30 • ottobre • 2020

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MOLA Il disegno e la pittura. Psicologia e filologia a confronto

 

Con l’autore partecipano Cinzia Ammannato, responsabile Galleria Barberini, Matteo Lafranconi, responsabile scientifico Scuderie del Quirinale e Vittorio Sermonti, scrittore.

Il volume su Pier Francesco Mola parla anche di molto altro, uscendo da quel che ci si aspetta in genere dalla storia dell’arte, aprendosi addirittura al tema vasto dell’espressione umana. Svela un lato finora nascosto del gran pittore ticinese vissuto a Roma, che fu autonomo da militanze nei contrapposti schieramenti del Barocco e del Classicismo, per anni vagante nell’Italia del nord, eppure ben inserito a livello internazionale.

La nuova decifrazione di strane scene disegnate – alle quali fino adesso non è mai stata data spiegazione persuasiva – mette a fuoco soggetti direttamente legati alla sua sfera familiare e a quella lavorativa. Ne emerge un legame esplicito fra vita e soggetti d’autore, che non trova confronto nel panorama del tempo. Si tratta di una vera primizia, che sarebbe entrata nell’arte figurata (e letteraria) solo più tardi, come dato-chiave del Romanticismo ottocentesco. Scene dai toni comici e tragici descrivono i rapporti difficili con il padre e col committente – il principe Camillo Pamphilj – culminati in un processo che fece epoca, lasciando il segno anche nella storia contrattuale fra artisti e patroni. Quel caso viene qui riaperto grazie a nuove tracce istruttorie. Ogni deduzione poggia sulla rilettura di cose note e su nuove scoperte, compiute fra archivi, altre fonti e opere d’arte.

Sempre su base filologica, ma con ricadute più consuete alla storia dell’arte, il volume riesce pure a far luce sulla formazione di Mola, finora giudicato erroneamente quasi un “bamboccione” ritardatario. Altri chiarimenti riguardano la sua partecipazione al campo del paesaggio, nonché i termini di uno scandalo forse pilotato, che creò allarme fra critici, collezionisti e mercanti: si allude al proliferare di quadri della bottega venduti come suoi autografi.

Sono comunque le opere a restare al centro di quest’indagine, benché vengano sempre più trascurate dalla storia dell’arte, che tende a rivolgersi soprattutto a se stessa.

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18 Febbraio 2014  •   Davide   •   0
 
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