30 • ottobre • 2020

Breaking News:

Museo della scuola romana

 

Il Museo era stato inaugurato nel 2006 su proposta dell’Associazione culturale Archivio Scuola Romana presieduta da Netta Vespignani, ma era rimasto chiuso da qualche tempo per il mancato rinnovo degli accordi sulle opere in esposizione. Nell’attiguo Casino dei Principi è consultabile l’Archivio della Scuola Romana ricchissimo di documenti.

Le opere del Museo sono state donate o concesse in comodato e in deposito da: Accademia Nazionale di Danza, Archivio della Scuola Romana, Archivio Oppo, Luciana Bartolini, Giuseppe Bertolami, Francesca, Susanna e Francesco Saverio Castellet, Giorgio Di Raimondo, Ilaria e Ninetta Ferrazzi, Fondazione Carlo Levi, Elena e Gustavo Francalancia, Galleria Comunale d’Arte Moderna, Luciana Gentilini, Loredana Mariani in Guarnieri, Giulia e Miriam Mafai, Carla Marchini, Alessandro ed Ernestina Pagliero, Dora, Fausto e Silvio Pirandello, Claudia Terenzi, Donatella Trombadori, Alessandro e Marta Vespignani.

Il piano terreno e il primo piano del Casino Nobile ospitano il Museo della villa con arredi d’epoca e con la bellissima Sala da Ballo, trionfo di luci e specchi. Nel secondo piano del Casino Nobile il visitatore attraverso un interessante percorso museale, intervallato dalla visione del parco che si ammira dalle finestre, ha la possibilità di cogliere uno sguardo d’insieme su una delle stagioni più singolari e vitali dell’arte italiana, legata a quel gruppo di pittori attivo a Roma nel periodo compreso tra le due guerre e durante la II Guerra Mondiale.

L’esposizione curata da Claudia Terenzi contiene opere di artisti i cui legami non furono legati a una scuola, ma compresi in rapporti di amicizia, stima e solidarietà. Pittori come Antonio Donghi Paesaggio (Perugia) (1939), Francesco Trombadori Ritratto di Elena Micucci (1942), Riccardo Francalancia, Ferruccio Ferrazzi protagonisti del Realismo magico, termine utilizzato negli anni Venti in particolare da Massimo Bontempelli per descrivere un tipo di pittura che intende rappresentare l’oggetto senza essere realista cercando di raffigurare forme e spazi imbevuti di valenze spirituali. Opere di Mario Mafai, Scipione, Antonietta Raphael che testimoniano quel particolare momento conosciuto come Scuola di Via Cavour secondo la definizione coniata nel 1929 dallo storico dell’arte Roberto Longhi.

Gli anni Trenta sono rappresentati da pittori tonali come Corrado Cagli, Giuseppe Capogrossi, Emanuele Cavalli, Roberto Melli, Guglielmo Janni e da quelli che a ridosso della Guerra, maturano un nuovo linguaggio realista: Alberto Ziveri, Fausto Pirandello, Renato Guttuso, il giovane Renzo Vespignani. Non mancano una serie d’intensi ritratti e autoritratti come l’olio su tavola del 1937 di Fausto Pirandello, l’assorto autoritratto Ragazza alla finestra di Katy Castellucci olio su tela datato 1933/36, il Ritratto con Emanuele Cavalli di Giuseppe Capogrossi olio su tavola del 1926 e un ritratto maschile del maceratese Scipione (Gino Bonichi) pittore morto precocemente di tubercolosi.

Tra le nature morte esposte scegliamo l’olio su tela Le castagne di Cipriano Efisio Oppo (1942), la Natura morta con tazzine (1928) olio su tela di Antonio Donghi. Discorso a parte merita la pittrice Pasquarosa fenomeno dell’arte nella Roma del Novecento, dove qui è in mostra l’olio su tela Garofani e melograni (1928/29).

Il simbolo della mostra è l’olio su tela Meriggio di Emanuele Cavalli (1935) omaggio all’estate, mentre si nota il coinvolgente olio su tela Nudo con scialle (1932) di Adriana Pincherle pittrice tra le più attive del Novecento italiano sorella di Alberto Moravia.

Tra le sculture presenti in mostra si nota il bronzo Miriam che dorme (1933) di Antonietta Raphael nella quale l’artista lituana ritrae la figlia primogenita. La ceramica di Leoncillo Madre romana uccisa dai tedeschi (1944) e Violenza (1944) di Renato Marino Mazzacurati testimoniano la drammaticità della guerra allora in atto.

