28 • novembre • 2020

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Paolo Marrazzi

Diplomato all’Accademia di Belle Arti di Roma,Paolo Marrazzi è stato assistente ed amico dello scultore Umberto Mastroianni, morto nel 1998 a Marino, città dove è stato aperto nel 2000 in suo onore il Museo Civico “Umberto Mastroianni”. Amante del contatto fisico con la pietra da intagliare, Marrazzi uno dei pochi artisti mondiali che scolpisce ancora di pugno grandi masse di pietra, cercando di riportare questa antica lavorazione nell’era contemporanea.

Lei per le sue opere ha utilizzato i più svariati materiali: ceramiche, cristalli, marmi, peperino.. .in quale si identifica di più?
Ho dedicato la mia poetica monumentale alla pietra della mia terra, la lapis albanus volgarmente chiamata “peperino”. E’ una pietra che ho portato a tonnellate in vari angoli di Europa, da Berlino a Roma, per un complessivo di quindici monumenti pubblici. Poi mi dedico alla tarsia delle pietre colorate, e a tal proposito la critica attuale mi ha definito come “il massimo cultore in Europa” in quanto ho fatto rinascere la tarsia contemporanea, decorazione che è stata abbandonata nel Seicento.

Partendo dai suoi inizi, impossibile dimenticare che lei è stato assistente ed amico dello scultore Umberto Mastroianni…
Ho conosciuto il Maestro Mastroianni nel 1970 quando frequentavo l’Accademia delle Belle Arti a Roma. Sapendo che ero di Marino, mi invitò a visitare il suo studio; da lì nacque un’amicizia quasi trentennale. Lui mi stimava molto e in alcune sue lettere mi ha elogiato poiché era difficile trovare giovani come me che si calassero così a fondo nella pietra. Peccato che a Marino non si sono mai accorti della grandezza di Mastroianni. I dirigenti dell’Istituto Statale d’Arte “Paolo Mercuri”, ad esempio, non hanno mai avuto l’idea di far tenere una lezione di scultura o una conferenza al Maestro, perdendo così una grande occasione.

Cosa ha significato per lei, nato a Marino, creare l’opera monumentale “Alla fratellanza fra i popoli”, situata in Piazza Matteotti?
L’opera nacque nel 1978 a seguito della mia vittoria in un concorso organizzato dalla Pro Loco; così all’alba dei 30 anni mi ritrovai a scolpire un blocco in pietra albana in un monolite di venti tonnellate. Lavorai all’opera per un intero inverno con l’ausilio di uno scalpellino, di una delle maestranze ormai scomparse a Marino; dopodiché inaugurammo l’opera con l’allora sindaco Mario Di Falco. Subito dopo il Professor Dino Lauri ebbe l’intuizione di fare diventare l’opera, che rappresenta un abbraccio di tutti i popoli della terra, il simbolo di tutti i paesi europei.

Ripensando alle varie mostre e alle città in cui ha realizzato opere monumentali, qual è quella di cui possiede un particolare ricordo?
La più significativa a livello morale, come ha anche dichiarato la critica, è l’opera monumentale “All’uomo costruttore di Pace”, che ho realizzato a Berlino nel 1987 per il 750° della Città. A quel tempo Berlino era divisa dal “Muro della vergogna” ed io ero stato incaricato dall’amministrazione comunale e dall’amministrazione del Distretto Neukolln di Berlino, con cui eravamo gemellati, di scolpire un’opera che inneggiasse alla pace. Così scolpii quest’opera partendo sempre da un blocco inforpontemilvio 33 provincia me di pietra albana, poi accarezzandolo per circa un anno fino al raggiungimento della sua forma. Sicuramente quest’opera rappresenta uno dei momenti di culmine della mia poetica monumentale verso la società europea.

Tra le sue onorificenze spiccano quella di “Accademico Pontificio Virtuoso al Pantheon” conferita da Papa Giovanni Paolo II nel 2000 e quella di “Cavaliere al merito della Repubblica Italiana” assegnata dal Presidente della Repubblica Napolitano nel giorno della Festa della Repubblica nel 2007. Cosa hanno rappresentato per lei
?
Già nel 1965 Papa Paolo VI mi nominò “Militum” del Concilio Ecumenico Vaticano II. All’epoca frequentavo gli ambienti della Città del Vaticano come restauratore, seguendo le tradizioni di famiglia, poiché tutti i miei familiari vi hanno lavorato nell’arco di 350 anni. Poi dopo quasi 40 anni ho ricevuto questo titolo da Papa Giovanni Paolo II, come membro dell’Accademia Pontificia dei Virtuosi al Pantheon, la più antica Accademia del mondo, fondata da Paolo III nel 1542. Io appartengo alla Commissione giudicatrice che ogni anno, per volere del Papa, seleziona i vincitori di un premio di 60.000? Per giovani artisti, scultori, pittori, musicisti, poeti. Sono molto orgoglioso di ricoprire questo ruolo perché rappresenta l’appagamento di una vita dedicata al lavoro. L’ultimo riconoscimento assegnatomi dal Presidente Napolitano come Cavaliere alla Repubblica per meriti artistici è stata un’ulteriore soddisfazione per me, ed inoltre ha rappresentato uno stimolo ulteriore a impegnarmi di più nel mio lavoro.

Può fornirci qualche anticipazione di suoi progetti futuri?
Sto organizzando una mostra personale itinerante che partirà dalla città di Pratola Peligna in Abruzzo, fino a Pescara, Ascoli Piceno e forse anche a Marino. Sarà dedicata alla reinterpretazione in chiave fantasiosa delle mie opere monumentali che andrò ad inserire nelle piazze di queste città. Consisterà nell’esposizione di cartoni da lavoro, bozzetti di opere monumentali e interpretazioni pittoriche di queste mie avventure con la pietra. Inoltre ho da poco terminato, dopo 10 anni di lavoro, il progetto di una Via Crucis in tarsia marmorea (ndr una delle prime tarsie è stata esposta nella Pasqua del 2004 nella Basilica di San Barnaba di Marino). Ad oggi, sono stato l’unico a realizzarla utilizzando questo materiale in duemila anni di cristianità.

 

di Debora Piergallini

15 Aprile 2010  •   Ponte Milvio Magazine Magazine  •   0
 
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