalkov. Luchetti è un veterano di Cannes, aveva presentato fuori concorso nel 1988 il suo primo film Domani accadrà che aveva ricevuto La Camera d’or. Il regista in concorso sulla Croisette nel ’91 con Il portaborse aveva anticipato lo scandalo di Tangentopoli affrontando la tematica della corruzione politica e morale del nostro paese. Luchetti e Germano avevano già lavorato insieme in Mio fratello è figlio unico uscito nel 2007 e anch’esso presentato a Cannes con un buon successo di critica. Nell’ultimo film di Luchetti due sono gli elementi fondamentali: la famiglia fatta di solidarietà, affetto, valori concreti e l’Italia odierna vista attraverso una vicenda privata, dolorosa. Guai essere perdenti e poveri in questa nostra Italia. Uno sguardo tenero e comprensivo che rende il pubblico partecipe del dolore immenso del protagonista. Dolore e disperazione che raggiungono l’apice nella scena del funerale quando Claudio urla a squarciagola la canzone che amava cantare insieme a Elena: Anima fragile di Vasco Rossi che sostituisce un canto religioso. Un Claudio/Elio ambizioso e disonesto, con le sue debolezze e fragilità che porta sulle proprie spalle tutto il peso di un film “pensante” come questo che pone l’accento sull’Italia contemporanea individualista nella quale la corruzione e l’illegalità vengono eretti a sistema. “Soldi, soldi, soldi, sempre soldi. Non pensate ad altro”. Così ci qualifica la rumena Gabriela (Alina Madalina Berzunteanu). Solo il microcosmo familiare assume importanza, lo Stato con le sue Istituzioni sembrano distanti, lontane. Mai rispettare le regole, ma fidarsi solo dei legami di sangue. I luoghi scelti sono Ponte di Nona la periferia immensa dove si consuma il dramma familiare, la Bufalotta e il Parco Leonardo la location scelta per le scene del centro commerciale. Le sequenze sul litorale romano dove vive Piero sono state girate a Marina di Ardea e a Tor San Lorenzo dove pullulano un’infinità di casette abusive, in seguito condonate. Tra i personaggi di contorno si fa notare un inedito Luca Zingaretti con baffi e capelli lunghi spacciatore dal cuore tenero, dai contorni pasoliniani. “In quell’attività illecita Ari ha trovato il solo modo per campare, il simbolo di un’Italia amorale, che deve cavarsela in qualche modo per arrivare alla fine del mese” ha sottolineato l’attore. Descrivendo la parabola di Claudio, non più proletario ma nemmeno piccolo borghese che cerca di arricchirsi a ogni costo Luchetti ritrae senza dietrologia e con un occhio compassionevole questi italiani brava gente che non si interessano di ciò che accade intorno a loro, senza senso etico.

8 Luglio 2010  •   Ponte Milvio Magazine Magazine  •   0
 
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