29 • ottobre • 2020

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Pino Scaccia

 

Lo scopo principale di questi agili volumetti dal piccolo formato (50/60 pagine dalla caratteristica copertina azzurro cielo) è quello di dialogare con letterati, artisti, personaggi pubblici di spessore e politici su temi di scottante attualità. In questo spazio diventato un appuntamento fisso che propone argomenti diversi e contemporanei, dopo Il volto delle donne colloquio con Dacia Maraini nato per discutere della condizione femminile in un viaggio tra letteratura e attualità e Scrivere è un gioco di prestigio dialogo con Paolo di Paolo giovane ma talentuoso enfant prodige della letteratura, ora è la volta di Pino Scaccia.

Lo storico reporter del Tg1 in 32 anni di lavoro in Rai ha girato l’Italia e il mondo raccontandolo così come lo vedeva senza filtri a una vasta platea di telespettatori. Nella sua veste d’inviato Scaccia ha seguito gli avvenimenti nazionali e internazionali più importanti degli ultimi vent’anni: dalla prima guerra del Golfo, al crollo dell’Impero sovietico e della Jugoslavia, dall’attentato alle Torri Gemelle di New York alla lotta al terrorismo in Afghanistan e Iraq, fino all’attuale conflitto in Libia. In questa lunga intervista il cui titolo Certe guerre non finiscono mai è ripreso da una frase che Scaccia ha pubblicato nel suo blog La Torre di Babele, http://pinoscaccia.wordpress.com/, il reporter ripercorre la sua carriera raccontata senza mai un filo di retorica “da ragazzo sognavo due cose: viaggiare e raccontare. La sintesi di questi due desideri è diventata il mio lavoro, quindi mi ritengo un privilegiato”. Ampia e interessante è stata l’esperienza sul campo del giornalista il cui spartiacque è stato l’11 settembre 2001 giorno fatale che ha cambiato la storia moderna e che ha causato una serie di avvenimenti che hanno riguardato il mondo intero.

Il volume è uscito a ridosso del decimo anniversario di questa tragedia immane quando gli Stati Uniti d’America per la prima volta nella loro storia furono attaccati nel loro stesso territorio. “America sotto attacco” titolavano i primi lanci di agenzia di quelle ore convulse mentre le Twin Towers simbolo del potere e dell’orgoglio americano implodevano su se stesse causando la morte di migliaia di persone. Ricordo il silenzio di New York, soprattutto lo stupore per un popolo abituato a comandare il mondo” rammenta sinteticamente Scaccia. Quando l’autrice domanda al giornalista se gli aquiloni torneranno mai a volare sopra Kabul in Afghanistan il reporter risponde “Gli aquiloni adesso volano. Ma nessuno può conoscere il futuro di questo posto magico e sfortunato, da sempre in guerra”. Forse il senso più profondo delle riflessioni di Scaccia si trovano riflesse nella foto posta all’inizio del volume che ritrae il giornalista fotografato da Enzo Baldoni, il freelance sequestrato nel 2004 a Najaf in Iraq e poi ucciso, amico e ultimo compagno di viaggio di Scaccia “un turista curioso, come lui stesso si definiva, che passava le ferie a conoscere i luoghi difficili del mondo”. Il motto di Pino Scaccia è “se non diremo cose che a qualcuno spiaceranno, non diremo mai la verità” e il suo lavoro è la testimonianza continua di tutto ciò.

Nella prefazione del libro Giuseppe Sanzotta vice direttore de Il Tempo tra le altre cose scrive “chi meglio di un inviato di guerra può aiutarci a capire questi ultimi venti anni che hanno cambiato il mondo?. Un avvincente e intenso diario di viaggio di un uomo che ama fare blogging, perché lo considera uno “spazio dell’anima”, che ha rischiato spesso la propria vita, che ha incontrato grandi personaggi, uomini e donne sconosciuti di ogni razza e religione e che si paragona al gabbiano della poesia di Vincenzo Cardarelli che “ama la gran quiete marina ma il suo destino è vivere balenando in burrasca”. Un uomo che è sempre più convinto che “questo è un mestiere che si impara a bottega”.

 

A cura di Giemme

19 Ottobre 2011  •   Davide   •   0
 
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