29 • ottobre • 2020

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Luca Mercalli

 

Da otto anni i telespettatori italiani hanno imparato ad apprezzare gli interessanti interventi settimanali di Mercalli che vertono “sui principali problemi della contemporaneità, semplicemente basandomi su rigorosi e verificabili dati scientifici ottenuti dai miei colleghi di tutto il mondo”. Lo scienziato dalla multiforme formazione scientifica e intellettuale nel suo ultimo saggio indica un piano per salvarci da attuare subito, frutto del suo venticinquennale lavoro quotidiano onde evitare la catastrofe che è davanti ai nostri occhi ma che per pigrizia mentale, cattiva informazione o ignoranza non siamo capaci di vedere. E’ il nostro stile di vita che influenza tutto quello che ci circonda, viviamo sul pianeta Terra insieme a 7 miliardi di individui che con le loro scelte di consumo incidono “sul clima, sull’acqua, sulla salute, sulla produzione di scorie e rifiuti”. Il nostro è un mondo complesso ma fragile, è questo il creato che vogliamo lasciare a chi verrà dopo di noi? Il Presidente della Società di meteorologia italiana nel saggio che dedica ai suoi studenti si rivolge alla classe politica e scrive al sindaco della sua città “Caro Sindaco amministrare oggi è una responsabilità enorme…” perché anche dalle scelte degli amministratori locali dipenderà il benessere dei cittadini. Prepariamoci ad una moderna resilienza cioè alla capacità di affrontare un futuro più instabile grazie a semplici accorgimenti quali utilizzare meno la nostra automobile, installare pannelli solari (Mercalli si divertì a costruirne uno a soli 14 anni), diminuire i consumi energetici con un uso intelligente degli apparecchi domestici e di conseguenza eliminare gli sprechi. Un piano di battaglia da attuare tramite comportamenti individuali e collettivi “ambientalmente virtuosi” che devono passare attraverso la coscienza di ciascuno di noi, perché la questione riguarda tutti noi abitanti di un pianeta dalle risorse limitate. Occorre quindi ripensare il mondo e il libro del climatologo svolge la funzione di “svegliare i sonnambuli, stimolare la curiosità, creare connessioni tra argomenti, indurre all’azione” anche attraverso un programma politico. Prepariamoci tutti, perché se non ora quando? Non dimentichiamo che “viviamo tutti in un’unica nazione, il pianeta terra, i cui confini sono chiusi”.

Dottor Mercalli possiamo definire la Sua sintetica frase “cervello sempre acceso, luce solo quando serve” come Sua regola di vita, considerato che vive sulle pendici prealpine della bassa Val di Susa in una casa con orto alimentata da energia solare?

Direi proprio di sì, è il condensato della mia filosofia evitare in tutti i modi lo spreco che è una cosa che mi irrita profondamente, così come penso anche in Italia facesse parte fino a poche decine di anni fa del modo di pensare di qualsiasi persona. I nostri nonni che avevano a che fare con la miseria sicuramente aborrivano lo spreco. Noi abbiamo creduto con il benessere di sbarazzarci anche dei sani principi. Direi che oggi si può sicuramente vivere bene e ce lo meritiamo, perché è giusto che abbiamo tutte le comodità ma lo spreco no, non è tollerabile. Purtroppo la nostra società spreca tantissimo.

Fonti di energie alternative, riduzione del consumo energetico, clima, ambiente, sviluppo sostenibile ecc… il cittadino è sufficientemente informato al riguardo?

Direi di no, c’è una grande confusione. È vero che se ci si mette d’impegno su Internet lentamente si trovano tutte le informazioni che servono ma è un lavoro lungo, estenuante. Se non si è accompagnati da qualche guida si rischia spesso di non trovare le informazioni giuste. C’è anche una responsabilità pubblica nell’aiutarci invece a fare le scelte più opportune. I paesi che accompagnano i propri cittadini verso queste scelte dell’energia rinnovabile e del risparmio energetico lo hanno capito e fanno in modo che arrivino anche agli utenti finali sia sotto forma di normative sia sotto forma di diffusione di manuali di informazioni delle strutture pubbliche. Da noi invece c’è un grande disordine e quindi spesso i cittadini non sanno nemmeno che possono fare delle scelte opportune. Addirittura non sanno nemmeno di avere delle agevolazioni in qualche caso.

