26 • ottobre • 2020

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Un ex avvocato sul palcoscenico

 

Massimiliano Buzzanca è un simpatico e talentuoso cinquantenne, perché “l’età anagrafica non conta, conta come ti senti e l’amore e la comprensione della persona che ti sta accanto”. Dopo aver abbandonato definitivamente nel 2001 la professione forense, con tanto di studio avviato (“era un antico sogno di mio padre Lando”), Massimiliano si è gettato anima e corpo nel mestiere che più gli si addice, che sente come suo: quello di attore. “Papà quando l’ha saputo non mi ha parlato per circa nove mesi, poi una sera dopo aver guardato una fiction in televisione alla quale partecipavo, inaspettatamente mi ha chiamato dicendomi: bravo, mi hai convinto! Hai la mia benedizione!”. Del resto Massimiliano a soli 11 anni sarebbe stato in grado di sostituire il celebre e stimato Lando nientepopodimeno che… sul palco del Teatro Sistina! L’attore ci racconta questo episodio della sua infanzia con un pizzico di orgoglio e commozione per farci capire quanto sia profondamente radicata in lui la passione per lo spettacolo. Da quel giorno sono trascorsi molti anni e Buzzanca con tenacia prosegue nel suo cammino professionale dividendosi tra cinema, teatro e televisione. “Sono un cane sciolto, mi vanto di non appartenere a nessun clan, ho intrapreso una sfida con me stesso e la vincerò!”.

Massimiliano sei nato e cresciuto all’interno di una famiglia nella quale si respirava il sacro fuoco dell’arte… è stato questo il volano della tua passione? Ho cominciato a vedere i film con papà a fianco da quando avevo 6 anni. Papà mi diceva: “guarda quest’attore come si muove, osserva questa immagine e questo movimento di camera… ” come puoi pretendere che un ragazzino che è cresciuto in questa maniera possa avere in testa un altro modo di vedere un film o uno spettacolo teatrale? Lì ho incominciato a imparare l’arte della recitazione e tutti i segreti di questo mestiere. Una volta che hai iniziato da piccolo porti per sempre dentro di te questa esperienza.

Che ricordi conservi del tuo debutto teatrale nel 2001 in Novecento, testo liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Alessandro Baricco? Il mio vero debutto è stato ne I Leader di Schumann al Ridotto del Teatro Colosseo un testo molto divertente e comico. Mio padre venne a vedermi alla prima, per paura che mi potessi emozionare è voluto entrare a spettacolo già iniziato. Il problema di questo spettacolo è che… inizia con noi attori che arriviamo in palcoscenico al buio con una piccola candela dicendo le prime battute. A un certo punto si sentì il rumore di un capitombolo accompagnato da un’esclamazione “ma porca miseria!”. Una delle attrici si girò e mi domandò “ma chi è?”. Ed io “non ti preoccupare è mio padre… ”. Il pubblico iniziò a ridere e la scena s’illuminò e noi restammo così e poi incominciammo a girare ridendo e da lì iniziò lo spettacolo. Per quanto riguarda Novecento, testo complicato tratto da un libro di Alessandro Baricco, nel finale della commedia c’è Novecento che parla di tutto quello che ha lasciato per vivere tutta la sua vita all’interno della nave e nel discorso fa una dedica a tutti i suoi amici. Quella sera in teatro c’era Andrea il mio più caro amico. Avevo deciso di dedicare a lui questo momento molto commovente quindi, mentre parlavo, lo guardavo ma Andrea imbarazzato si mise a ridere e a quel punto veniva voglia di ridere anche a me, ma ovviamente non potevo! Quel momento così intenso e particolare rischiava di trasformarsi in una comica! In questo periodo stiamo trasformando Novecento che è un monologo in uno spettacolo teatrale con movimenti coreografici nuovi con un balletto.

