30 • ottobre • 2020

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SEBASTIANO SOMMA: teatro mon amour

Ecco, ci siamo, è da un pezzo che debbo parlarvi di questo Bellodi: Questo qui, caro amico, è uno che vede mafia da ogni parte: uno di quei settentrionali con la testa piena di pregiudizi, che appena scendono dalla nave – traghetto cominciano a veder mafia ovunque…”. Sono le parole di sua eccellenza che descrivono il Capitano dei Carabinieri Stefano Bellodi che ha il brutto vizio di cercare la verità dove la verità assume molti volti fino a diventare opaca. Il giorno della civetta, riadattato per il teatro da Gaetano Aronica, per il secondo anno in tournée nei teatri italiani approda sul palco dei Parioli Peppino De Filippo. Sebastiano Somma, valente attore di cinema, televisione e teatro, dal fascino discreto e cortese, interpreta l’integerrimo carabiniere offrendo al pubblico una recitazione misurata e di spessore restituendo al personaggio tutte le sue sfaccettature.

Orso Maria Guerrini è il padrino Don Mariano Arena galantuomo e capomafia che rappresenta l’alter ego dell’ex partigiano Bellodi. Il regista Fabrizio Catalano nipote di Leonardo Sciascia ha ricreato una Sicilia metafisica specchio delle ingiustizie e dei soprusi che avvengono ogni giorno nel mondo. Quindi sul palcoscenico non viene indagato solo il rapporto tra mafia, politica e mondo degli appalti, ma anche il problema della giustizia e la piaga dell’omertà. Il messaggio diventa universale è questa la scommessa vinta dagli interpreti tutti bravissimi, dal regista e da Gaetano Aronica. Nel romanzo pubblicato da Einaudi nel 1961, per la prima volta un autore siciliano parlava di mafia denunciando apertamente le infinite connivenze e collusioni generate dalla piovra dai mille tentacoli.

Alle 6,30 di mattina Salvatore Colasberna presidente di una piccola Cooperativa edilizia si trovava sul predellino dell’autobus fermo in piazza Garibaldi nel paese di S. ma all’improvviso fu colpito alle spalle da due colpi d’arma da fuoco. Quando il Capitano Bellodi Comandante della Compagnia Carabinieri di C. fu incaricato delle indagini, si trovò di fronte un muro di omertà. Bellodi ricostruisce con pazienza e raziocinio il meccanismo che ha portato all’omicidio del piccolo costruttore edile, ma si deve scontrare con il potere di chi nei palazzi romani regge le fila delle marionette.

Il libro più noto, più venduto e più tradotto all’estero di Leonardo Sciascia, simbolo dell’alto senso di giustizia dello scrittore, del suo impegno civile e morale ora è anche uno spettacolo teatrale acquistando in tal modo a quarant’anni dalla sua pubblicazione nuova vita e spessore. Una storia in scena sempre attuale, perché, come recita la quarta di copertina del romanzo, Stefano Bellodi è un uomo “che crede nei valori di una società democratica e moderna, contro l’immobilità d’un mondo di vecchi interessi costituiti”.

Abbiamo intervistato Sebastiano Somma durante una pausa delle prove della commedia teatrale.

Ha debuttato in Miseria e nobiltà di Eduardo Scarpetta. Che significato ha per Lei recitare in un teatro che il direttore artistico Luigi De Filippo ha dedicato al padre Peppino? Avendo cominciato con il teatro di Eduardo Scarpetta e proseguito poi con quello di Eduardo De Filippo è per me un onore avere la possibilità di portare in scena una commedia nel teatro dedicato al grande Peppino. Sono sempre stato un estimatore della figura di Peppino De Filippo al quale riconosco una levatura attoriale elevatissima. Peppino è sicuramente uno degli attori che ho amato di più insieme a Ugo Tognazzi. Attori concreti e dalle molte sfaccettature, noi che facciamo questo mestiere facciamo riferimento a personalità come queste. Peppino inoltre ha segnato la mia infanzia con la divertente interpretazione di Pappagone. Non dimentichiamo che De Filippo era l’eterna spalla di Totò. Ce n’è da raccontare su Peppino! Siamo in scena al Parioli De Filippo grazie a un caso fortuito. Infatti mesi fa avevo letto sul quotidiano Il Messaggero che Luigi De Filippo era diventato il nuovo direttore artistico del teatro. Lo chiamai e proposi sia lui sia a sua moglie Laura Il giorno della civetta che è stato accolto con grande entusiasmo. È quindi per me un onore e un piacere lavorare qui anche perché questo teatro è uno dei teatri più importanti di Roma con un glorioso e significativo passato. Due anni fa ho portato in scena insieme a Tosca D’Aquino con la compagnia diretta da Bruno Colella Io, Eduardo De Filippo omaggio alla drammaturgia di De Filippo. Chissà, magari la prossima stagione potremo portarlo proprio al Parioli De Filippo. È stato uno spettacolo che ha ricevuto grandi consensi nazionali ma non è ancora arrivato a Roma. Le commedie di Peppino meno conosciute rispetto a quelle del fratello avremo la possibilità di conoscerle meglio grazie a Luigi proprio in questo teatro a lui dedicato.