Sor Aqua, la quale è molto utile et humile et preziosa et casta” secondo la semplice definizione del primo ambientalista San Francesco, “l’oro blu” come viene chiamata oggi. Nel saggio scrive che “bisogna sviluppare la cultura dell’acqua”. Desidera chiarire il Suo pensiero?

Come per tutte le altre risorse anche l’acqua non è certo infinita, anzi più aumentano gli usi e la popolazione sul territorio più ne sprechiamo. Esattamente come per l’energia, esattamente come per lo spazio bisogna rendersi conto che l’acqua è un privilegio fragile oggi c’è, domani è un punto interrogativo. Sapere cosa c’è dietro il tubo è sempre una cosa stimolante. Troppo spesso noi apriamo il rubinetto e non riusciamo nemmeno a immaginarci la storia che precede l’acqua che arriva nella nostra casa, così come l’energia elettrica o il gas. Direi che queste tre cose le possiamo mettere insieme. Tutto ciò che entra come bene di consumo nella nostra casa ha una storia lunghissima dietro. Anche per l’acqua per esempio pochi pensano che oggi sempre di più avere dell’acqua potabile, buona in casa presuppone la disponibilità d’energia. L’acqua deve essere pompata e depurata non arriva da sola nei nostri tubi. Quindi c’è una spesa energetica nell’acqua che arriva nelle nostre case. Bisogna imparare a non sprecarla per esempio riparando una perdita oppure usandola in modo più saggio. Io non ho mai usato l’acqua per lavare la macchina.

 

Chi sono i cosiddetti green fakers che cita in Prepariamoci?

Sono semplicemente gli ipocriti verdi, quelli che per moda si dipingono di verde ma in realtà continuano ad agire in modo contrario. È un termine all’americana per definire una di quelle tendenze del momento… fa tendenza essere verdi. Bisogna esserlo per moda ma poi in realtà i green fakers lasciano le loro tracce, le loro impronte sul pianeta più di una persona normale. Per essere preparati al futuro bisogna conoscere bene le conseguenze delle proprie azioni.

 

Nel Suo libro è palese il concetto che dobbiamo imparare a pensare a lungo termine. Come far sì che l’emergenza rifiuti campana non diventi nazionale?

Questa è una bella riflessione, perché quello che accade in Campania è lo specchio di quello che potrebbe accadere o che sta già accadendo in alcune parti del pianeta. Non dimentichiamo che ci sono luoghi dell’Asia o dell’India dove la situazione napoletana è la norma. Si vive immersi nei rifiuti. Le bidonville non per niente hanno il loro nome da costruzioni fatte con i rifiuti. Dobbiamo renderci conto che oggi nei rifiuti c’è un tesoro di materie prime, di energia e dall’altro lato c’è il rischio di riempire il nostro ambiente di materiali tossici. Allora, come si fa? La prima cosa la devono capire i cittadini. I rifiuti nascono già nella nostra casa poi diventano un sacchettino che si porta fuori. Appena sono usciti dalla nostra casa diventano un problema. Una parte della colpa è sicuramente di natura istituzionale. Non funziona la raccolta dei rifiuti, non funziona lo smaltimento però una parte di colpa è anche di chi i rifiuti li produce senza cercare di ridurli già all’origine. Nel libro ho scritto che la statistica italiana ci dice che facciamo 541 kg all’anno di rifiuti per persona, una quantità enorme. Penso che in Campania subito si potrebbe fare il terriccio con i rifiuti organici di cucina ovunque nelle case che hanno un pezzetto di terreno così ci toglieremmo il 30% dei rifiuti che poi troviamo nelle strade. Quanti fanno il compost a casa propria? C’è una somma di responsabilità da parte degli individui e da parte delle istituzioni.

 

Perché ci si accorge dei danni dell’effetto serra solo in estate quando si registrano persistenti e anomale ondate di calore?

