29 • ottobre • 2020

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Libri per l’estate 2012

– La concubina russa di Kate Furnival

La scrittrice inglese i cui libri sono stati pubblicati in tutto il mondo in questo romance ci dimostra che il grande amore non muore mai.

Le vicende narrate hanno inizio nel dicembre del 1917 in Russia. Il danese Jens Friis, la moglie Valentina Ivanova e la piccola Lydia stavano fuggendo dalla “follia di massa che stava dilaniando la Russia” ammassati con altre persone dentro un vagone merci che attraversava il “paesaggio desolato e ricoperto di ghiaccio”. Il treno fu fatto fermare bruscamente da un gruppo di rivoluzionari che divisero gli uomini dalle donne. Nel 1928 madre e figlia da alcuni anni a Junchow, Cina del Nord, vivevano in un insediamento internazionale costruito dagli europei e diviso in quattro quartieri: britannico, italiano, francese e russo ma in sostanza controllato dagli inglesi. Valentina e Lydia, bellissima diciassettenne dai capelli ramati e dagli occhi “color dell’ambra liquida”, alloggiavano in condizioni miserevoli in una soffitta. La ragazza si trovava costretta persino a commettere piccoli furti per cercare di offrire alla madre un’esistenza migliore, perché la donna non era mai riuscita a dimenticare il suo passato di splendore e adattarsi alla difficile vita del periodo. Lydia per darsi coraggio si scopriva a parlare “con il ricordo di suo padre”, riuscendo a rievocare il suo profumo “una miscela inebriante di tabacco e brillantina” per non perdere “i piccoli frammenti del padre che le erano rimasti”. Un giorno all’interno della città vecchia di Junchow, Lydia incontrò il giovane Chang An Lo, che la salvò da una situazione pericolosa. Tra la ragazza – volpe dalla chioma indisciplinata e il ragazzo cinese dall’orgoglioso carattere si stabilì da subito un’affinità indissolubile.

The Russian Concubine, primo volume della trilogia omonima che comprende oltre a La concubina russa tradotto da Cristina Contini, The Concubine Secret e The Girl from Junchow inediti in Italia, è dedicato alla madre dell’autrice, Lily scomparsa nel 2000. Nel prequel del romanzo The Jewel of St. Petersburg Kate Furnivall narra le vicende legate alla vita in Russia di Valentina Ivanova. Tra storia e passione, verità e finzione la scrittrice che ha lavorato nel campo dell’editoria e della televisione, esplora la dolorosa lotta per sopravvivere dei rifugiati russi bianchi esiliati dalla terra natale, costretti a emigrare lasciandosi alle spalle un mondo in frantumi.

Ben descritto è il rapporto tra le due opposte culture, la cinese e l’occidentale. Il viaggiatore che si fosse trovato a osservare la città di Junchow da lontano avrebbe potuto notare che “l’orientale si mescolava con l’occidentale, i tetti a torre della città vecchia accanto agli isolati compatti e le linee rette dell’Insediamento Internazionale”. Nonostante ciò la convivenza tra gli stranieri chiamati in tono dispregiativo fanqui e la popolazione locale non era semplice, proprio nel momento storico nel quale “Chiang Kai-shek aveva promesso di eliminare la minaccia comunista dalla faccia della Cina”. In questa lotta tra nazionalisti e comunisti gli occidentali cercavano di trarre vantaggio mentre per contrasto il prof. Theo Willoughby adorava “la bellezza della Cina perché lo lasciava senza fiato. E gli aveva rubato il cuore”. Non c’è solo l’amore in questo lungo e appassionante romance che rappresenta la sintesi di più culture e diversi punti di vista. “La Cina era già un paese civilizzato quando l’Inghilterra non era neanche un pensiero”. Per i cinesi di Junchow l’Insediamento Internazionale “era un altro pianeta” abitato dal “diavolo straniero”.

Oltre alla questione del pregiudizio razziale nel volume domina l’appassionante amore vissuto come “forza devastante” tra Lydia Ivanova “delicato bocciolo di magnolia che sta per aprirsi” e il comunista Chang “perché credo nell’uguaglianza”. Il loro è un legame che unisce due anime affini, simili per temperamento e carattere indomabile.

Ho creato un marchio dedicato alle lettrici” ha spiegato in una recente intervista Sergio Fanucci, Presidente dell’omonima Casa Editrice romana raccontando la genesi di Leggereditore nata nel gennaio del 2010. La nuova Casa Editrice si rivolge alle lettrici pubblicando romance e fantasy per signore dal gusto raffinato “che vogliono vivere un’emozione” e “concedersi un sogno” precisa Fanucci. Sono “lettrici attive” afferma l’editore, attente non solo alla veste editoriale ma anche alle traduzioni e alla trama del romanzo. Via libera allora a volumi dalla copertina elegante a un costo contenuto per immedesimarsi in una determinata situazione, per ritrovare se stesse, per staccare dalla routine di tutti i giorni e vivere una storia d’amore ad alta dose di passione, romanticismo e suspense. “Era così diversa da tutte le altre donne che aveva conosciuto. Così aliena, ardente, una creatura che rompeva tutte le regole, tuttavia aveva portato uno strano calore al suo petto che gli rendeva difficile lasciarla”.


