26 • ottobre • 2020

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Paolo Petrocelli

La migliore gioventù italiana è ben rappresentata da Paolo Petrocelli ventisette anni di talento e passione per la musica, per la cultura e per i viaggi. Un artista poliedrico che ha iniziato a studiare musica e a suonare il violino all’età di 8 anni e a 12 è stato ammesso al Conservatorio di Santa Cecilia. Da allora ne ha percorsa di strada considerando le sue collaborazioni con istituti importanti quali il British Council e il Royal College of Music e con rassegne di levatura internazionale come The Tuscan Film Festival e Rome Film Festival. Manager musicale e culturale, vincitore di premi di ricerca, esperto della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura) in ambito di cultura musicale, Paolo inoltre si è specializzato nello studio della musica europea del XX secolo divenendo uno tra i maggiori rappresentanti della nuova generazione di studiosi della musica britannica del Novecento. Un curriculum vitae di tutto rispetto che testimonia la determinazione, la costanza e l’entusiasmo di un giovane che con il suo impegno è un bell’esempio per i suoi coetanei. Un autentico cittadino d’Europa che ha avuto il coraggio e la volontà di guardare oltre i confini nazionali “sono attivo in ambito internazionale ed europeo su progetti multiculturali”, dimostrando che con tenacia, ambizione e passione si può ottenere il meglio della vita. “La musica per me ha sempre rappresentato un linguaggio universale, il migliore modo per comunicare l’armonia interiore”.

Paolo è stato difficile conciliare lo studio scolastico con l’impegno al Conservatorio? Non è stato sempre facile conciliare gli impegni scolastici con l’attività in conservatorio, soprattutto durante gli anni di liceo classico. Tuttavia nel mio modo di vedere la formazione, non ho mai fatto grandi distinzioni tra i due percorsi. Scuola e conservatorio prima, università e conservatorio poi, hanno rappresentato per me un unico grande mondo, dove poter crescere e imparare. Studiare musica ha inciso in maniera decisiva sulla mia educazione e più in generale sulla crescita della mia persona. Il lungo percorso di studi in conservatorio, dieci anni, mi ha permesso di acquisire oltre a importanti competenze specifiche, una profonda consapevolezza introspettiva fondata su valori e sentimenti autentici.

Il tuo talento creativo è la dimostrazione che con la cultura si vive e che può diventare un mestiere. In che cosa consiste la figura professionale del Manager culturale? Si può vivere lavorando per la cultura. Si può vivere lavorando per la musica. Bisogna solo cercare la propria strada con grande onestà e dignità. Una volta trovata si deve però percorrerla con il massimo impegno. La mia attività professionale si divide al momento su più fronti: in campo musicale sono attivo come direttore associato della sede di Roma dell’agenzia IMG Artists, leader mondiale nel management dello spettacolo e dei grandi eventi, e come Vicepresidente dell’Orchestra Italiana del Cinema, la prima compagine sinfonica italiana interamente dedicata alla promozione della musica per film. In ambito istituzionale, collaboro con alcune tra le più importanti organizzazioni internazionali, tra cui l’UNESCO, l’European Cultural Parliament e l’European Music Council. Con grande entusiasmo, porto infine avanti la mia attività accademica, sia in qualità di ricercatore presso le Università di Yale, Oxford e Cambridge, sia in qualità di lettore e professore per LASALLE College of Arts di Singapore, IED e LUISS. Credo molto nell’importanza di condividere la mia esperienza, impegnandomi in un’attività didattica efficace e incisiva, in particolare tra i miei coetanei.

Altiero Spinelli, federalista instancabile considerato il Padre Fondatore dell’Europa unita aveva scritto nel Manifesto di Ventotene (1) “La via da percorrere non è facile, né sicura. Ma deve essere percorsa, e lo sarà!” Che cosa provi quando suoni o ascolti le note dell’Inno alla gioia? Ricordo bene la sensazione che provai da bambino nel suonare per la prima volta in orchestra l’Inno alla Gioia. Una grande emozione. Mi sentivo orgoglioso di poter far parte di un gruppo che assieme produceva una musica così straordinaria come quella di Beethoven. Io con il mio strumento stavo contribuendo alla creazione di qualcosa che univa tutti in quel momento, con una forza così pura e travolgente. La forza della musica, dell’armonia, dell’unità, della fratellanza. Quella stessa forza, che oggi più che mai, dovrebbe muoverci tutti nel percorrere la strada verso una vera Europa unita.

L’Articolo 9 della Costituzione Italiana dichiara: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica… ”. Secondo te è un intento rimasto solo sulla carta? Qual è il compito che spetta a Voi giovani? La Repubblica siamo noi cittadini. Siamo noi in primis a doverci preoccupare di promuovere lo sviluppo della cultura e della ricerca! L’errore è pensare che sia solo chi governa a doversi occupare di questo. Certamente la loro responsabilità è di mettere il Paese nelle condizioni di esprimersi al meglio, sostenendolo con politiche sociali ed economiche efficaci. Ma dipende anche da noi e in particolare dalle giovani generazioni. Possiamo e dobbiamo fare molto. L’Italia ha bisogno di noi giovani, di nuove forze, nuove idee. Ciascuno nel proprio ambito professionale deve “iniettare” nuova linfa con cui attivare dall’interno un processo di sviluppo e rinnovamento che sia in grado di condurci verso una nuova fase di crescita e rilancio. Non è semplice e certamente richiederà del tempo. Noi giovani dobbiamo prendere però consapevolezza che è questo il nostro compito adesso.

