28 • novembre • 2020

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Le Mura

Tutt’ora esistenti, funzionali e molto ben conservate, le mura Aureliane racchiudevano un’area di 1250 ettari in un perimetro di 19 km. In esse si aprivano 14 porte di accesso principale e 5 secondarie. Le mura cingono oggi una superficie urbana suddivisa in 22 rioni che sono oggi i più antichi di Roma. Tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900 alcuni audaci costruttori tentavano l’avventura di uscire fuori dalle porte. Oltre porta San Giovanni cresceva un primo agglomerato di case popolari. Fuori San Lorenzo si abbozzava l’ossatura del Tipm burtino; oltre le porte Pinciana, Pia e Salaria venivano alla luce quartieri ariosi e ben disegnati come il Parioli, il Pinciano, il Salario, il Nomentano.

Nel 1912 i quartieri fuori le porte di Roma erano 15. Questi proliferavano rapidamente in sub – quartieri, tanto da necessitare di un’ulteriore suddivisione topografica che portava complessivamente a 33 il numero dei quartieri. La Roma che conta, quella da amare o perdere per sempre, è tutta racchiusa nei 22 rioni dentro le mura, anche se qua e là alcuni dei quartieri posti fuori conservano interessanti ricordi. I Puticoli di Mecenate Entriamo, sempre in punta di piedi, nel primo rione di Roma: Monti. Monti perché è tutto un saliscendi di colli e gobbe. La sola via Panisperna ne tocca tre: scende dal Quirinale, arranca sul Viminale e scende di nuovo per risalire sull’Esquilino. E lo fa come una vecchia signora, un po’ asmatica, che si ferma agli angoli delle strade per spettegolare.
Una signora interessante che deve il suo nome ad una filantropica usanza medievale. I frati che custodivano la chiesa di San Lorenzo in Panisperna, sorta dove il Santo fu posto in graticola, rifocillavano i viandanti più poveri con pane e prosciutto, in latino appunto “panis et perna”. A questo popoloso rione appartengono antiche glorie come il Colosseo, i Fori Imperiali e la Colonna di Traiano da cui parte una irta scalinata verso il leggendario Magnanapoli. Qui, nel cortile di un palazzo che reca il numero 158, è perfettamente conservato un arco delle mura Serviane. Una delle arterie più chic dei Monti è la via Nazionale. Nobildonna un po’ decaduta, con un passato di gran classe, è pur sempre una via imponente e piacevole, di grande interesse commerciale, con magnifici negozi, teatri, cinema.

A Carnevale, genitori volenterosi accompagnano i loro bambini mascherati a passeggiare su questa lunga strada. Maschere e coriandoli si incontrano e per qualche ora l’uniforme grigio smog di via Nazionale sembra vivificarsi di smaglianti macchie di colore. Ma anche questo modesto Carnevale non riesce a far sentire la sua voce: i sibili acuti ed irritanti delle “lingue di Menelik”, i suoni strozzati e sgradevoli delle trombette di cartone, sono coperti dal clamore di clacson e dei motori. Ben presto in terra non rimane che una lunga tristezza colorata: i piccoli dischetti dei coriandoli sollevati dalle ruote dei bus in vortici di polvere e fumo. Via Nazionale è un’altra delle grandi strade romane che ha dovuto sacrificare il suo intimo sapore alle inevitabili esigenze del traffico quotidiano.

 

di Gian Carlo Menchinelli

14 Aprile 2010  •   Ponte Milvio Magazine Magazine  •   0
 
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