Quali sono gli aspetti principali della personalità di Stefano Bellodi che predilige? La cosa in assoluto che prediligo in Stefano Bellodi è il suo essere un personaggio scomodo. È un uomo normale, semplice, un servitore dello Stato che diventa un’anomalia in un mondo dove di normale c’è ben poco… Bellodi è la penna e il pensiero di Sciascia che cerca di contrastare i poteri forti, la mafia con le sue concussioni. L’onestà del carabiniere lo rende un eroe rispetto alla situazione di appiattimento, abbrutimento e associazionismo criminale ma Bellodi è un individuo assolutamente normale. Questo è ciò che mi piace evidenziare del personaggio. Un uomo normale con un pensiero forte che era il pensiero del suo autore. Sciascia diceva che le idee possono muovere il mondo ma le idee possono anche far paura. Purtroppo sappiamo che le associazioni criminali hanno la tendenza a bloccare, a fermare le idee.

Per quale motivo Il giorno della civetta di Leonardo Sciascia resta sempre un libro contemporaneo, che non passa mai di moda? Perché è un libro attuale. Il testo ha questo titolo perché quando il verso della civetta si fa sentire di giorno è un cattivo presagio. Il fenomeno mafioso purtroppo ancora non è stato debellato, anzi i tentacoli della piovra partiti dalla Sicilia sono arrivati fino al Nord d’Italia e in Europa. Per non parlare del resto del mondo.

Don Mariano divide l’umanità “bella parola piena di vento” in cinque categorie: “gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) piglianculo e i quaquaraquà… ”. Questa celebre frase secondo Lei rappresenta l’onore delle armi per lo sconfitto Bellodi? Sì, questa frase – sentenza si trova nel finale del nostro spettacolo. È la condanna, dopo aver reso l’onore all’uomo Bellodi, alla sconfitta dello Stato. Nel nostro spettacolo Fabrizio Catalano, nipote di Sciascia e l’autore dell’adattamento teatrale l’agrigentino Gaetano Auronica hanno voluto affidare al personaggio femminile la speranza. Rosa Nicolosi continuerà a condurre la sua battaglia personale scegliendo di restare a vivere in Sicilia.

Da qualche anno la Sua professione è dedicata principalmente al teatro, quali sono le ragioni di questa scelta? Sinceramente non ho mai abbandonato né trascurato il teatro che resta il mio primo amore. C’è forse stato un periodo lungo due o tre anni nel quale essendo più impegnato in televisione ho fatto meno teatro. Sono contento di aver ricominciato a calcare le scene del palcoscenico, perché il teatro è il luogo in assoluto dove ritrovo libertà totale di comunicazione. Lo spettatore viene a teatro ad ascoltarci, qui la parola ha veramente un peso, un alto significato. L’attore quindi si sente motivato da questo continuo confronto con lo spettatore e soprattutto con la parola.

Condivide le motivazioni dei Suoi colleghi dello spettacolo che dal 14 giugno 2011 stanno occupando il Teatro Valle di Roma? Ovviamente le condivido e ho anche partecipato a qualche incontro con il gruppo del Valle. Sostengo la loro battaglia e sono anche convinto che si possano portare i frutti di questa battaglia in molti altri teatri italiani quali per esempio il Duse di Bologna che aspetta ancora di essere riaperto. Sono ottimista sulla situazione generale dei nostri teatri, perché dovunque andiamo soprattutto in provincia otteniamo sempre un grande successo. I dati che leggo del resto sono confortanti. A Roma si fa un po’ più di fatica per una serie di motivi, innanzitutto per la grande offerta, la crisi economica, la difficoltà di trovare parcheggio, ecc…  Nel quartiere dove abito a nord di Roma sono stati rinnovati alcuni teatri tra i quali il Teatro Cassia gestito da Pino Quartullo e il Teatro Patologico fondato dall’attore e regista Dario D’ambrosi nel quale lavorano attori diversamente abili.

 

di Alessandra Stoppini

6 Febbraio 2012  •   Davide   •   0
 
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