Come si è sviluppato il tuo interesse per il compositore e direttore d’orchestra William Walton? La mia attività di ricerca sulla musica di William Walton ha avuto inizio con i primi anni di studio all’Università La Sapienza di Roma. Terminato il liceo classico, ormai vicino al conseguimento del diploma in violino presso il Conservatorio di Santa Cecilia, decisi, infatti, di integrare la mia formazione musicale con un percorso di studi universitari di carattere musicologico. Alla base di questa decisione, la mia forte volontà di sviluppare una più concreta consapevolezza e conoscenza della teoria e della storia della musica, a supporto della mia preparazione strumentale. Alla Sapienza ho avuto la fortuna d’incontrare professori e ricercatori estremamente preparati, che mi hanno saputo avvicinare con metodo e passione a uno studio della musica in parte diverso da quello cui ero stato fin allora abituato in conservatorio. Tra tutti, Philip Gossett, musicologo di fama internazionale, tra i più autorevoli studiosi delle opere di Rossini, Bellini, Donizetti e Verdi, con il quale nel 2006 ho avuto il piacere di lavorare alla scrittura della mia tesi di laurea dedicata a William Walton e lo studio della forma del concerto per violino e orchestra durante la prima metà del Novecento. È proprio dall’ascolto del concerto per violino di Walton che nacque il mio grande amore per la musica britannica. Il fascino legato alla storia di questa composizione mi sedusse fin da subito!

Di cosa si occupa la rassegna The Spirit of the British Music? La mia grande passione per la musica “made in UK” mi ha spinto nel 2011 a fondare e dirigere “The Spirit of British Music” un’esclusiva stagione di concerti a Roma interamente dedicata alla musica britannica moderna e contemporanea. L’iniziativa, patrocinata dal British Council, l’Ambasciata Britannica a Roma, la Camera di Commercio Britannica per l’Italia, l’Accademia Britannica di archeologia, storia e belle arti, la British Music Society e la Royal Musical Association, è nata con l’intenzione di proporre un’offerta culturale innovativa, stimolante e diversificata, destinata a un pubblico internazionale ed eterogeneo. Sede dei concerti i luoghi di rappresentanza britannica a Roma, quali l’Ambasciata, il British Council, l’Accademia Britannica e alcuni tra più importanti spazi musicali della capitale, tra cui il Circolo degli Artisti. Nella prima edizione abbiamo così programmato concerti di musica classica, rock, indie e dj-set, coinvolgendo esclusivamente artisti giovani, tra cui anche “I Blame Coco” (la figlia di Sting).

Sei uno dei coordinatori di un’interessante realtà il Network giovanile italiano del Parlamento Culturale Europeo. Ce ne vuoi parlare? Il nascente Network Giovanile Italiano del Parlamento Culturale Europeo è una nuova importante realtà, che stiamo andando a creare proprio in queste settimane. Il gruppo è parte dello Youth Network Europeo, una rete costituita da giovani artisti e professionisti attivi nel settore cultura residenti in Europa, di età compresa tra i 20 e i 35 anni. I fondatori e membri della YN sono uniti da un comune interesse: promuovere il valore delle arti e della cultura a favore del rafforzamento della coesione europea. L’European Cultural Parliament è stato fondato nel 2001 e riunisce delegati da 43 paesi europei. Tra i membri italiani ci sono anche Umberto Eco e Michelangelo Pistoletto. Il “core group” dello Youth Network (di cui faccio parte) si sta attivando con grande determinazione per favorire la costituzione di reti giovanili a livello nazionale in tutti i paesi europei. Io ho ricevuto l’incarico di formare il gruppo in Italia. Inoltre sono membro del Comitato Giovanile del Consiglio Europeo per la Musica e Ambasciatore per il Manifesto della Gioventù e della Musica in Europa. Nel 2011 ho rappresentato l’Italia in qualità di delegato giovanile al VII Forum Giovani dell’UNESCO a Parigi. Nel 2012 sono stato nominato Coordinatore della nascente Commissione Italiana Giovani dell’UNESCO ed Esperto della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO in ambito di cultura musicale. Con grande entusiasmo sto raccogliendo e selezionando in queste settimane le adesioni di giovani rappresentanti dei diversi settori del mondo della cultura e dell’arte in Italia: cinema, musica, teatro, danza, letteratura, moda, giornalismo. Il gruppo si riunirà con buona frequenza per discutere e trattare di “macrotemi” indicati dallo Youth Network europeo e lavorare alla realizzazione di una piattaforma internet, che diventerà il principale mezzo di comunicazione dello YN. Si lavorerà quindi allo sviluppo di progettualità sia a livello europeo, che a livello nazionale.

Che consigli ti sentiresti di dare a un giovanissimo desideroso di intraprendere il tuo percorso professionale? Il solo consiglio che mi sento di dare è quello di seguire le proprie passioni con grande senso di consapevolezza e responsabilità, costruendo ogni giorno qualcosa di buono per lui e per gli altri. Non restare mai in attesa di qualcuno o qualcosa. Il cambiamento parte da noi.

(1) Documento Per un’Europa libera e unita. Progetto d’un manifesto redatto da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi durante il periodo di confino negli anni Quaranta che ha ispirato l’idea di Unione europea.


di Alessandra Stoppini

16 Luglio 2012  •   Davide   •   0
 
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