30 • ottobre • 2020

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Le Fontane di Roma

Le Acque Julia, Appia, Claudia, Tepula, Marcia, Anio Vetus, confluivano in questo punto più alto della città in modo che potessero scendere nei quartieri dell’Urbe. Le arcate degli acquedotti, ancora perfettamente in piedi non solo nell’agro romano ma anche in alcune vie centrali di Roma, avevano la funzione di distribuire l’acqua nei serbatoi di zona da dove veniva convogliata alle terme, agli utenti, ai laghetti e alle fontane di Roma.

Ancora oggi Roma è adornata da un numero incredibile di fontane; di ogni foggia, dimensione e epoca. C’è tuttavia un modo piacevole e personale per conoscere almeno le quattro tra le fontane più belle: sono quelle inserite nel poema sinfonico “fontane di Roma” di Ottorino Respighi, compositore tra i più validi dell’impressionismo italiano. Sulla partitura dell’opera l’autore annotava: “la prima parte del poema, ispirata alla fontana di Valle Giulia, evoca un paesaggio pastorale: mandrie di pecore passano e dileguano nelle bruma fresca e umida dell’alba romana” (la partitura è del 1916 e valle Giulia era ancora considerata campagna). “Un improvviso squillare fortissimo ed insistente di corni sui trilli di tutta l’orchestra inizia la seconda parte, la fontana del Tritone” ( si trova in piazza Barberini). “E’ come un richiamo gioioso cui accorrono a frotte naiadi e tritoni che si inseguono e fra gli spruzzi d’acqua intessono una danza sfrenata”. “Un tema solenne appare intanto sul mareggiare dell’orchestra, è la fontana di Trevi al meriggio.

Il tema solenne passando dai legni agli ottoni assume un aspetto trionfale. Echeggiano fanfare: passa sulla distesa radiosa delle acque il carro di Nettuno tirato da cavalli marini, seguito da un corteo di sirene e tritoni. E il corteo si allontana mentre squilli velati echeggiano a distanza”. “La quarta parte, la fontana di Villa Medici al tramonto, si annunzia con un tema triste che si leva su un sommesso chioccolio. E’ l’ora nostalgica del tramonto. L’aria è piena di rintocchi di campane, di bisbigli di uccelli, di fruscii di foglie. poi tutto si quieta dolcemente nel silenzio della notte”. Ecco quattro fontane; all’alba, al mattino, al meriggio, al tramonto. Può essere un’idea per un insolito e piacevole itinerario romano.
Il poema di Respighi non include una “fontana di notte”. Eppure c’è a Roma una fontana, forse la più bella, in assoluto, che non ha bisogno della notte per liberare tutti i segreti del suo fascino: è la fontana dell’Acqua Paola, sul Gianicolo. Uno splendore eretto nel ‘600 da Flaminio Ponzio per il Pontefice Paolo V, ad imitazione dell’acqua Felice.

di Giancarlo Menchinelli

15 Aprile 2010  •   Ponte Milvio Magazine Magazine  •   0
 
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