– I Gillespie di Jane Harris

Un romanzo che la scrittrice Tracy Chevalier definisce “stupendo con un’eroina che ammalia e sorprende”.

“A quanto pare sono la prima a scrivere un libro su Gillespie”. In questo splendido volume d’ambientazione vittoriana, un’anziana donna scrive un memoriale sul suo passato rapporto con Ned Gillespie “artista, innovatore e genio dimenticato”. “Lo conobbi nell’estate del 1888 e fummo legati per molti anni da un’intima amicizia”. Nell’Inghilterra del 1933 a Londra Harriet Baxter ripensava a quel periodo della propria vita trascorso a Glasgow quando era venuta per caso a contatto con la stravagante famiglia Gillespie: la matrona Elsphet, i figli Ned con la dolce moglie Annie e le loro figliolette, la perfida Sibyl dall’”aspetto truce” e la piccola Rose, il “belloccio” Kenneth e l’aggraziata Mabel in cerca di marito. Nel 1888 Glasgow ospitava la sua prima Esposizione Universale, la città richiamava “un gran numero di visitatori da ogni parte del mondo” e la londinese Harriet, con il desiderio “di cambiare scenario” in seguito al decesso della zia Miriam aveva scelto la città scozzese per visitare “quel grandioso spettacolo”. Genitori scozzesi, la trentacinquenne nubile Harriet era una donna moderna e indipendente grazie a una discreta rendita, inoltre “ero perfettamente in grado di cavarmela in ogni circostanza”. L’incontro con Ned Gillespie, artista di talento dagli “occhi blu oltremare”, aveva scatenato in Harriet un forte desiderio di donargli la giusta fama che si meritava, fama e merito che Ned non poteva ottenere, perché gravato dalle responsabilità familiari. La benefattrice Harriet settimana dopo settimana, si insinuò all’interno del clan che all’apparenza sembrava solido e affiatato ma già si notavano le prime crepe dietro la facciata “soprattutto a cagione di Sibyl” perfida ragazzina “dallo sguardo duro e inflessibile”.

Gillespie and I è il racconto di un’ossessione “ci bastava uno sguardo per intenderci” e di come la verità possa essere manipolata. Un thriller vittoriano che cattura e sgomenta il lettore fin dalla prefazione, quando Harriet narra la sfortunata storia di Ned Gillespie scomparso prematuramente e tragicamente, pittore vicino ai Glasgow Boys sodalizio di artisti in voga in Scozia alla fine dell’Ottocento. “Caro lettore, forse ti starai chiedendo perché non hai mai sentito parlare di Gillespie, ebbene, sappi che prima di morire Ned diede alle fiamme quasi tutti i suoi lavori… ”. Il personaggio di Harriet che, molti anni dopo i foschi accadimenti di Glasgow mentre vive “un’esistenza quieta e riservata nel quartiere londinese di Bloomsbury”, scrive il suo memoir, pone molti dubbi a chi legge anche perché la realtà spesso ha un doppio volto. Harriet Baxter e il suo protegée Ned, una coppia inquietante. “Per quanto ci sforziamo, non ci è dato di sfuggire all’inevitabile: siamo tutti condannati a vivere ciò che il destino ha in serbo per noi”.

Cercando tra vecchie carte dimenticate Jane Harris, nata a Belfast al suo secondo romanzo dopo il bestseller Le osservazioni con racconti apparsi in numerose antologie e riviste e autrice di cortometraggi premiati nei maggiori concorsi cinematografici internazionali, ha scovato un biglietto con la scritta “Glasgow, XIX Secolo, artista”. Da questa breve frase è partito l’intreccio della trama di un romanzo, dove il vero protagonista è il disperato bisogno di amore e di attenzione che ciascuno di noi conserva nel proprio cuore. “I Gillespie non è solo la vicenda di un percorso artistico (sullo sfondo del movimento dei Glasgow boys), ma anche la storia di infanzie difficili, di una sorta di cannibalismo degli affetti che finisce per travolgere la giovane comunità dei Gillespie: le piccole Rose e Sybil, la loro mamma Annie, il papà Ned”, così Jane Harris descrive il suo ultimo romanzo. “A volte il passato è così vivido nella mia mente che mi sembra addirittura più reale e tangibile del presente. Forse affidando il mio racconto a queste pagine riuscirò a liberarmi di certi incubi ricorrenti e, Dio lo volesse, ad alleviare l’inguaribile malinconia che suscita in me il ricordo di Ned Gillespie”.

di Alessandra Stoppini

16 Luglio 2012  •   Davide   •   0
 
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