Tra le tante interpretazioni paterne quale preferisci? Sono affezionato al film Il sindacalista (1972) regia di Luciano Salce, un’interpretazione paterna che mi ha sempre commosso. È la storia di un operaio che crede talmente tanto nel sindacato che senza accorgersene diventa un sindacalista giallo (il sindacato giallo è una organizzazione sindacale che si ritiene di fatto asservita al datore di lavoro, o ad altri soggetti i cui interessi sono contrapposti a quelli dei lavoratori). Il film termina con il personaggio di papà che viene picchiato dagli altri operai. Ricordo Divorzio all’italiana, (1961) il debutto di Lando Buzzanca con il regista che più ha amato in assoluto: Pietro Germi. Germi avrebbe voluto mio padre come protagonista di Alfredo, Alfredo (1972) (interpretato da Dustin Hoffman) ma allora lui aveva già firmato un contratto per girare un film e non potette liberarsi. Germi adorava papà e papà adorava Germi. In Sedotta e abbandonata (1964) di Pietro Germi la scena della pistola vale tutto il film. Pensando alle pellicole più recenti di mio padre mi viene in mente I Vicerè (2007) di Roberto Faenza. Lì papà è bravissimo, perché… ha fatto se stesso quando è in casa! Ci sono alcune scene nelle quali mio padre ha degli atteggiamenti che mio fratello ed io abbiamo riconosciuto come quelli che assumeva con noi in famiglia. Ci ha educato in una maniera molto formale, seria. Papà ha interpretato sempre dei personaggi a tutto tondo prendendo in giro una certa tipologia di uomo che del resto ancora esiste. Da quando faccio l’attore io e mio padre ci sentiamo ancora più vicini su tante cose.

Essere “figlio d’arte” in un paese come l’Italia aiuta nello svolgimento della propria affermazione personale? Ho scoperto di sì, ero convinto di no… Mio padre mi ha più volte ripetuto: “tu avrai il botto, una grande affermazione quando io non ci sarò più”. Nelle stanze di chi decide, sia in Rai sia a Mediaset, quando hanno davanti una lista di nomi prima di prendere Massimiliano Buzzanca ci pensano bene… I primi anni che facevo questo mestiere andavo a fare i provini e mi dicevano: “sei bravo! Ma il ruolo prevede 2 pose, come faccio a far fare al figlio di Lando Buzzanca solo 2 pose? Mi dispiace non ti posso prendere!” Oppure “sei bravo, io te lo farei interpretare il protagonista ma hai il cognome e non hai ancora il nome…” Ero inadatto a fare sia le piccole cose sia le grandi. Un bel giorno ho detto a un regista “fermati. Mi tratti come se fossi Alfonso Rossi? Mi prenderesti se mi chiamassi così?” Il regista ha annuito. “allora me fai firmà il contratto, per favore?” Ora sto aspettando che qualcuno si accorga che posso fare l’antagonista o il protagonista di una serie televisiva, o se non il protagonista, il principale di serie (tipo Mimì Augello/Cesare Bocci del serial Il commissario Montalbano tratto dai romanzi di Andrea Camilleri) che ti serve per entrare nel cuore dei telespettatori.

Cinema, teatro e televisione, quale di queste tre branche dello spettacolo senti a te più congeniale? Certamente il teatro, perché quando reciti dal vivo hai davanti il pubblico e lo senti. Se dopo lo spettacolo entrano nel camerino non solo i parenti e gli amici ma anche lo spettatore che non ti ha mai conosciuto e ti fa i complimenti, beh… sono soddisfazioni!

Sotto er cielo de Roma, bella commedia musicale scritta da Silvestro Longo, regia di Claudio Meloni, che ricorda un momento cruciale della nostra storia. Qual è il segreto del successo di questo spettacolo? Le musiche di Alberto Laurenti e i testi delle musiche che sono di Silvestro Longo (entrambi magnifici). Un ottimo copione di base scritto a quattro mani da Longo e Sergio Iovane che Claudio Meloni, il regista e coreografo della commedia musicale, ed io, in sede di messa in scena, abbiamo contribuito a migliorare con quelle “piccole” aggiunte e quei “piccoli” tagli che sono serviti a snellire la commedia e a rendere i personaggi più veri e simpatici, di quanto non fossero già sulla carta… La trama del musical, scritta come scrivevano le commedie musicali la ditta Garinei & Giovannini, si svolge tra l’8 settembre 1943 e il giugno del 1944 quando Roma è stata liberata dagli Alleati. È uno spettacolo romantico, un Rugantino di metà Novecento dove c’è di tutto: la guerra e l’amore.