Perché i problemi legati all’effetto serra sono soprattutto legati all’aumento della temperatura. Nelle altre stagioni dell’anno ci sembra che se fa più caldo è tutto piacevole. Solo d’estate il problema attira l’attenzione perché scopriamo dei valori che cominciano a farci soffrire. Quando si sfiorano i 35/38°C con elevata umidità allora ci si accorge che si esce dai limiti del benessere. I danni all’ecosistema ci sono però in tutte le stagioni, pensiamo alle conseguenze sulla vegetazione o alla riduzione dei ghiacciai. Con l’aumento della temperatura in montagna stiamo perdendo i nostri ghiacciai.

 

L’ultimo allarme in ordine di tempo proviene dalla cosiddetta Pacific Trash Vortex. Grande chiazza di immondizia del Pacifico la quale secondo alcuni studiosi costituisce la più grande discarica del pianeta. Come mai se ne parla così poco?

Se ne parla poco perché sono posti lontani da noi. Se il fenomeno si verificasse nelle nostre spiagge mentre siamo in vacanza ci indigneremmo un pochino di più. E’ una zona oceanica, cosparsa da una sorta di trito di plastica di tanti frammenti minuscoli che costituiscono un’area vastissima di migliaia di chilometri quadrati ma così piccoli che se ne accorgono purtroppo solo i pesci quando li mangiano. Poi questo incide sulle loro condizioni di salute e addirittura poi forse sul pesce che noi mangeremo quando verrà pescato.

Angelo Bonelli Presidente Nazionale della Federazione dei Verdi commentando la vittoria referendaria del 12/13 giugno scorso ha commentato “la società è molto più avanti della politica”. Qual è la Sua opinione al riguardo?

Per certe cose è vero, per altre non ancora. Sono anch’io piacevolmente sorpreso dal risultato dei referendum. I quesiti erano molto semplici, sul nucleare ormai solo i ciechi non vedevano che era un po’ una strada senza uscita anche dopo l’incidente giapponese. Sull’acqua anche è abbastanza chiaro pensare che qualcuno che ne detiene un potere economico limita poi la sovranità pubblica su un bene necessario. Purtroppo però quando parliamo di ambiente ci sono tantissimi problemi complessi, i dati sono difficili da trovare e spesso i cittadini non ne hanno accesso o non hanno la cultura scientifica per comprenderli. Non possiamo risolvere i problemi dell’ambiente a suon di referendum. Io penso che è vero che in questo caso i cittadini erano più avanti della politica ma se vogliamo veramente risolvere i nostri grandi problemi abbiamo bisogno di una grande politica seria con dei consulenti scientifici d’avanguardia, che aiutino a fare delle buone leggi che poi diano buoni effetti per tutti i cittadini senza costringerli a diventare esperti di tutto, perché questo non è possibile. Sono problemi così giganteschi in materia di ambiente, inquinamento e energia che una persona normale non può arrivare a capire tutto. È per questo che esiste la politica che deve funzionare come una sintesi di tutti i problemi maggiori della società e poi fare di conseguenza delle buone leggi senza che i cittadini debbano diventare degli esperti in ogni settore. Se la politica non è buona e fa i propri affari è ovvio che abbiamo fallito nel suo obiettivo principale: il benessere dei cittadini.

 

Quali sono le fonti di energia rinnovabile che secondo Lei il governo dovrebbe incentivare per sopperire il nostro deficit energetico?

In Italia siamo abbastanza fortunati perché ne avremmo un po’ tutte, non ce n’è una singolarmente superiore a un’altra. Sono tutte da sviluppare: dove c’è il vento si usi il vento e questo in buona parte è stato fatto. In Italia c’è un ottimo sfruttamento eolico nell’Appennino, in alcune zone della Puglia. Il sole lo abbiamo dovunque, siamo il paese del sole quindi sarebbe opportuno svilupparlo di più. A Roma dove mi trovavo ieri i pannelli solari sulle case si contano sulle dita di una mano… Parlando di altre energie rinnovabili cito le biomasse, il biogas che si fa con i residui di allevamento, con i rifiuti organici. Oggi ho sentito la notizia che l’ENEA si sta dedicando a valutare la potenzialità della produzione con le onde del mare. Tra l’altro c’è anche tanto spazio per i nostri giovani studenti che oggi si sentono un po’ persi, privi di grandi prospettive: le energie rinnovabili offrono stimolanti opportunità professionali d’alto profilo.

 

 

di Alessandra Stoppini

 

 


 

26 Luglio 2011  •   Davide   •   0
 
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