30 • ottobre • 2020

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Quando il bordello si chiamava lupanare

E’ si! Di lupanari, nell’antica Roma, ce n’erano e tanti. Solo a Pompei oltre cinquanta; qualcosina in più nell’Urbe. Erano solitamente concentrati nella Suburra (l’area del Circo Massimo), allineati uno via l’altro e distinti per provenienza delle ospiti: turche, siriane, palestinesi, libiche. Alcune sostavano sull’uscio lasciando intravedere qualche richiamo piccante mentre il lenone di turno elencava le “specialità” della casa. E queste sono tali e tante da far arrossire la più sfrenata delle escort. Gettonatissima era la “fellatio” (sesso orale); pratica però più costosa del classico “foufere” (fottere). Costava non meno di sei assi, circa tre euro.

Per i romani praticare il sesso era rendere omaggio alle divinità di Venere e Priapo, le munifiche Deità dell’amore. Affrancati da piacevole dono onoravano gli Dei senza tabù né costrizioni di sorta. Dunque i lupanari funzionavano a pieno regime per soddisfare una clientela, è la parola, “allupata” e con la coscienza a posto. Erano tutti personalizzati da una particolare lucerna e da falli scolpiti, ben visibili, in misure assortite. Tuttavia gli interni erano connotati da un desolante squallore: tre o più cubicoli separati da tende lacere e sudice, un letto di pietra con sopra un pagliericcio. Tutto rischiarato da una lanterna che rilasciava fuliggine evidenziando lerciume diffuso ed esaltando il lezzo dell’ambiente. I lupanari più raffinati erano a Pompei, luogo di villeggiatura e di seconde case per l’èlite romana. Ce n’è ancora uno, perfettamente conservato, che è una valida, elegante, testimonianza del vero lupanare romano. Una sala d’attesa, chiamata “ante portas”, prima di entrare … in ogni senso! Il sesso romano a Pompei, come ad Ercolano e Oplonti (l’attuale Torre Annunziata) era improntato al buon gusto della discrezione. Nessun richiamo volgare gridato o mostrato. Anzi, Veturia, una lupa nota e raffinata, ebbe un’idea geniale per sottolineare la sua presenza: incise il suo nome sulla suola dei sandali che a loro volta imprimevano sulla terra del sentiero che conduceva al prostribolo.

Il cliente, in fregole, doveva solo seguirlo. Aveva inventato il “follow me” in uso negli aeroporti. Il lupanare era un’istituzione sociale tesa a soddisfare le molteplici tendenze della sfera sessuale dei romani con assoluta, totale tolleranza. Ecco allora lupanari omosex, per schiavi, per gladiatori (frequentati da matrone in soddisfatte) ed anche per “femminielli” pressoché fanciulli. Le lupe però quelle che esercitavano nei prostriboli etero, dovevano fronteggiare perennemente la concorrenza di una significativa quota di patriziato femminile che amava camuffarsi e poi prostituirsi nei lupanari insieme all’organico presente. Questo era il passatempo preferito dalla più celebre “sciupa maschi” dell’Urbe: l’Imperatrice Valeria Messalina.

E’ vero che aveva solo 14 anni quando sposò Tiberio Claudio. E’ anche vero che l’Imperatore era calvo, claudicante e balbuziente. Ma seppur sgradevole, non era codesta realtà a spingerla al tradimento. Messalina, madre di Ottavia e Britannico, avuti da Claudio, era una pericolosa bomba di ambizione, crudeltà ed ormoni impazziti. Le testimonianze lasciate dagli storici a Svetonio, Tacito e Plinio sono assolutamente incredibili. Girava voce che, nei lupanari della Suburra, era arrivata una nuova, attraente lupa; bionda, formosa, insaziabile. Bastava chiedere di Licista per entrare in Paradiso: passionale, instancabile, disponibile per qualsiasi gioco erotico. Cominciarono a chiedersi chi fosse; finchè qualcuno non la riconobbe. Era l’augusta meretrix Valeria Messalina; il più grande, inarrivabile “troione” dell’Impero Romano! Infoiata patologica, parrucca bionda e viso impiastricciato, per puro vizio e piacere si dava a schiavi, popolani e soldataglia. Per invidia e per orgoglio arrivò a sfidare una lupa professionista di tutto rispetto, di nome Volumnia, in una gara di amplessi da consumare in una notte: Messalina ne ebbe 26 contro i 18 di Volumnia.
Ci fu festa nel lupanare e Messalina, appagata e raggiante, fu incoronata come invincibile imperatrice del sesso. Lo scandalo arrivò al popolo che, con soave leggerezza, la battezzò “utero inquieto”. Le “inquietudini” di Messalina non erano solo notturne: il giorno andava in case private e si concedeva ad amici occasionali senza neanche escludere il palazzo imperiale, dove si abbandonava a “sveltine” fugaci. Claudio, Imperatore saggio e fattivo (l’acquedotto omonimo, il porto di Ostia, la bonifica del Fucino), si trovò spiazzato dalla dissolutezza, e non solo, di sua moglie. Pur essendone innamorato, obtorto collo, cedette alle pressioni del suo entourage imperiale. Incaricò così il suo fidato consigliere Narciso di sistemare la faccenda con la dovuta discrezione. Il pomeriggio stesso, un “discreto” liberto, affondava la daga nel lussurioso ventre di Messalina. Valeria Messalina compiva 26 anni. Con buona pace del suo utero inquieto.

 

di Gian Carlo Menchinelli

15 Aprile 2010  •   Ponte Milvio Magazine Magazine  •   0
 
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