Sei nato e vivi a Roma. Parafrasando il titolo del film di Paolo Sorrentino. Qual è la “grande bellezza” della nostra capitale e c’è un luogo di Roma al quale sei più legato? Amo i vicoli di Roma ma impazzisco per il Foro, perché sono un appassionato della Roma antica. La nostra città è anarchica, noi romani siamo un po’ troppo irrispettosi nei confronti degli altri, non abbiamo senso civico. L’Urbe va salvaguardata e a noi cittadini spetta questo compito con i nostri comportamenti perché la nostra città è la più affascinante e seducente in assoluto. È questa per me “la grande bellezza” di Roma.

Quali sono i tuoi progetti professionali futuri? Credo che per me sarà un’estate di lavoro, ho parecchie cose in ballo…

SCHEDA

Massimiliano Buzzanca è nato a Roma il 31 maggio 1963. Laureatosi in giurisprudenza, ha esercitato la professione di avvocato fino al 2001 per poi dedicarsi esclusivamente al mondo dello spettacolo. Per il cinema ha interpretato: The Second coming regia di Guido Marconi (2002), Il monastero, regia di Antonio Bonifacio (2003), L’allenatore nel pallone 2, regia di Sergio Martino (2007), Il figlio più piccolo, regia di Pupi Avati (2009), Chamber Film – Interno giorno, regia di Tommaso Rossellini (2010), con Fanny Ardant e Kyla Chaplin, Da che parte è la notte, regia di Stefano Arquilla (2011). Per la Tv è stato tra gli interpreti delle fiction di Raiuno Regina dei Fiori (2004) regia di Vittorio Sindoni, Rino Gaetano (2006) regia di Marco Turco, Don Matteo 6 (2007) e La vita che corre (2012) entrambi diretti da Fabrizio Costa, L’inchiesta (2007) di Giulio Base, Puccini (2008) nel ruolo di Ruggero Leoncavallo e Ho sposato uno sbirro 2 (2009) entrambi diretti da Giorgio Capitani, Una madre (2008) di Massimo Spano, Cugino & Cugino (2010) di Vittorio Sindoni, Dove eravamo rimasti (2012) di Ricky Tognazzi sulla vicenda umana e giudiziaria di Enzo Tortora. Per Raidue ha preso parte alle serie Incantesimo 7 (2004) e Coral Bay (2004) di Marco Limberti. Per Canale 5 ha partecipato a Fratelli Detective (2011) con Enrico Brignano per la regia di Rossella Izzo e a Carabinieri (2003). È stato Guidobaldo da Montefeltro ne I Borgia (2006) regia di Antonio Hernandez. Per quanto riguarda il teatro ha esordito nel 2001 con Novecento, regia di Sergio Ammirata. I tre operai (2003), regia di Enrico Bernard, il Musical Una Volta nella Vita (2005), regia di Luigi Galdiero, Io e Peter Pan (2006), regia di Cristiano Vaccaro, I Leader di Schumann (2007), regia di Francesco Piotti, I Menaechmi (2008), regia di Livio Galassi, Confessioni (2007) regia di Francesco Piotti, La Tredicesima fatica di Ercole (2009-2010), regia di Sergio Ammirata, Il Brigante (2010), regia di Claudio Meloni. Il Musical Sotto er cielo de Roma (2009-2010), regia di Claudio Meloni.

di Alessandra Stoppini

11 Giugno 2013  •   Davide   •   0
 
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