22 • ottobre • 2020

Breaking News:

Mauro Astolfi

Nel campo della coreografia ha interagito con le realtà più diverse dalle serate di Gala televisive (RAI 1, TMC), alle Compagnie di Danza (Kitonb Extreme Theatre, Essence Company, Amsterdam Theatreschool, Balletto di Roma, Szegedi Kortars Ballet). Oggi la sua attività si divide tra l’insegnamento in Italia e all’estero (Zurigo, Londra, Amsterdam, Tokyo, New York, Los Angeles, Parigi, Stoccolma) dove tiene corsi professionali e di formazione, e il lavoro di Direttore Artistico e coreografo per la Spellbound Dance Company.

Mauro, nel tuo curriculum troviamo un elenco importante di esperienze artistiche soprattutto all’estero, legate fortemente al mondo teatrale. Il grande pubblico invece ti ha conosciuto per la tua presenza la scorsa stagione televisiva nel programma Mediaset “Amici”. Cosa ti è rimasto di questa avventura?
E’ stata una esperienza da cui ho imparato molto e soprattutto mi è servita a capire dall’interno quali sono le esigenze e le modalità di costruzione di un format televisivo. Come molti, all’inizio confondevo i linguaggi del canale mediatico con quelli dell’educazione culturale mentre poi ho capito che le nozioni, per altro frammentarie e assolutamente parziali di conoscenza del mondo artistico e della danza in particolar modo, sono solo ingredienti utilizzati per confezionare un format che altro non è che uno show per la TV. In questo senso si è perso l’obiettivo di fare un mezzo per implementare la conoscenza della danza e delle sue diverse forme, ma molto probabilmente la scelta di relegarne l’immagine solo ad alcuni standard gestuali commerciali non in linea con i linguaggi usati oggi nelle compagnie professionali è una scelta voluta.

A parte la parentesi in Mediaset il tuo lavoro si divide tra l’insegnamento e la coreografia: come concili questi due mondi?
Sono due aspetti diversi ma anche due facce di una medaglia. Di certo la coreografia è il lato più creativo della mia espressione artistica ma il contatto con gli allievi, con quelli che saranno poi le nuove generazioni di ballerini, è comunque importante così come è fondamentale la formazione che dai loro, se vuoi ritrovarti un domani danzatori completi.

Quanto conta nel tuo lavoro il rapporto con gli allievi?
E’ fondamentale. E’ uno scambio, una fonte di apprendimento costante che nasce dall’osservazione del singolo talento. A volte si resta colpiti da come i danzatori interpretano le idee dei coreografi. Personalmente trovo in questo scambio creativo tra me e la classe la linfa che alimenta buona parte del mio lavoro. Naturalmente questo rapporto è esaltato ancor di più quando lavoro con danzatori professionisti, specie quelli della mia Compagnia, la Spellbound: conoscendo in modo profondo il mio lavoro e la mia gestualità ballettistica riescono non solo a interpretare al meglio le mie idee ma a migliorarle.

Ti è mai capitato di investire molto su un allievo o un danzatore e non ricevere una risposta adeguata alle tue aspettative?
Assolutamente sì… Il seme che gettiamo è uguale per tutti ma le capacità e i talenti di chi sta dall’altra parte fanno sì che esso venga trasformato e fatto diventare frutto. E’ facile intuire chi ha la stoffa per fare il danzatore ma a queste doti fisiche deve abbinarsi nella crescita della persona una particolare capacità mentale per affrontare il percorso che sta di fronte. Io dico sempre ai miei allievi che non esistono danzatori dotati ma esistono quelli motivati.

Nella tua motivazione e nel tuo percorso personale chi è stato un riferimento e una guida per te?
Sicuramente mio padre mi ha insegnato tutto ciò che i maestri di danza non potevano darmi. La sua figura e i suoi insegnamenti sono stati fondamentali anche per mettermi in condizione di avvicinare le discipline orientali.
Poter trasmettere queste conoscenze oltre alle nozioni prettamente ballettistiche mi ha dato i mezzi per avere un dialogo più profondo con i miei allievi. Da un punto di vista prettamente ballettistico i miei riferimenti sono stati gli ultimi grandi coreografi della scena europea da
Kylian, a Forsythe a Mats Ez. In grande controtendenza rispetto agli anni in cui ho vissuto a New York la vera ricerca nella danza contemporanea negli ultimi 15 anni è assolutamente nel nord Europa. Gli Stati Uniti da questo punto di vista si sono chiusi in una sorta di  conservatorismo culturale perdendo un po’ quell’appeal di Mecca della novità che avevo all’epoca in cui li ho vissuti dall’interno. L’Europa del Nord, l’Olanda, i Paesi Scandinavi hanno invece dato vita alla vera innovazione in campo di linguaggi coreografici oltre che fornire esempi in fatto di sistemi-mercato in campo culturale.

La danza è per te quindi una passione ma anche una ricerca, un dialogo?
E’ una ricerca su me stesso.

Questa ricerca ha portato oggi la tua compagnia a raggiungere una posizione di successo non solo in Italia ma anche all’estero.
La Spellbound Dance Company nacque quasi per gioco; nessuno agli inizi pensava che si sarebbe trasformata in una realtà stabile, tutto si è sviluppato in modo naturale. Le difficoltà sono state tantissime, anche perché il territorio in cui lavoriamo è sicuramente indietro anni luce in termini sia di normative che di veri e propri strumenti rispetto alla produzione di spettacolo dal vivo nei confronti dei parametri europei. Nonostante le difficoltà la Compagnia si è imposta per una sua identità artistica precisa, ed oggi è una realtà che possiamo dire, senza falsa modestia, fa la differenza in Italia. Abbiamo da poco terminato una tourneè in Asia e firmato un contratto per una agenzia che ci distribuirà in Europa: lo sbocco e il confronto verso il mercato europeo e internazionale è per noi uno degli obiettivi principali da raggiungere.

