23 • ottobre • 2020

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Social responsibility: L’Aja 2010: il punto della situazione sulla lotta al lavoro minorile

 

 

Allo stato attuale, circa 215 milioni di minori nel mondo sono costretti a lavorare per sopravvivere; di questi circa 115 milioni sono impiegati nelle cosiddette forme peggiori di lavoro minorile.

Il recente rapporto dell’ILO, intitolato Accelerating action against child labour (accelerare le attività contro il lavoro minorile), rilasciato poco prima della Conferenza globale, mostra che sebbene il lavoro minorile continui a diminuire, vi sono fondati timori per cui la crisi economica possa frenare i risultati raggiunti e rappresentare un alibi per mettere in secondo piano tale priorità.

Rispetto al precedente rapporto del 2004 il numero di bambini lavoratori compresi nella fascia di età 5-14 anni è diminuito del 10% e quello di bambini impegnati nelle forme peggiori della stessa fascia di età è del 31%. La situazione peggiore si trova nell’Africa sub-Sahariana dove 1 minore su 4 di età compresa tra i 5 ed i 17 anni è un lavoratore; in Asia 1 bambino su 8; in Sud America 1 bambino su 10.

La lotta al lavoro minorile è fondamentale per la difesa dei diritti umani e dei diritti dell’infanzia; è infatti inaccettabile che vi siano milioni di bambini cui siano preclusi il gioco e l’istruzione.

Per cercare di divulgare questo messaggio anche ai non addetti ai lavori, quest’anno la giornata mondiale della lotta al lavoro minorile fissata, come sempre dal 2002, il 12 giugno, ha scelto uno slogan d’effetto “Facciamo goal eliminando il lavoro minorile”, chiaro riferimento ai Campionati Mondiali di Calcio in Sudafrica … nell’occasione di una manifestazione che esalta, accomuna ed appassiona milioni di persone, occorre ricordare che ci sono altrettanti milioni di bambini che non possono giocare.

 

Forme Peggiori di lavoro Minorile

Con il termine di “forme peggiori di lavoro minorile” si intende, secondo la definizione dell’ILO (International Labour Organization), l’utilizzo di minori in pratiche come il lavoro forzato, il traffico di esseri umani, la schiavitù, la prostituzione, la pornografia, il reclutamento (volontario o forzato) in conflitti armati.

 

Dichiarazione dei Diritti del Fanciullo

La Dichiarazione dei diritti del Fanciullo è stata approvata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989 e ratificata dall’Italia con legge del 27 maggio 1991, n. 176.

Articolo 27 comma 1: Gli Stati parti riconoscono il diritto di ogni fanciullo a un livello di vita sufficiente per consentire il suo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale e sociale. (…)

Articolo 28 comma 1 fanciullo: Gli Stati parti riconoscono il diritto del fanciullo all’educazione (…)

Articolo 29 comma 1: Gli Stati parti convengono che l’educazione del fanciullo deve avere come finalità: a) favorire lo sviluppo della personalità del fanciullo nonché lo sviluppo delle sue facoltà e delle sue attitudini mentali e fisiche, in tutta la loro potenzialità; b) sviluppare nel fanciullo il rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e dei principi consacrati nella Carta delle Nazioni Unite; c) sviluppare nel fanciullo il rispetto dei suoi genitori, della sua identità, della sua lingua e dei suoi valori culturali, nonché il rispetto dei valori nazionali del paese nel quale vive, del paese di cui può essere originario e delle civiltà diverse dalla sua; d) preparare il fanciullo ad assumere le responsabilità della vita in una società libera, in uno spirito di comprensione, di pace, di tolleranza, di uguaglianza tra i sessi e di amicizia tra tutti i popoli e gruppi etnici, nazionali e religiosi e delle persone di origine autoctona; e) sviluppare nel fanciullo il rispetto dell’ambiente naturale. (…)

 

Di Antonia Coppola

20 Luglio 2010  •   Ponte Milvio Magazine Magazine  •   0
 
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