28 • novembre • 2020

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Mostre, concerti, presentazioni per un museo sempre vivo

Lo scultore, nato a Giulianova il 4 Agosto 1913 e morto a Roma il 3 Febbraio 2003, mantenne per tutta la sua vita un intenso legame con la sua terra d’origine, l’Abruzzo. Tra le sue opere conosciute ed apprezzate fino in Giappone, citiamo la scultura Madonna con il bambino, la statua in bronzo di San Michele Arcangelo, la scultura Il Cavaliere della Pace e la Porta dei Sacramenti nella Basilica di San Pietro in Vaticano, opera inaugurata da Papa Paolo VI nel 1965 e che raffigura un angelo che annuncia i sette sacramenti.

On. Tancredi, Lei è il Presidente della Fondazione Venanzo Crocetti; quali sono gli oneri che questo incarico comporta?
L’onere di gestire questo museo insieme al Consiglio di Amministrazione e ai miei collaboratori è molto pesante, soprattutto per quanto riguarda l’aspetto di carattere finanziario, perché bisogna trovare le risorse per gestire il museo che ha una gestione molto costosa e difficile e finora non abbiamo ottenuto molti contributi. Inoltre c’è da programmare tutta l’attività delle manifestazioni dell’anno, perché il Museo non espone solo le opere del Maestro, ma organizza 10/12 mostre ogni anno, presentazioni di libri, manifestazioni culturali, concerti ecc… Ci sono due associazioni culturali di volontari che ci aiutano in questo, le quali programmano manifestazioni di carattere culturale, musicale e artistico.

Ha conosciuto personalmente il suo conterraneo Venanzo Crocetti. Ci può fare un ritratto dell’uomo oltre che dell’artista?
Ho conosciuto Venanzo nel 1958/59 quando stavamo preparando la scultura Monumento ai Caduti di tutte le guerre della città di Teramo, alla quale lui lavorava. È sempre stato dedito interamente al suo lavoro, grande capacità di resistenza alla fatica, manualità superba; faceva il muratore, il falegname, il fabbro. Tutto quello che serviva alle sue sculture nell’ambito del suo lavoro lui se lo risolveva da sé. Persona morigerata, io lo chiamavo il monaco della scultura perché era talmente dedito a questa sua missione che non ha avuto altre distrazioni, non si è mai sposato, mai una vacanza, sempre attento alla sua creatività. Recentemente presso la sede del Complesso dei Dioscuri al Quirinale sono state esposte le opere dello scultore provenienti da questo Museo.

Qual è stato il criterio di scelta?
È una piccola antologica con il rispetto di tutte le epoche della sua espressione artistica. Abbiamo scelto iniziando dalle sue opere giovanili, fino ad arrivare alla tarda maturità. Abbiamo scelto le sue opere più significative prodotte in più di settant’anni di lavoro, tra sculture e disegni: Crocetti è stato infatti anche un formidabile disegnatore: prima di tradurre in bronzo le opere lui le rappresentava su carta. La mostra proveniva da Pescara, esposta presso il Museo d’Arte Moderna Vittoria Colonna. In questo luogo il Maestro Crocetti viveva e lavorava. Abbiamo visto infatti ancora il suo studio e qui sono esposte le sue opere maggiori.

Desidera descriverci l’opera di Crocetti alla quale lei è maggiormente legato? P
enso al Cavaliere della Pace, perché attraverso questa scultura Crocetti ha lanciato allora un messaggio di pace al mondo. Per me è la statua più rappresentativa sul piano dell’artista che lavora anche per la società, per la comunità e che si vuole fare presente con un suo messaggio. Credo che il Cavaliere sia quella più importante. Nel ’79 quando facemmo il giro del mondo con quest’opera e i suoi lavori preparatori, aprimmo la Giornata del Ricordo ad Hiroshima alla presenza di 400 città martiri in rappresentanza di tutto il mondo. Siamo stati inoltre al Palazzo delle Nazioni Unite a New York dove l’opera ha trovato la sua naturale collocazione. Il giorno dell’inaugurazione c’era tutta la dirigenza dell’ONU: c’era Pérez de Cuéllar, l’allora Segretario Generale delle Nazioni Unite, il rappresentante giapponese e anche il nostro Presidente Cossiga. Poi Il Cavaliere sbarcò in Russia dove allora incominciava la Perestrojka di Gorbaciov; quindi un ulteriore messaggio di speranza per l’Hermitage e il Museo Tret’jacov. Andammo anche al Parlamento Europeo a Bruxelles per portare un messaggio di unione da inviare simbolicamente ai vari Continenti.

Quali sono state le iniziative benefiche della Fondazione sviluppatesi dopo il terremoto che ha di recente colpito la popolazione abruzzese?
Abbiamo lanciato l’idea di raccogliere dagli artisti, dai collezionisti e dai galleristi dei quadri che sono stati messi all’asta. Abbiamo fatto tre aste che hanno raccolto circa trecentocinquantamila euro e abbiamo offerto alla Soprintendenza e alla Protezione Civile la nostra collaborazione per recuperare statue lignee e quadri della città dell’Aquila rovinati. Ci hanno dato un elenco di chiese, statue e di tele da restaurare. Ho chiesto anche che ci dessero i quattro quadri di Teofilo Patini, grande pittore abruzzese della fine del XIX secolo. Ce le stanno assegnando così potremo subito operare in questa direzione. Alla fine del recupero delle opere faremo sia a Roma sia in Abruzzo una mostra per mostrare al pubblico il restauro.

Il Museo Crocetti ha ospitato la consegna dei premi dei vincitori del progetto ARTE Insieme 2009. Cosa ne pensa di questo premio nato in favore dei giovani?
Sono favorevolissimo, del resto abbiamo ospitato la premiazione… Speriamo che i giovani pongano attenzione a questo mondo dell’arte, della creatività, della fantasia. I giovani ne hanno tanta, basta indirizzarli, basta stimolare in loro questa fantasia che viene fuori. Credo si debba tutti lavorare per i giovani e con i giovani per scoprire nuovi talenti, per sostenerli nella loro opera di imparare questo difficilissimo mestiere, che in verità è una vocazione. Credo che il Museo Crocetti stia facendo la sua parte.

di Alessandra Stoppini

20 Marzo 2010  •   Ponte Milvio Magazine Magazine  •   0
 
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