Accanto all’impegno con Spellbound negli ultimi mesi hai assunto la direzione artistica del “dipartimento modern contemporaneo” di un nuovo spazio per le arti a Roma, il D.A.F. Dance Arts Faculty. Come nasce questa esperienza?
Da anni cercavo un posto dove poter lavorare impostando un corso di studi di livello professionale secondo i parametri che si usano nelle principali accademie europee e da tempo desideravo nello stesso luogo avere uno spazio dove lavorare con la compagnia in modo stabile. Mi è stata offerta la direzione di un dipartimento, legato al mio background artistico, in questo edificio, l’ex lanificio appunto, che è stato ristrutturato e concepito secondo il profilo di un vero e proprio centro per le arti contemporanee.

Nella tua carriera una tappa importante sono stati gli anni americani dove hai ballato e iniziato a muoverti come coreografo. Come vivi nel tuo percorso artistico il non aver avuto una lunga carriera di ballerino?
Quando vivevo a New York, fin da subito ho cominciato a studiare composizione coreografica oltre a seguire le classi di danza vera e propria. Poi era curioso come ogni coreografia montata mi spingesse a deformarla e trasformarla secondo la mia fonte di ispirazione personale. Fatalità all’epoca già iniziava ad acuirsi il problema alla schiena e quindi lo stop impostomi
dall’operazione è coinciso con il cambio di direzione che ha preso la mia carriera.

Possiamo definirlo un segnale?
Diciamo un acceleratore di un processo già in corso. Per me la coreografia è sempre stata la spinta creativa principale. Senza lo studio e la ricerca in ambito di composizione coreografica la danza mi sembrava una qualsiasi disciplina ginnastica.

Parliamo del tuo lavoro oggi. Cosa non vorresti mai sentirti chiedere?
… Di spingere per esigenze commerciali dei danzatori in direzioni che non sono quelle in cui credo.

E il tuo orgoglio più grande?
La Spellbound Dance Company.

E la maggiore delusone?
Vedere che l’80% dei danzatori della nuova generazione non studia danza per amore ma per diventare un personaggio famoso o godere di un momento di notorietà.

Cosa consiglieresti invece a chi approccia la danza oggi?
Considerando la brevità della carriera di un ballerino consiglierei di andare sempre alla ricerca di ciò che è complicato e ci mette in discussione, ma per farci crescere e migliorare. Attenti alla seduzione del lavoro facile e di immediata riuscita perché negli anni non paga.

Come immagini il tuo di futuro?
Nel futuro vedo sempre maggiore impegno in ambito coreografico, sia in Italia che all’estero. Soprattutto vedo la crescita della Spellbound Dance Company e la gioia di poter ridare attraverso i successi lavorativi quella fiducia e quella stima che i miei stupendi danzatori hanno riposto in me credendo in questo progetto fin dagli inizi e vivendo qualsiasi sacrificio pur di condividere questa passione comune.

Quali i prossimi impegni in agenda?
Nell’immediato, sto terminando una piccola creazione , un passo a due per Vladimir Derevianko e Maria Cossu, una delle ballerine di punta della nostra Compagnia. E’ per me un vero onore e una grande fonte di ispirazione lavorare con un artista del livello di Vladimir. Questi giorni di sala prove insieme sono stati un momento che ricorderò sempre per la sua enorme capacità di
darsi, per la sua curiosità di scoprire il nuovo con una sete e un amore verso ciò che è la creazione che gran parte dei ballerini di oggi non immaginano neanche lontanamente. Durante la stagione lavorerò a due nuove produzioni per Spellbound, una in coproduzione con il Teatro Lyrick di Assisi insieme a un gruppo di straordinari percussionisti, i Tetraktis, dal titolo “Time” che debutterà ad Assisi appunto, il 29 e 30 dicembre; la seconda su “Le Quattro Stagioni” programmata per il 6 marzo al Teatro Verdi di Pisa, dopodichè partirò per l’Ungheria dove monterò un balletto per il Szegedi Kortars Ballet.
Al ritorno dall’Ungheria, partirà un nuovo impegno ancora top secret con una grande produzione legata al mondo del Musical dove finalmente potremo utilizzare dei danzatori come veri performer artistici e non semplici comparse come spesso accade in questo genere teatrale, dopodichè, impegni di insegnamento permettendo, spero di godermi un po’ di tournee
estiva con la mia compagnia.

8 Aprile 2010  •   Ponte Milvio Magazine Magazine  •   0
 
Contattaci
Redazione:

Viale Carso 57, 00195 Roma
Mail: rivista-pontemilvio@tiscali.it

Ufficio commerciale:

Mail: immediately@immediately.it
Telefono 347 5856368

Newsletter

Periodico telematico. Autorizzazione tribunale di Roma n. 124/2008 del 02/03/2008
Società proprietaria ed editrice Immediately Srl, via C. Ferrero di Cambiano n. 82 Roma - P.IVA 06003611008
Provider Aruba SpA, via Garibaldi n. 8 Soci (Ar)

Web Agency Roma - Privacy Policy