30 • ottobre • 2020

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Le Divinità primordiali

La più antica era Tellure  – la Terra – venerata insieme alla Luna ed al Sole. Ma il rituale fu presto  abbandonato, soppiantato da divinità più precipue. Esse sono Giove e Marte assiduamente onorate presso l’Ara a loro dedicata nel centro del Foro.
Giove, come il greco Zeus, è il padrone assoluto dei cieli, governa i fulmini e la pioggia con cui feconda la terra. Giove protegge anche accadimenti politici e amministrativi della Società romana. E’ la prima, indiscussa divinità del Campidoglio: Giove Capitolino.
I romani usavano “accasare” le divinità maschili con compagne o mogli. A Giove toccò Giunone. Importante quanto il consorte, Giunone proteggeva il matrimonio e scongiurava la sterilità delle spose. A Marzo, con la “Matronalia”, veniva celebrata una festa riservata al patriziato matronale e alle sole donne. Ne erano escluse schiave e meretrici perché in contrasto con la sacralità della festa.
Marte è il secondo grande protagonista delle divinità romane. Curioso il doppio ruolo del culto di Marte: in origine era venerato come Dio dell’agricoltura in genere. Successivamente, poiché proteggeva anche i contadini dalle calamità naturali, divenne Dio della guerra per scongiurare invasioni belliche dei loro campi.
Campo Marzio, traslato da Marte, era appunto il luogo dove si riuniva l’esercito prima di ogni intervento. Anche Marzo deriva da Marte, poiché per il calendario romano, prima della riforma voluta da Numa Pompilio, Marzo era il primo mese dell’anno solennemente festeggiato per il suo ingresso nella primavera.
Marte sfoggiava un’invidiata, disinvolta bigamia: quello della guerra aveva per compagna la bellicosa Neriene; quello agreste la paciosa Anna Perenna, addetto al rinnovo della flora.
Un terzo pezzo grosso è Quirino, nume tutelare dei Quirini appartenenti, per eccellenza, alla primitiva comunità dell’Urbe. Nonostante Quirino fosse una divinità guerriera di origine sabina, venne ugualmente inserito nell’Olimpo romano. Festeggiato in Febbraio con le “Quirinalia” era un’ulteriore conferma della avvenuta fusione tra i Sabini di Tito Tazio e i Romani di Romolo. Il “Ratto” aveva dato i suoi frutti!
Importante, per il culto dei romani, è anche Minerva protettrice dell’artigianato prima e, più tardi, sacerdotessa della creatività e dell’ingegno umani.
Un po’ snobbato Mercurio, tutore dei commercianti. Ebbe qualche seguito solo dopo l’assimilazione al greco Ermes, Dio tuttofare. Stessa sorte per Venere finchè  non venne parificata alla greca Afrodite. Con Afrodite, madre di Enea – il leggendari capostipite dell’avventura romana – Venere salì alle più alte vette dell’Olimpo.
Defilati, ma ugualmente onorati con ricorrenze e templi, sono Diana, Saturno e Vulcano.
La Diana arcaica non aveva nulla a che vedere con la caccia ma era correlata alla Luna poiché guidava il cammino dei fuggiaschi notturni. Saturno, addetto alle sementi ed ai tesori nascosti, proteggeva anche i miseri e gli schiavi. Questi, ogni 17 dicembre, gli dedicavano la festa dei “Saturnali”, con opportune offerte propiziatorie. Vulcano, infine, non era soltanto il “fuochista” dell’Olimpo ma anche il protettore di Ostia; l’importante ed antica colonia romana. Per i romani ogni attività umana doveva essere protetta da una divinità di riferimento. La guerra, lo studio, le arti, la casa, gli affari, tutto doveva essere tutelato da una divinità specializzata a cui offrire per ricevere.
Ercole, Dius Fidius, era il protettore della fede. LA Dea Bona, divinità vergine, dispensava oracoli nel suo Tempio all’Aventino rigorosamente alle sole donne. Fontus, figlio di Giano, aveva il Tempio sul Gianicolo. Era il Nume delle fonti e delle sacre acque dove, con intenti purificatori, si bagnavano i romani durante le feste “Fontinalia”. Così le feste “Floralia” per il culto della flora, una gioiosa kermesse di cinque giorni dedicata ai fiori ed alla frutta.
Sono innumerevoli le divinità tutelari a cui i romani chiedevano protezione. Ne avevano alcune anche d’importazione, come le egizie Iside e Osiride, di gran moda dopo l’annessione dell’Egitto. Poi l’importante persiano Mithra, accolto nell’Olimpo romano col nome di “Sol invictus Mithra” , celebrato con pratiche misteriose nei Mithrei, sorta di templi ipogei.
Tornando agli autoctoni, non si può tralasciare “Mater Matuta”. Remota divinità italica dell’Aurora, Mate Matuta era in origine riferita alle donne ed alla procreazione. Il suo compagno Pater Matutinos era Giano. Erano entrambi festeggiati con le feste Matralia.
Infine Tibullo ci ricorda la diffusa osservanza per il culto dei Lari (Lares). Essi erano raffigurati con le sembianze di adolescenti danzanti espressi in piccole o grandi statue. Rappresentavano le anime dei defunti e il loro compito era la protezione della casa, come abitazione, e del focolare domestico come famiglia. La loro immagine veniva posta in una nicchia della domus e il dominus non lasciava mai la sua dimora senza avergli rivolto una supplica per ottenere favori e protezione.
Il cult odei Lari era talmente sentito che, gli stessi, vennero deputati alla protezione di ambienti non solo domestici. Esistevano Lares Rurales, ( per la campagna), Lares Campitales (per gli incroci stradali), Lares Viales ( per le contrade), Lares Hostilis (per i nemici). Considerando quanto avviene ai nostri incroci tra traffico e incidenti chissà, forse i Lares Campitales potrebbero darci una mano.

Gian Carlo Menchinelli

 

5 Maggio 2010  •   Ponte Milvio Magazine Magazine  •   0
 
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