“Ci spingevamo oltre Porta Metronia, San Giovanni, il Gianicolo. Seduti sui gradini di piazza San Pietro o di Piazza Navona, sentivamo palpitare uno svolazzo d’angeli sul nostro capo… Senza Roma io dico che non avremmo avuto ragione d’essere”. Così ricordava il poeta e critico d’arte Libero de Libero le passeggiate in compagnia degli artisti e degli scrittori che fecero nascere una delle stagioni artistiche e letterarie più ricche del XX Secolo in una Roma solatia nonostante il regime fascista e i venti di guerra all’orizzonte. Tre sono gli elementi dominanti di questa corrente artistica caratterizzata da una pittura tonale basata sul contrasto di luce e colore: legame con Roma, sperimentazione artistica costante e profonda insofferenza verso un’idea di arte come espressione del regime fascista. Questi artisti navigarono controcorrente in una Roma allora in pieno fermento culturale ritrovandosi in gallerie, in spazi espositivi ma soprattutto nei caffè, come nella mitica terza saletta del Caffè Aragno in via del Corso 181, cuore della vita artistica e culturale della capitale dell’Impero. Negli anni Trenta vengono aperte una serie di gallerie come la Galleria di Roma in via Veneto 7 e la Galleria Sabatello in via del Babuino 61. Quell’atmosfera respirata nell’Urbe la ritroviamo in alcuni dipinti qui esposti come nel disegno di Scipione La via che porta a San Pietro del 1930 o nell’olio su tela di Carlo Levi, Paesaggio romano con archi in rosso (1931). Recensendo questa eccezionale permanente non possiamo non parlare della coppia di artisti Mario Mafai e Antonietta Raphael conosciutisi all’Accademia Libera del Nudo in via Ripetta. Il loro sodalizio artistico e sentimentale darà un’efficace svolta al corso dell’arte a Roma. Nella casa di via Cavour al civico 325, nel palazzo demolito intorno al 1930 “con la vista sul Colosseo”, Mario e Antonietta vivevano e dipingevano ricevendo i loro amici tra i quali Scipione, Libero de Libero, Marino Mazzacurati, Giuseppe Ungaretti e molti altri. Il visitatore ammira di Mafai l’olio su tela Lezione di piano (1934), Donne che si spogliano (1934) inchiostro su carta per citarne alcuni. La Torre Eiffel (1939) matita e inchiostro acquerellato su carta di Antonietta Raphael ci porta a Parigi. Una mostra di grande fascino e classe in un luogo senza tempo, il Casino Nobile di Villa Torlonia voluto dal banchiere Giovanni Torlonia e costruito nel 1806 dall’architetto neoclassico Giuseppe Valadier. Il grande parco con le sue tante varietà botaniche, testimonianza dello spirito eclettico del principe Alessandro Torlonia, è uno dei tanti fiori all’occhiello della nostra città.

Dal 22 settembre scorso la collezione permanente del Museo della Scuola Romana al Casino Nobile di Villa Torlonia si è arricchita di trentacinque opere, da Turcato a Guttuso, da Matta a Mafai e Mirko appartenenti alla collezione d’arte di Francesco Ingrao, medico specialista in malattie polmonari, fratello del dirigente del Pci ed ex Presidente della Camera dei Deputati Pietro, e della moglie Ksenija  Guina di origine croata. Le opere raccolte con passione e competenza a partire dal secondo dopoguerra, con il prezioso aiuto della moglie Ksenija Guina, sono state donate dalla sorella di Ksenija, Mirjana Jovic a Roma Capitale.

 

A cura di Alessandra Stoppini

19 Ottobre 2011  •   Davide   •   0
 
Contattaci
Redazione:

Viale Carso 57, 00195 Roma
Mail: rivista-pontemilvio@tiscali.it

Ufficio commerciale:

Mail: immediately@immediately.it
Telefono 347 5856368

Newsletter

Periodico telematico. Autorizzazione tribunale di Roma n. 124/2008 del 02/03/2008
Società proprietaria ed editrice Immediately Srl, via C. Ferrero di Cambiano n. 82 Roma - P.IVA 06003611008
Provider Aruba SpA, via Garibaldi n. 8 Soci (Ar)

Web Agency Roma - Privacy Policy