01 • novembre • 2020

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Recensioni: Robin Hood

Dieci anni dopo il grande successo del film dedicato al generale romano Massimo Decimo Meridio, la coppia vincente Scott/Crowe confeziona l’ennesimo blockbuster, narrando le gesta dell’eroe inglese vissuto a cavallo tra il XII e il XIII Secolo, prima che la sua figura si ammantasse di leggenda.  Robin Longstride, quindi, prima che diventasse il mito Robin Hood, il fuorilegge che rubava ai ricchi per donare ai poveri. Tutto ha inizio da una frase incisa dietro a un lastrone di pietra che sarà la luce guida di tutto il film: “Rise and rise again, until lambs become lions”, “Ribellarsi e ribellarsi ancora, finché gli agnelli diventeranno leoni”.

L’umile scalpellino ma con l’anima del filosofo rivoluzionario Thomas Longstride legge queste parole al figlio Robin prima di essere assassinato davanti a quest’ultimo dagli emissari del re d’Inghilterra. Robin è salvato da alcuni protettori ed è rinchiuso in un monastero, compagno fedele il suo arco. Diventato adulto, dimenticato il suo passato, è diventato un abilissimo arciere al servizio del re Riccardo Cuor di Leone (Danny Huston). Il sovrano, perfetto cavaliere medievale, è reduce dalla III crociata in Terrasanta, durata dieci anni. Il re normanno ora combatte contro la Francia di Filippo Augusto. Nel 1199 Riccardo muore in terra francese in battaglia, durante l’assedio del castello di Chalus. Robin ritorna a Nottingham, sua città natale nell’Inghilterra centrale, per onorare una promessa. Qui trova una realtà diversa da quella che aveva lasciato: il paese sta vivendo una profonda crisi economica. La cittadina è preda della carestia e della corruzione in mano all’infido Sceriffo di Nottingham (Matthew MacFayden) che vessa il popolo con tasse esorbitanti. Ma lo Sceriffo non è altro che una pedina nelle mani del doppiogiochista Sir Godfrey (Mark Strong) che trama per consegnare l’Inghilterra ai francesi. Come se non bastasse il potere centrale si trova nelle mani del nuovo sovrano, il megalomane John Lackland (Giovanni Senzaterra) (Oscar Isaac), che governa opprimendo la povera gente. Robin quindi decide di ergersi a difensore dei più deboli insieme ai suoi ex compagni d’armi, organizzando razzie contro i ricchi locali. Lady Marian (Cate Blanchett), una vedova del luogo, dapprima diffida delle motivazioni di Robin; ma quest’ultimo innamoratosi di lei la convince della sua buona fede. Marian, donna forte e determinata, per difendere le proprie terre non esita a scendere in battaglia “guerriera che cavalca e combatte accanto agli uomini”. L’Inghilterra si trova sull’orlo di una guerra civile, perché i baroni del Nord del Paese oppressi da troppe tasse si sono coalizzati contro re Giovanni mentre le navi francesi stanno per sbarcare sull’isola le loro truppe. Robin decide di impugnare le armi in nome della propria nazione. Egli ricorda il monito paterno, quella frase letta molti anni prima. Sono i sovrani ad aver bisogno dei loro sudditi e non viceversa. “Le leggi di questa terra hanno reso il popolo schiavo di questo re. Date potere a ogni uomo e acquisterete forza!”. Dopo aver contribuito in maniera decisiva a ricacciare al di là dello Stretto della Manica le navi francesi, Robin è messo al bando da Giovanni: “per i crimini di furto, per incitamento della ribellione, crimine questo punibile con la morte io lo dichiaro da questo giorno in poi un fuorilegge! Che sia perseguitato ogni giorno della sua vita!”.

Il nuovo kolossal storico ha inaugurato fuori concorso il 12 maggio scorso la 63esima edizione del Festival di Cannes. “È da più di trent’anni che sognavo di cimentarmi di nuovo nel genere cappa e spada e volevo fare il mio Robin Hood, perché il cinema non gli ha mai reso giustizia davvero”, ha dichiarato Rydley Scott. Un Robin Hood autentico rivoluzionario, carismatico e cuore intrepido, meno romantico e più violento degli altri apparsi sul grande schermo in precedenza. “Robin Hood è un personaggio emblematico, è un film che ho fortemente voluto” ha spiegato il protagonista. Per interpretarlo Crowe ha preso lezioni di tiro con l’arco fino ad arrivare a mirare e centrare il bersaglio da una distanza di quarantacinque metri. “Russell è una vera star, la sua presenza in un film è fondamentale per il successo, ha la prestanza fisica che avevano Spencer Tracy o James Cagney”.

Scott/Crowe ancora insieme dopo tanti film di successo quali, oltre al già citato Il gladiatore, Un’ottima annata, American Gangster e Nessuna verità.

Per tutta la pellicola dominano le sfumature dei colori che richiamano la terra per la quale il gladiatore della foresta si batte: verde muschio, marrone mescolato al sangue e il verde della foresta di Sherwood nel Nottinghamshire, il regno di Robin con la sua natura selvaggia e incontaminata. Fanno da contrasto le cruenti scene delle battaglie con tutte le armi di quei tempi: picche, spadoni, spade, pece bollente, scudi, macchine da guerra semoventi, clangore di ferri, urla dei feriti e grandi distese di morti, tutto reso molto verosimile. Tra i personaggi positivi citiamo i nobili di stirpe e animo Guglielmo il Maresciallo (William Hurt) e Sir Walter Loxsley (Max Von Sydow), l’anziano suocero di Marian. Le scene della battaglia finale per lo sbarco delle truppe francesi sulla costa inglese davanti alle bianche scogliere di Dover ricordano quelle dello sbarco in Normandia avvenuto durante la II Guerra Mondiale sette secoli dopo. “Mi sono ispirato a William il Conquistatore che sbarcò in Inghilterra nel 1066 con 600 golette e all’attacco fallito all’Inghilterra del Principe Philippe nel 1199. Scene difficili da girare perché la marea cambia in continuazione, avevo 200 cavalli e centinaia di comparse”. Il villaggio di Nottingham è stato ricostruito nell’Hampton Estate, nei pressi di Guildford nel Surrey in una tenuta privata con antiche querce, una foresta di abeti, un ruscello e una palude, con oltre cinquanta edifici realizzati in legno, paglia e fango per costruzioni.

Così comincia la leggenda”.

a cura di Alessandra Stoppini

 

 

21 Giugno 2010  •   Ponte Milvio Magazine Magazine  •   0
 
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