28 • novembre • 2020

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Nerone genio e sregolatezza

Allo stesso fece distribuire 400 sesterzi a testa ed abolì le tasse più onerose. Offrì alla plebe costosi spettacoli ludici teatrali e circensi. Fece riforme e legiferò con acume e saggezza. Da Console e Pretore dell’Urbe, stupiva il Senato con orazioni in latino e greco. Fa costruire il Porto di Anzio e, già che c’è, si regala una villa sul mare con un ponte di 3 km. I resti del porto e della villa sono ancora ben visibili ad Anzio. Lucio Domizio Nerone nasce ad Anzio nel 54 d.C. da Agrippina e Lucio Domizio.
Agli amici che si congratulano per la nascita questo risponde: “da me e da Agrippina è nato soltanto qualcosa di abominevole e pericoloso per tutti!” Infausto augurio per un neonato, però…! Allo scadere del Quinquennium Neronis, appagato dai successi e dal plauso del popolo e del Senato, inizia a dar sfogo alla sua nefasta indole.

Gaio Tranquillo Svetonio, il più attendibile tra gli storici perché contemporaneo di Nerone, ne tramanda un curriculum agghiacciante: “L’insolenza, la libidine, la sfrenatezza, l’avidità e la sua crudeltà, si rivelarono in lui gradatamente. Dopo il tramonto, afferrato un cappello faceva il giro delle bettole. Poi vagava per i rioni e bastonava qualche malcapitato nottambulo e, se reagiva, lo feriva e lo gettava nelle cloache. Talvolta scassinava e saccheggiava i negozi e aveva aperto uno spaccio in casa sua, dove metteva all’asta il bottino intascando il ricavato”. Molto singolare era anche il senso che aveva della famiglia. Sposa Ottavia, la figlia del deposto Claudio. Ben presto la accusa di adulterio e la fa uccidere a Pantelleria dove l’ha confinata. Sposa poi Poppea Sabina che, sebbene in cinta, uccide con un calcio. Poi viene il turno di Claudia, sorella di Poppea, poiché gli si negava.
Infine sposa Statilia Messalina e poiché era già sposata col Console Vestino Attico, per non dover discutere, lo fa assassinare. Poi per non deludere la tragica profezia di papà Domizio, fa uccidere anche sua madre Agrippina che, a suo dire, lo annoiava con i rimproveri. Ma fin qui erano affari di famiglia. Cosi, non volendo sfigurare con gli estranei, ordina il suicidio a Seneca, avvelena l’ex Consigliere Burro, stupra la Vestale Rubria, delitto sacrilego per la legge romana e, per sfregio stupra e fa uccidere Aulo Plauzio, un giovane che era protetto da Agrippina. Non trascura di avvelenare suo suocero Claudio ed il figlio di questi, il quattordicenne Britannico perché aveva la voce più melodiosa della sua.

Chissà quale diagnosi ne avrebbe ricavato Freud. Racconta ancora Svetonio: “fece recidere i testicoli al giovane Sporo, cercando di fargli cambiare sesso. Se lo fece portare con la dote e il velo rosso, con una cerimonia festosa, e lo tenne presso di se come una moglie.” L’aberrante condotta del depravato Imperatore finì per generare un diffuso malcontento. A quello del Senato, dei Tribuni e dell’Esercito si unì quello del popolo quando Nerone prese a speculare sul prezzo del grano. Insulti e messaggi irridenti appesi alle sue statue dilagarono per l’intera Urbe. Ben presto gli fu consegnato, come d’uso, il dispaccio che lo bollava come “nemico pubblico” e che sarebbe stato punito con l’antico rituale: denudato, il collo nella forca, frustato a morte con verghe di bambù”. Giustamente atterrito dalla articolata punizione, aiutato dal suo fedele Epafrodito, si recise la gola con la daga esclamando: “quale artista muore con me!”
Aveva 32 anni. Sono trascorsi millenni ma ancora oggi ci sono umani decisamente all’altezza dei tic di Nerone. Pedofilia, stupri, figli che sterminano la propria famiglia e padri che uccidono i figli. Torture, tritolo per usi assortiti, genocidi; anche noi non ce li facciamo mancare! Nerone morì! Ma a che specie di specie apparteniamo?

 

di Gian Carlo Menchinelli

14 Aprile 2010  •   Ponte Milvio Magazine Magazine  •   0
 
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