01 • novembre • 2020

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Mamma sei sempre nei miei pensieri … spostati!

 

“Fenomenale”. Commento succinto ma esauriente di uno spettatore ascoltato al termine dello spettacolo di Cinzia Leone Poche idee e basta! lo scorso ottobre al Teatro Cassia.

 

“Poche idee ma molto confuse era uno dei tanti aforismi di Ennio Flaiano, il quale aveva un vivo senso del grottesco che io ho preso in prestito per similitudine di punti di vista. Lo scrittore era dotato di ironia e lucidità straordinarie”, ci ha dichiarato Cinzia.

Ironica, istrionica e camaleontica, un’autentica Fregoli versione 2000, tutto questo è Cinzia Leone una delle nostre attrici/autrici più intelligenti, graffianti e pungenti.

Nel suo curriculum vitae non mancano interessanti esperienze nel cinema e apparizioni in fiction di successo, ma la grande passione della nostra eroina è il palcoscenico teatrale. “Gli applausi che ricevo in teatro continuano a lasciarmi esterrefatta… Non mi dico mai … anvedi quanto ‘so brava! Quanto me applaudono! Penso: meno male, anche stasera non m’hanno menato! Non è una questione di finta modestia, non so proprio prendermi i “brava” del pubblico plaudente! E meno male perché non è questa la cosa più importante, credo lo sia invece avere bisogno degli altri…”

È certamente questo il segreto del continuo successo di questa talentuosa attrice. Con grande sarcasmo nei suoi monologhi Cinzia Leone critica e sottolinea le piccole banalità del vivere quotidiano, portando alla luce il controsenso dell’uomo medio abbagliato da una società sempre più materialista e superficiale. Nulla si salva sotto lo sguardo dissacrante e indagatore dell’attrice, la quale con la sua vis comica e ironica è capace di scatenare nel pubblico risate liberatorie, sempre però riflettendo sui mali della nostra società.

“Nei miei spettacoli si ride per due ore per quello che siamo, senza criticare nessuno. La gente non vuole ridere su com’è, gli piace crederci. Allora alcuni ridono e altri ci credono. Del resto il mondo è bello perché avariato, diceva Totò”.

Il pubblico televisivo ricorda le esilaranti performance dell’attrice negli anni Novanta nel programma tv di successo di Rai 3, Avanzi, nel quale trovavano posto gli scarti e gli scartati della televisione pubblica. Cinzia Leone ha appena debuttato al Teatro Golden (“ho uno spazio molto bello a forma di teatro greco con la gente intorno”) con lo spettacolo Mamma sei sempre nei miei pensieri, spostati.

Cinzia di cosa parla Mamma sei sempre nei miei pensieri, spostati?

Parla di Mamma… Il rapporto con la madre è un rapporto primigenio nel quale io porto in luce il taglio ironico, è un viaggio nel materno visto da una nuova angolazione, ma non svelo nulla… Del resto il titolo è già una sintesi… È chiaro che la figura materna è super invadente, ma non perché è invadente mamma, perché è la figura primigenia più importante della nostra vita. Ripartendo dal brodo primordiale da cui ha avuto origine la vita, mi sono posta la prima domanda: la vita avrà pure avuto origine nel brodo primordiale, ma chi l’ha messo su ‘sto brodo? Mamma, Mamma! La prima mamma! La mamma primordiale, la mamma, quando ancora non la chiamavano manco mamma, la chiamavano Mammuth!

 

Avanzi, programma comico e satirico di culto di Rai 3 al quale Lei ha partecipato. Cosa ne è rimasto nella televisione odierna?

Con La tv delle ragazze che poi è diventata Avanzi, ci sono nata e cresciuta. È stato un pezzo della mia vita che è rimasto dentro di me. Lì ho imparato tutto, anche se i linguaggi sono completamente diversi. Non mi sono mai sognata di fare a teatro quello che facevo in televisione. Sono due linguaggi diversi e vanno tenuti separati. È rimasto tantissimo come tensione comica. Ho scelto io di prendere in giro la televisione ma in questo momento non si può prenderla in giro, perché si prende in giro da sola… Chi prendi in giro? La gente che urla? Non è possibile, come si fa a urlare più forte di quelli che già urlano? Nemmeno se chiami un cantante lirico! Non si può quindi andare oltre a quello che già c’è. Non si può più usare la chiave ironica in televisione. Forse in questo momento la gente si aspetta in tv un livello di comicità che sia un po’, diciamo, generico che non abbia nulla a che fare con questo momento. Nessuno vuole mettere in discussione quello che c’è in giro in questo momento ma non sono i comici, è il pubblico a non volerlo mettere in discussione. I comici in qualche modo si adattano a questo.

 

La realtà non è mai stata così spettacolare. Qualunque banalità è trasformata in un grande evento… ”. È la vita quotidiana, la società attuale, la sua migliore fonte d’ispirazione?

Quando scrivo lavoro sulla sintesi comica per evitare che gli spettatori perdano l’attenzione. Per spiegare alcuni fenomeni sociologici, la chiave giusta è utilizzare il grande forziere della comicità per ragionare e per mettervi il peso delle contraddizioni, alleggerito dall’ironia. Lo spettacolo fa veramente ridere, perché io parto sempre da una risata poi torno indietro per capire. Quindi la creatività è quasi consequenziale. Ora la gente parla solo di eventi: qualsiasi cosa fanno diventa un evento, come andare al cinema per esempio. Non c’è più niente di normale, non esiste più una serata ma un evento… “C’ho un evento. Addirittura! E dove? Ma da mi’ nonna, ce prepara la minestrina… ”. Tutto è portato all’eccesso. La mia non è una critica ma un prenderne atto e riderne… con ironia, anche se questo momento culturale non ha ironia, perché si prende tutto sul serio. Ed è per questo che fa ridere, perché tutti credono a qualunque cosa facciano con una determinazione che rasenta il ridicolo. Secondo me riderci sopra è sano ed è anche strutturante, perché uno si crea un’idea strutturata di dove vive, di una società.

Nei Suoi monologhi spesso tra battute al vetriolo e riflessioni amare scorgiamo anche un po’ di malinconia e disillusione. Che cosa ne pensa?

La migliore cosa per non soffrirne ed essere costruttivi è riderne. La risata, attenzione, è una soluzione geniale del dolore nella vita. Ridere è un atteggiamento intelligente e creativo come lo è piangere, a volte. Solo che oggi non si parla più di significati, ma si parla solo per retorica: che bello piangere, che bello ridere! Ti amo! Tutti valori mai sostenuti da significato, come se fossero parole vuote. Ormai si dà importanza a cose vuote come il cellulare. Si pensa che vivere senza confini sia telefonare. Invece io due confini ce li metterei sempre nella vita. Perché serve ogni tanto… perché se non ce metti i confini mentre corri come un pazzo sull’autostrada a fari spenti nella notte pii er muro

Cinzia, c’è un angolo di Roma che preferisce?

Adoro Roma e la parte che amo di più è quella zona dietro il Teatro Marcello, Monte Caprino che ora purtroppo ha una brutta nomea… ma quella parte dell’Urbe rappresenta la Roma più antica. Quando cammini lì, hai la sensazione di tornare indietro. Roma è irresistibile, la amo profondamente.

Alessandra Stoppini

 

9 Gennaio 2011  •   Davide   •   0
 
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